[The Others] Volersi bene…amarsi un po’

Oggi mi diverto. Perché sul mio blog compare un articolo che io non avrei mai scritto, con un titolo che io non avrei mai assegnato (e non mi piace neanche Battisti). È un post che mi ha mandato ecoarcobaleno, scritto apposta per la sezione “the others”, e questo è bello, perché lei ha un blog suo, e avrebbe potuto pubblicarlo lì, ma ha preferito condividerlo sul mio. Ed è ancora più bello perché, come dicevo, è un post non-mio, che quindi mi (ci) presenta un punto di vista e uno stile diversi dal solito, uno stile “altro”. Quello che serve per “the others”. Eccolo qui:

Amarsi un po’
è come bere
più facile
è respirare.

Basta guardarsi e poi
avvicinarsi un po’
e non lasciarsi mai
impaurire no, no.

Amarsi un po’
è un po’ fiorire
aiuta sai
a non morire.

Senza nascondersi
manifestandosi
si può eludere
la solitudine
però, però volersi bene no
partecipare
è difficile
quasi come volare

Ma quanti ostacoli
e sofferenze e poi
sconforti e lacrime
per diventare noi
veramente noi, uniti
indivisibili,
vicini ma irraggiungibili.

Volersi bene… amarsi un po’
Siamo individui, detta così sembra semplice tutto già dato e già fatto. Abbiamo un corpo dalla nascita che segna i nostri confini, che è al nostro servizio, occhi che ci fanno vedere, mani che ci fanno toccare, braccia che ci fanno abbracciare, piedi che ci fanno correre e camminare… un cuore che ci fa amare, una mente che ci fa apprendere, capire e ricordare…
Ma nulla poi alla fine è così semplice e definito. Ci sono fili sottili che ci intrecciano l’uno all’altro spesso più forti di catene d’acciaio.
La verità poi però è che il nostro corpo non ci basta, la nostra meta non ci basta siamo sempre lì ad anelare, a sognare qualcosa di uguale e diverso da noi, qualcosa di più e assolutamente mai in meno. Ma chi ha il bilancino per fare questi contrappesi, chi ci insegna tutto ciò, chi ci aiuta a scegliere?
Alla fine siamo soli nelle scelte, soli coi nostri pensieri, soli con le nostre responsabilità, soli con le nostre emozioni, soli coi nostri dubbi e con forse quelle poche ineffabili certezze. È sempre nostra la libertà e la responsabilità delle scelte anche se poi spesso ci facciamo condizionare da paure, limiti, falsi miti, giustificazioni a gogò, sempre per pararci il culo, per rimandare le scelte inevitabili… ma la vita prima o poi ci presenta il conto forse con gli interessi, forse con lo sconto, forse avremo il coraggio e la forza di pagarlo, forse no…
Domande che m’inseguono, certezze che ormai forse per fortuna non cerco più, so solo che per avere una parvenza di vita bisogna reagire prontamente, pensando al futuro non starsene in paludi d’emozioni, di paure e di ricordi. L’immobilismo è il più grande crimine verso noi stessi e verso la vita. Certo ciò non significa che non ripeterò più gli stessi errori, che non sarò assalita di nuovo da dubbi e paralisi, nulla è dato e certo per sempre, ma prometto a me stessa che ascolterò sempre ciò che il cuore mi grida, che non soffocherò più quelle voci qualsiasi cosa abbiano da dirmi…

Queste consapevolezze giuste o sbagliate che siano non sono tutta farina del mio sacco come ogni cosa nella vita nel bene e nel male. Giunge il momento dei ringraziamenti a me stessa per la lotta che ho intrapreso dalla nascita alla ricerca passo dopo passo di un po’ di chiarezza, consapevolezza, comprensione, empatia e condivisione, mi perdono per i passi falsi, per le cadute, per i salti all’indietro che hanno poi portato anche se lentamente a quelli in avanti. Ringrazio tutti coloro che hanno speso una parola per rispondere ai miei dubbi ed anche e soprattutto quelli che hanno risposto con i silenzi, a quelli che non mi hanno mai capito e neanche ci hanno provato, a quelli che si sono sforzati pur non riuscendoci, d’altronde non biasimo nessuno di loro, ammetto la difficoltà io stessa.

Ringrazio le letture, gli sguardi e le vite che ho incrociato e mi hanno incrociato, gli artisti e le arti in ogni forma ad iniziare dalla meravigliosa arte della natura ed a continuare all’infinito che c’è dentro ognuno di noi, è da questa commistione che nasce ogni forma d’arte e di vita, direi che questi termini possono essere usati come sinonimi.

Ci tengo a fare riferimento esplicito a tre testi che ho letto negli ultimi mesi, l’ordine che propongo è l’ordine in cui li ho incontrati, scoperti e letti. Sono testi ognuno a modo suo sconvolgente, perché comunque ha dato vita a nuove riflessioni, mi ha fatto scoprire cose nuove, ne ha fatto riemergere altre celate, tutti hanno magicamente illuminato e colorato nuovi tasselli di consapevolezza.
Il primo testo è: “Crux Christi Serpentis” di Claudio Marucchi.
Non sono una cultrice delle lettura delle Sacre Scritture, né un’esperta di teologia, ma il leggere questo testo mi è servito per avere conferma ad un’idea che già era un po’ mia e cioè il fatto che la religione è un bisogno dell’essere umano al pari della meditazione. Infatti, ho assistito alla presentazione di questo libro da parte dell’autore Claudio Marucchi, il quale fece l’esempio folgorante del fatto che la meditazione secondo lui è nata proprio nel momento in cui l’essere umano in contemplazione ad es. davanti ad un paesaggio in cui si perdono all’infinito mare e cielo nella linea dell’orizzonte ed irrimediabilmente quell’infinito in cui perdersi si ritrova poi nell’infinito perdersi dentro di noi.
Un esempio del fatto che le religioni così come i miti nascono da archetipi comuni sta nel fatto che in molte religioni ricorrono leggende che hanno come elementi in comune ad es. l’acqua.
Mi scuso con l’autore per la misera sintesi, testo impossibile da sintetizzare, ma assolutamente da leggere per innumerevoli e sconvolgenti motivi.

Il secondo testo è “La mente biologica, psicologica e sociale” di Roberto Benini .
Questo autore ha scritto diversi libri sui bisogni che ogni individuo ha, sta ad ognuno di noi imparare a leggerli a riconoscerli in cerca di un equilibrio sommario e perenne che ci faccia rispettare tutte le nostre sfere che sono appunto a grandi linee quella biologica, psicologica e sociale. È un interessante punto di vista nuovo appunto che cerca di abbracciare a 360 gradi le interazioni e dimensioni umane facendo in modo che non vi siano pregiudizi nei confronti di una sfera rispetto all’altra perché noi appunto siamo tutte queste dimensioni interconnesse.

Il terzo testo è: “A Tu per Tu con la Paura”, Vincere le proprie paure per imparare ad amare di Krishnananda, Amala.
La paura non è mai l’origine è solo la conseguenza di tanto altro che c’è sotto e questo libro aiuta un po’ a comprendere i meccanismi lontani, inconsci e in apparenza imponderabili che vi sono alla base.
Prima avevo paura dei repentini cambi d’umore, mi dicevo ma com’è possibile passare dall’allegro al malinconico nell’arco di poche ore per non dire minuti. La risposta è semplice siamo vivi, siamo aperti a ciò che ci giunge da dentro e fuori di noi, siamo fatti di pensieri di emozioni di gesti e atti empatici, saremo pure individui, ma non siamo isole, non siamo soli e soprattutto non siamo dati per sempre.

Un’intera vita per imparare ad amarci, rispettarci ed ascoltarci e forse solo chi ci prova perennemente può anche amare gli altri, l’universo che lo circonda e provare a comprendere e rispettare ogni creatura.
La paura anche quando sembra lontana ritorna a trovarci a tradimento, ma se si è imparato a riconoscerla riusciamo anche ad arginarla prima che si trasformi in rabbia inconsulta, in dolore lancinante, in deserto dell’anima, in solitudine arida e spocchiosa.
A volte è così difficile spiegare agli altri i nostri pensieri, le nostre idee ed è fin troppo facile cadere vittime di pregiudizi, di semplificazioni che aiutano a vivere meglio a sentirsi meno responsabili, a faticare meno.

Ma se tutti ricordassimo che siamo esseri umani, con pregi e difetti, che siamo tutti potenzialmente assassini ed eroi… siamo uno nessuno e centomila di pirandelliana memoria.

ecoarcobaleno

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14 risposte a [The Others] Volersi bene…amarsi un po’

  1. ecoarcobaleno ha detto:

    Grazie a te Swanmatassa per l’ospitalità,
    il mio post è più che altro un pretesto per buttare lì alcuni titoli di testi che ho letto, testi certo non facili e non scontati, infatti alla fine mi verrebbe da dire che siamo davvero in tanti in questo post 🙂
    più “The others” di così 🙂

    • swannmatassa ha detto:

      Ahahaha, verissimo!
      Colgo l’occasione per estendere e spiegare quanto detto nell’intro: io non credo molto nei “testi rivelatori”, anche se (in apparente contraddizione) sono fermamente convinto del fatto che “l’incontro” con certi libri ci possa cambiare repentinamente l’esistenza (ma non sono quasi mai dei saggi, e mai libri che si propongono di cambiarcela!). Inoltre ho un rapporto conflittuale col concetto di meditazione, nonché con la psicanalisi. Non posso negare di essere fortemente influenzato dalla mia formazione scientifica e di avere una concezione molto “meccanicistica” della realtà. Ho anche un cattivo rapporto con le parole “voler(si) bene” e amar(si), anche se le uso con una frequenza molto prossima alla media (il che non cessa mai di disturbarmi). Questi sono alcuni dei motivi per cui non avrei mai scritto questo post. Ma questi sono anche i motivi per cui mi fa piacere leggerlo (e ospitarlo)

  2. shootanidea ha detto:

    Strano questa cosa, comunque questa canzone è talmente stupenda che ogni pretesto si riduce a zero.

    • swannmatassa ha detto:

      strano cosa?
      Pensa, a me invece questa canzone non piace. Però mi piace che stimoli riflessioni come quella finale: “è fin troppo facile cadere vittime di pregiudizi, di semplificazioni che aiutano a vivere meglio a sentirsi meno responsabili, a faticare meno. Ma se tutti ricordassimo che siamo esseri umani, con pregi e difetti, che siamo tutti potenzialmente assassini ed eroi…” Questo sì, mi piace.

      • shootanidea ha detto:

        No mi riferivo a tutti i giri che ci sono voluti per vedere pubblicato questo video sul tuo profilo, a quello semplicemente. A quel testo sono particolarmente legato, a quasi tutti i testi di Mogol poi messi in musica da Battisti ho riservato un posto speciale nel mio grande cuore.

        • swannmatassa ha detto:

          Ah sì, quello è strano, ed è uno dei motivi per cui sopra ho scritto che è divertente (le cose strane e inconsuete di solito mi divertono). So che il duo Battisti-Mogol significa molto per tante persone, solo, io non sono fra quelle. Lieto però che tu lo sia, e abbia potuto giovartene!

      • ecoarcobaleno ha detto:

        ora non vorrei togliere meriti alla canzone, ma la riflessione non è merito del brano, ma mi verrebbe da dire è frutto di tutta una vita di lotte e di osservazione dei limiti miei e dei miei simili 🙂
        stasera mi hanno chiesto tu che religione pratichi? premettendo che ultimamente sono un pò allergica a tutte le definizioni sono soddisfatta della mia risposta come non mi capitava da un bel po’ 🙂
        Ho risposto pratico la religione del rispetto per me stessa, per gli altri e per la natura.
        Ecco il mio sogno sarebbe che fossimo in tanti a rispondere così e non perché è stata la mia risposta, ma per ciò che rappresenta…

    • ecoarcobaleno ha detto:

      Anch’io sono felice che tu sia legato a questa canzone, io invece ho una memoria alquanto pigra specie per quel che riguarda le canzoni e non ho cantanti preferiti, ne canzoni che conosco a memoria, però mi giunse alla mente la frase “amarsi un po’” da una ricerca su youtube trovai la canzone ed eccola qui 🙂 era nascosto in qualche angolo della memoria ed è venuta fuori in quel momento, poi l’ho ascoltata ed ho capito che aveva il suo perchè l’essermi ricordata di quella frase 🙂

  3. ecoarcobaleno ha detto:

    Mannaggia a te hai buttato tanti sassolini, peggio di me nel post che sono passata dai documenti storico religiosi che alla fine mi hanno sconvolto perchè ci sono seri riscontri di riti orgiastici agli albori del cristianesimo…argomento complesso quella della meditazione che non sono certo io la persona giusta a doverne tessere le lodi, ma posso dire ciò che per me la meditazione è un pò a cavallo tra il dialogo interiore e la preghiera, è un ri-flettere su di sè e sulla vita.
    Devo renderti partecipe del fatto che la psicoanalisi ormai è ampiamente superata, è l’approccio bio-psico-sociale è uno di quelli più complessi e multifattoriali che io conosca, (sottolineo che non sono psicologa), anche qui mi fermo 🙂
    Non so cosa intendi per concezione “meccanicistica” della realtà, se come intendo io è un rapporto lineare di causa-effetto allora di certo questa linearità non appartiene di certo all’essere umano che per quanto prevedibile ha sempre infinite variabili incognite, complesse ed imprevedibili.
    Anch’io come te fino a qualche mese fa mai avrei parlato di “volersi bene”, è una di quelle cose che si da spesso per scontato, poi però se inizi a farci caso, ti rendi conto che troppo spesso perdiamo di vista noi stessi per accontentare gli altri, l’idea che gli altri hanno di noi, o ancor peggio per corrispondere ad un ideale che ci siamo costruiti noi negli anni o che ci è stato trasmesso dall’esterno.
    Lungi da me voler essere polemica con colui che gentilmente mi ha ospitato, volevo solo aggiungere qualche elemento in più sperando di aver aggiunto chiarezza e non confusione.
    p.s. anch’io non credo nei testi rivelatori, ogni testo è un incontro; siamo noi ad essere in alcuni momenti di vita pronti a cogliere determinati messaggi…ultimamente mi affascinano ed incuriosiscono la fisica quantistica e la legge dell’attrazione, ma qui si aprono altri universi di cui davvero non so che dire, ma se qualcuno ne volesse scrivere ne sarei felice 🙂

    • swannmatassa ha detto:

      troppe cose a cui replicare. mi limito a questo: perché “lungi da me voler essere polemica”? fai, fai pure, la polemica è alla base del confronto. Eraclito diceva: Polemos è padre di tutte le cose.

      • ecoarcobaleno ha detto:

        Grazie dello frammento filosofico di Eraclito, a proposito di pregiudizi siamo abituati a pensare alla “polemica” in chiave negativa, rivedrò un po’ l’uso che do a questo termine anche se ho sempre preferito il termine dialogo.

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