Napoli #0 (non la possono capire tutti)

Qualche mese fa Antonio Menna, uno scrittore mio conterraneo, pubblicò sul suo blog un post in cui sosteneva, in toni ironico-sarcastici, che i napoletani non devono viaggiare. L’articolo mi colpì molto, un po’ come può fare un pugno allo stomaco sferrato da un pugile mentre sei distratto. Evidentemente, colpì anche molti altri, perché ricevette migliaia di condivisioni e commenti, e qualche insulto. Mi trovai largamente d’accordo anche con le risposte che l’autore diede alle critiche; risposte che, a mio modo di vedere, si riassumevano bene in due affermazioni: “amo questa città” e “se sollevi una questione, sei tu la questione”. Il punto mi sembra proprio questo: amare la propria città, secondo me, non ha nulla a che vedere con il parlarne bene e, viceversa, evidenziare i problemi non deve essere in alcun modo da censurare, soprattutto se nasce da quello che è fondamentalmente un atto d’amore: il grido di dolore di un figlio che vede la propria terra in agonia. La questione ha un esempio lampante nella figura di Roberto Saviano, il quale, che piaccia o no, sta sacrificando la propria vita e la propria libertà ad una denuncia, il cui motore non è e non può essere altro che l’amore per la propria terra e la volontà di vederla riscattata dai mali terribili che la affliggono. Eppure, per alcuni, il problema è lui, è il fatto che abbia portato a galla certe questioni, e che abbia reso più difficile contrapporre la retorica della pizza e del mandolino al luogo comune (altrettanto deteriore) del degrado e della criminalità padrona.

Io ho un po’ viaggiato, ho a lungo inseguito l’obiettivo di emigrare. Posso sfatare molti miti sui popoli del centro-nord Europa, in base alle mie esperienze, perché, ad esempio, ho stretto amicizia con grande faciltà con tedeschi, danesi e francesi, e li ho trovati ospitali. Però, anche, ricordo le scritte sui tornanti del passo dello Stelvio, nella lontana estate del 1990, quando i miei occhi bambini leggevano Napoli campione d’Africa, Viva l’Apartheid. E ricordo la brava maestra di una scolaresca in visita al delfinario di Rimini, che, per tenere a bada i propri studenti, li ammoniva dicendo “non fare il napoletano”. Questo a Napoli, cari amici, lasciatemi pure essere retorico, non succede. Napoli è la città in cui ti capita di fermarti a parlare con un senegalese che, di rito, ti chiama “fratello” o “my friend” per venderti un braccialetto, e finisce che te lo regala perché vi siete messi a parlare in varie lingue, e lui ti ha raccontato della sua terra, e ti ha detto che, se ti va di andare a visitarla, ti procura lui un alloggio ai prezzi di lì, prezzi stracciati. Napoli è anche la città in cui puoi trovarti bloccato a notte fonda dal coglione strafottente di turno che ha parcheggiato in doppia fila per mangiarsi il dolce al Bar Riviera, e se ti ribelli non si mortifica, non ti chiede scusa: s’incazza. Ma Napoli è la città in cui un giorno ti sprofonda il pavimento sotto il letto, e tu ti trovi steso in un anfiteatro romano, che era rimasto nascosto per secoli sotto il livello stradale, e il prossimo tour di Napoli Sotterranea passerà per casa tua, la guida sposterà il letto, aprirà la botola che ci avrai costruito e condurrà i visitatori in un mondo al di sotto del mondo, in un tempo all’interno del tempo. E Napoli è il luogo dove finalmente, alle soglie del terzo millennio, si progetta la costruzione di una seconda e terza linea di metropolitana e i lavori si prolungano per un decennio oltre la consegna prevista, complice anche il ritrovamento di un antico porto romano tredici metri sotto il livello stradale.

Napoli è fatta a strati, sia fisicamente che metaforicamente. Si potesse fare un carotaggio della sua essenza, trovereste la Napoli moderna, quella borbonica, quella romana, quella greca; trovereste una scorza amara e puzzolente, uno strato duro come la pietra, di dolore, un interno morbido, malleabile, magmatico, di storia, di ricordi, di filosofia di vita senza coerenza, di bellezza.

Ho vissuto tutta la mia vita qui, e non so decifrarla. Non so se esista un quadro d’insieme o se sia solo un mosaico che è andato in frantumi, le cui tessere conservano l’antico splendore ma non restituiscono più alcuna immagine. Quello che so, però, è che quelle tessere possono ancora riflettere la luce in mille modi inattesi, essere come specchi o assorbire, opache, ogni radiazione. Che il disegno ci sia o no, possono bucarti gli occhi e il cervello.

E io adesso vorrei che qualcuno, che non sia nato qui, mi dicesse se Marcello Mastroianni non era solo quando esaltava l’umanità di Napoli. Se aveva ragione, se è ancora così.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Diario di bordo e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

8 risposte a Napoli #0 (non la possono capire tutti)

  1. ludmillarte ha detto:

    ti rispondo con le parole di Elsa Morante: “Napoli è tante cose, e molti sono i motivi per cui la si può amare o meno, ma soprattutto Napoli è una grande capitale, ed ha una stupefacente capacità di resistere alla paccottiglia kitsch da cui è oberata, una straordinaria possibilità di essere continuamente altro rispetto agli insopportabili stereotipi che la affliggono.”

    • swannmatassa ha detto:

      L’ultima frase manifesta splendidamente un dono della sintesi che io non ho (basti pensare che ho nelle bozze già altri due post su Napoli, e ancora non riesco a dire quello che voglio dire)

      • ludmillarte ha detto:

        mi piace come scrivi e mica bisogna essere necessariamente sintetici. ad ognuno il suo stile. a volte le idee hanno bisogno di sedimentare, restare un po’ lì, ma ci riuscirai 🙂

        • swannmatassa ha detto:

          Intanto però avrò ammorbato chiunque si trovi a passare con un mare di post 😀

          • ludmillarte ha detto:

            ma lascia perdere! c’è chi riesce a pubblicarne una dozzina al giorno! 😉
            (sono passata da Napoli,ma non ho potuto fermarmi. sono certa sia una città dai mille colori, come canta Pino Daniele. ti confesso che a volte viene da domandarsi come tanti napoletani possano viverci per tutto ciò che si sente in tv, ma allo stesso tempo ne sono attratta per le sue bellezze e per la sua gente dal cuore grande, per la sua storia complicata, ma colma di passione. scrivi, scrivi! 🙂 grazie che è un piacere leggerti)

          • swannmatassa ha detto:

            saranno grafomani (e poi anche volendo non avrei il tempo di scriverne una dozzina al giorno). Grazie a te, a me piace leggere commenti così. E comunque i post sono scritti, mi devo solo decidere a pubblicarli, ché se li rileggo non mi piacciono più.

  2. ecoarcobaleno ha detto:

    Io abito in provincia e non conosco bene Napoli, ma conosco le sue contraddizioni le impersonifico in un certo senso…
    Come primo paragone mi viene il legame che abbiamo con i nostri genitori, sapete quell’inscindibile mix di amore odio ecco forse è quello che ci lega atavicamente anche al territorio d’origine e chi ha un minimo di lucidità e maturità riesce a cogliere i difetti senza farsi accecare solo dall’amore. Non dico altro faccio parlare Pino Daniele “Napul’è”.

    Napule è mille culure
    Napule è mille paure Napule
    è a voce de’ criature
    che saglie chianu chianu e
    tu sai ca nun si sulo.
    Napule è nu sole amaro
    Napule è addore ‘e mare
    Napule è ‘na carta sporca
    e nisciuno se ne importa e
    ognuno aspetta a’ ciorta.
    Napule è ‘na cammenata
    inte viche miezo all’ato
    Napule è tutto ‘nu suonno
    e ‘a sape tutti o’ munno ma
    nun sanno a verità.
    Napule è mille culure
    (Napule è mille paure)
    Napule è ‘nu sole amaro
    (Napule è addore e’ mare)
    Napule è ‘na carta sporca
    (e nisciuno se ne importa)
    Napule è ‘na camminata
    (inte viche miezo all’ato)
    Napule è tutto nu suonno
    (e a’ sape tutti o’ munno)

  3. ecoarcobaleno ha detto:

    scusate, sopra il video non si vede ci riprovo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...