About

Fichte ha detto: “Il tuo agire, e soltanto il tuo agire, determina il tuo valore”.

È un’affermazione pesante per uno scrittore (quale io non sono, se non in questo spazio personale), che per vocazione è portato a vivere di parole. Lo porta a chiedersi quale sia la corretta definizione di “agire”, assecondando la propensione al sofismo di chi fa dell’uso della lingua la propria professione. La risposta sarà allora che appoggiare la penna su un foglio, o battere le dita su una tastiera, sia una forma di azione e, perché no, delle più nobili, perché significa tradurre un pensiero o un’emozione, dare corpo a un’idea e vita a una storia.

Il resto del mondo darebbe una risposta contraria: direbbe che scrivere è una via di fuga, nobile sì, ma la più nobile delle inazioni. Significa restare seduti a dialogare con se stessi, socializzare con la carta e immaginare paesaggi, mentre il mondo continua a girare e tanti altri esseri lo percorrono in lungo e in largo.

Ma dove porta guardare oltre la propria scrivania, se “l’essenziale è invisibile agli occhi”? Non sarà che attraversare con le parole questo schermo che ci ammicca brillante – o il foglio che ci posiamo davanti – sia un modo concreto di vivere il mondo? Non sarà che la carta e la penna sono la chiave e l’armadio per la nostra versione del mondo incantato (o meno) di Narnia?

Se qualcuno di voi ha una risposta, si faccia vivo. Sono aperto a qualunque soluzione.

Nel frattempo, percorro il mondo un po’ a piedi – di corsa – e un po’ in moto. Ma quando mi fermo, mi rifugio un po’ qui e parlo a me stesso. Dicono sia terapeutico.

46 risposte a About

  1. Alessandro ha detto:

    …e se scrivere fosse invece una delle scintille “dell’agire”?
    Il paradosso del gatto di Erwin Schrödinger ci insegna che dove non c’è una certezza del risultato, ci si debba compiere “un’osservazione” stravolgendo di fatto “l’esperimento” ovvero inserire un nuovo dato… riassumendo il concetto di “agire” al solo significato letterale, risulta invece essere incompleto.
    Può dunque essere il “fine del proprio agire” o “la scintilla del proprio agire” a determinare il ‘tuo valore’? Escludendo a prescindere “il fine” dove ci si potrebbe imbattere in una visione soggettiva del risultato, e comunque non del tutto sbagliata al fine di determinare il valore, potrebbe essere invece “la scintilla” a determinare l’azione di “agire” e di conseguenza avere più importanza dell’agire stesso e del fine.
    Ricapitolando: agire di non agire è pur sempre curriculum del tuo valore, di conseguenza scrivere riportando un concetto che metta in moto azioni, è agire, dunque valore.
    Fichte ha detto: “Il tuo agire, e soltanto il tuo agire, determina il tuo valore”… qualcuno ha riportato questa frase per iscritto ed un pensiero è un’altra scintilla “dell’agire”.

    • swannmatassa ha detto:

      Brillante interpretazione, che piacerà ai suddetti scrittori di professione.
      Questo mi porta ad un’altra citazione: “Il miglior autore sarà colui che si vergogna di diventare scrittore” (F. Nietzsche). Dunque, mettendole insieme, scrivere non per il solo scrivere (diventare scrittore), ma per far scoccare la scintilla dell’agire, può dar valore a noi stessi e al nostro agire. Può quantomeno permetterci di “condividere”, in questi tempi “furibondi senza atti d’amore”. Come scrivere su di un blog, commentarne i post o le pagine, aprire un dibattito…

      • Alessandro ha detto:

        Di sicuro non tutto è stato scritto e l’attenzione cala ogni qualvolta lo scrittore, il musicista o semplicemente un lavoratore in generale, ricalca gli stessi temi, cerca le sue stesse note oppure ripete ogni giorno la stessa operazione; il nuovo sorprende… fin quando sei uno sconosciuto, puoi invece attingere dalla “storia” quando ormai sei uno ‘scrittore senza vergogna’. Pensa Tarantino se dovesse inserire una didascalia ad ogni inquadratura rubata ai maestri della pellicola, oppure il paragone Messi-Maradona che seppur molto simili (Dio mi fulmini) è sempre l’uno paragonato all’altro: non sei l’unico, non sei il nuovo ma una riproduzione conducibile a…
        Il nuovo è lì, il genio lo coglie o, solo, quello senza vergogna (non si spiegherebbe sennò Fabio Volo).

  2. r. ha detto:

    Rifletto sulla risposta, la cerco, in genere sono rapido (nel non trovarla).
    Nel frattempo, quando parli con te stesso, per favore, fallo ad alta voce, ché è molto interessante ascoltarti.
    r.

    • swannmatassa ha detto:

      Eh eh, troppo buono, r. Tu non dimenticare di farmi sapere la risposta, se ne “conquisti” una. Ci tengo, perché le risposte sono il miglior punto di partenza per ricominciare a fare domande.

      • r. ha detto:

        La domanda che poni tu è troppo complicata per me, ma dovessi avere una botta di culo e trovarla, ecco, sarai il primo a cui la porterò.

        • swannmatassa ha detto:

          Sta bene lì proprio per quello: è una domanda sospesa, ha valore di per sé e non deve essere necessariamente evasa. Però è divertente rincorrere questa e altre domande in giro per il web; ognuno ha le sue, con un minimo comune denominatore sul quale non avrei scommesso un soldo bucato: la scrittura

          • r. ha detto:

            Se ci pensi ora io e te stiamo comunicando grazie alla scrittura, al web, a wp, in particolare grazie ad un tuo commento su un altro blog (né il mio né il tuo), cioè, non è poco, è qualcosa di potente che va oltre il mio ed il tuo monitor, penso, eh!

          • swannmatassa ha detto:

            Infatti, sorprendentemente, c’è qualcosa (più di qualcosa) di “sano” in questo mondo virtuale, che di solito sembra nient’altro che un surrogato di quello reale, buono solo per questi tempi disperati!

          • r. ha detto:

            Ho l’impressione che il mondo virtuale non sia altro che una versione alterata, verso l’inquietudine (il che non è per forza un male), del mondo reale, quindi ti basta ridefinire e registrare “il tutto” nella chiave corretta ed otterrai la stessa percezione che hai del mondo fisico: debolezza, fragilità, umanità…
            Oh, mi capita anche di essere pessimista, però! 😀

            A presto.

            P.s. prima hai detto una “domanda sospesa”, sono le domande che io ritengo più belle, quelle che stanno in cielo, lo dico proprio nel mio ultimo post.

  3. ecoarcobaleno ha detto:

    prima o poi si finisce per riflettere sulla metascrittura
    prima o poi dirò la mia con un discorso più organico pere ora dico solo che credo sia un bisogno primario d’espressione scrivere in qualsiasi modo o forma e non è detto che lo si faccia sempre per comunicare, per lo meno non sempre agli altri ma per lo più a se stessi 🙂
    buona scrittura a tutti

    http://www.woodymp.com/2013/04/considerazioni-sulla-vita-grazie-al.html
    dudekkvar.wordpress.com/2013/06/08/rpg-sulle-spalle/

  4. ecoarcobaleno ha detto:

    http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/saggistica/scrittura-ascari-benelli-macario.html
    sono tanti i testi che parlano di scrittura e del perché si scrive. Esiste addirittura una sorta di Università molto vivace, che si occupa di molteplici tematiche. se t’incuriosisce vai da queste parti e approfondisci. Buona Vita e Buona scrittura e lettura le due alla fine sono indissolubili.
    http://www.lua.it/

  5. Wish aka Max ha detto:

    E’ il viaggio, non la meta. E quindi è la ricerca della risposta, e non la risposta. In quest’ottica scrivere è un’eccellente mezzo di ricerca interiore, e ricercare la propria interiorità, cercando di metterla a fuoco, è un modo per cercare di essere migliori. Non foss’altro che per questo, vale la pena di scrivere. Magari evitando di ricorrere all’EAP 😉 E magari evitando di autoproclamarsi scrittori. Un po’ di umiltà, come quella che tu manifesti. Ce ne sarebbe tanto bisogno.

    • swannmatassa ha detto:

      Sarebbe un po’ ridicolo tutto questo “parlarci addosso” (per parafrasare il “citarsi addosso” di Woody Allen) se non fosse che c’è veramente tanto bisogno di riflettere e di esprimere (mi guardo bene dall’uso della parola “comunicare” che, come tante, è stata recentemente del tutto svuotata del suo significato). Scrivere, nel mio caso, serve a quello. Oltre che a “svuotarmi”, un po’ come facevano i cerusici con i salassi, a volte anche con lo stesso dubbio effetto. La mia versione del “mettere a fuoco” che dici tu.
      Per concludere sull’EAP, posso assicurarti che chiunque passi per I Discutibili sarà convinto a tenersene lontano. L’avete demolita per bene 😉

      • Wish aka Max ha detto:

        Quando ho scritto non avevo ancora letto la pagina “The Others”, dove citi Stephen King. Sono un fanatico di SK, ho letto tutto, tranne la saga della torre nera, ché il fantasy no, ecco. Molto anche in lingua originale, ché è tutta un’altra cosa. Ma insomma, tutto questo per dire che SK dice “It’s the story, not who tells it”. Per dire che alla fine è importante testimoniare ed esprimere, perché tra le millemila storie non ancora scritte c’è quella che fa per me in un certo momento, e quindi se tu la scrivi io sono contento. Ma questo rischierebbe di portarci veramente lontano, verso spiagge dove ci sono cartelli con scritto che niente è per caso, e poi mi verrebbe la tentazione di attaccare uno dei miei pipponi sul Tao, e quindi la pianto qui. Ma ti followo. E non lo so se ti faccio un favore. 😆

        • swannmatassa ha detto:

          Io invece di Stephen King ho letto proprio tutto, compresa la saga della Torre Nera, che però non mi è piaciuta (nonostante apprezzi il fantasy).
          Peccato però non andare su quelle spiagge coi cartelli e rinunciare ad attaccare pipponi (io amo i pipponi). Magari invece che un commento se ne può fare un post. Ti chiederei di scriverlo per The Others se non fosse irriverente, visto che hai il tuo blog e I Discutibili, perciò se lo scrivi su uno di quelli, verrò a commentare!

  6. ludmillarte ha detto:

    mettere nero su bianco è azione coraggiosa, altro che inazione e se foss’anche terapeutica è un giusto ritorno per chi si cimenta. ciao! Lud

  7. Vuc's ha detto:

    Questo è vivere, niente più. Ciao, ti seguo. Vai piano però, non sono troppo in forma in questo periodo. 🙂

  8. Bisus ha detto:

    Lo so, sembra tanto una catena di Sant’Antonio, ma non ho resistito. Dopo aver scritto per 7 anni in un blog conosciuto solo da pochissimi amici, mi sono quasi emozionata ed essere stata “nominata”. Spero faccia piacere un pochino anche a te.
    http://bisus.it/2013/09/11/the-versatile-blogger-awards/

  9. ecoarcobaleno ha detto:

    bella l’idea del post “criptato” 🙂 felice di non essere stata troppo invadente e di non aver urtato la tua sensibilità e cortesia 🙂 buone riflessioni che il fine settimana porti consiglio 🙂

  10. ecoarcobaleno ha detto:

    Ho letto questo pagine ed inevitabilmente il pensiero è ritornato sulla meta-scrittura.
    Mi ha molto interessato leggere questa raccolta di saggi di Anais Nin
    Direi un significativo e interessante scritto sulla psicologia della scrittura moderna, sulla poetica, sul pensiero femminile e tanto altro
    Caricando questo file sinceramente non so se sto violando qualche norma sui diritti d’autore, in tal caso me ne scuso, ma sono sicura che l’autrice Anais Nin sarà felice che le sue riflessioni raccolte negli anni siano lette da più persone possibili.
    http://www.scribd.com/doc/178789179/Anais-Nin-1930-1974-Mistica-del-Sesso-pdf

    • swann matassa ha detto:

      “scrivere, ci dice Anaïs, significa innanzitutto affrontare il proprio destino, dare una forma all’irrazionale che è in noi, riuscire a liberarsi della falsità e delle convenzioni”. mi sembra proprio un buon inizio, nella ricerca di una definizione per la scrittura

  11. verbasequentur ha detto:

    “Scrivere equivale a viaggiare, senza la seccatura dei bagagli”. (salgari)

    Questa é la mia risposta. Personalmente scrivo anche per non ammorbare il prossimo con tutto quello che mi passa per la testa, un blog è meno invadente rispetto al tartassare il mio povero compagno a cena ogni sera 😀

    • swann matassa ha detto:

      risposta interessante, anche se -sarà che non ho la potenza immaginativa di salgari- personalmente penso che senza viaggiare e vivere anche al di fuori della scrittura, la scrittura stessa muore.
      la tua risposta personale, invece, è ineccepibile. il tuo povero compagno sarà ben felice della tua scelta 😀

  12. Pingback: Solo chi sogna può cambiare il mondo. | ecoarcobaleno

  13. aliceoalmenocredo ha detto:

    Non so in quanti lo abbiano fatto, ma ti ho proposto per il premio Shine On Award… devo scusarmi?!?

    • swann matassa ha detto:

      scusarti? sembro così snob?
      mi fa piacere che tu abbia pensato a me, grazie!
      la tua è la terza nomination in tre giorni (anche se tu sei l’unica che ha azzeccato il nome del blog 😉 ), non so se essere lusingato, imbarazzato o cosa… come ho detto a tutti, io sono uno di quelli che spezzano tutte le catene che passano dalle loro parti, non seguo mai le regole… spero nessuno se ne abbia a male, però penso di scriverci un post, in ogni caso.
      buonanotte alice (o almeno credo)

  14. Learco ha detto:

    Occhei, non ho letto tutti gli altri commenti, dunque magari dico una cosa che l’ha già detta qualcuno, chissà. Però quando hai chiesto una risposta, mi è venuta voglia di dirla, una cosa, che mi era venuta in mente già leggendo le prime righe. Solo che a dirla, questa cosa, sembro un po’ spocchioso, che mica ci conosciamo, come fai a sapere il tono della mia voce? Allora devo fare prima una premessa che è che io, le risposte che do, non sono quasi mai risposte. Io un po’ per divertimento un po’ seriamente (variano le quantità a seconda dei casi) do delle risposte che sono un po’ come delle strade alternative, dei cunicoli. Altre volte invece non offro neanche l’alternativa, che a me quando mi sembra che sto dando una risposta, mi sento un cretino, io di risposte non ne ho, allora quelle volte cerco solo di dare badilate alla strada che si stava costruendo e basta. Non so se si capisce. Ora ti do la mia risposta non risposta.
    Fichte aveva torto.

    • swann matassa ha detto:

      eh, ma adesso mi piacerebbe che motivassi la tua non-risposta. perché sai com’è, al di là di tutte le ricadute e di tutte le domande che genera a valle, l’idea che soltanto il tuo agire determini il tuo valore mi è sempre sembrata ineccepibile.

      • learcopelagatti ha detto:

        Io lo sapevo, che me l’avresti chiesto. Cioè in realtà un po’ speravo che l’avresti chiesto tra te e te, ma non a me, ché provare a spiegare una cosa così in un commento, non so, si fa fatica. Per esempio potrei dire che quella è una semplificazione e, in quanto tale, sempre sbagliata, o quantomeno solo parzialmente esatta, ma immagino che non me la caverei con così poco.
        Prima di tutto io credo bisogni accordarsi su quella parola “agire”. Mi sembra ovvio che se dentro “agire” non ci mettiamo cose come scrivere (che poi era il punto della questione) allora quella è una sciocchezza. Basti pensare all’importanza dei “grandi pensatori” solo per il fatto di aver detto o scritto delle cose e per brevità non approfondisco la questione, che mi sembra abbastanza ovvia, se però non sei d’accordo se ne può ugualmente parlare. Mi sembra ancora ovvio che non possiamo includere dentro “agire” cose come pensare, non tanto perché il pensare in sé non sia un’azione, ma perché se lo includessimo quella frase diventerebbe una tautologia, sarebbe quasi come dire “tutto ciò che ti riguarda determina il tuo valore”.
        Quindi a questo punto per spiegare come mai, sempre secondo me, quella frase è sbagliata (nel senso di troppo semplice, parziale), devo spiegare perché anche i tuoi pensieri determinano il tuo valore. Facciamo un esempio. Mettiamo che ci sia un solo uomo rimasto al mondo, Pitagora. A un certo punto gli viene un’idea, nella sua mente nasce quello che oggi chiamiamo teorema di Pitagora. Naturalmente non lo scrive, a che serve, c’è solo lui al mondo. Allo stesso modo fa tutte le sue scoperte. Il valore di Pitagora è cambiato? Eppure di azioni non ne ha fatte, ha solo pensato. Rimettiamo la gente nel mondo. Se ora Pitagora comunque non scrivesse niente, non agisse, nessuno ne parlerebbe, certo. Ma il suo valore coincide davvero con l’utilità? O il valore è una cosa che va oltre? Se un uomo salva la vita di un bambino è un’azione valorosa o è valorosa solo se poi quel bambino sarà utile al mondo? È palese che non si possa considerare la seconda ipotesi, altrimenti bisognerebbe abolire la medicina: si rischierebbe di curare dei potenziali assassini. Dunque salvare una vita ha un valore a prescindere dal riscontro pratico, dall’utile. E io credo questo valga anche col pensiero.
        Secondo me il valore di Pitagora, come uomo, sta nell’aver visto una verità, oggettiva, e averla colta, non nel fatto che quella verità ci sia oggi utile per costruire i ponti.
        Secondo me il suo valore, quello assoluto, è quella cosa che ha dentro che gli ha permesso di vedere quella verità, allungare la mano, e prenderla.
        Così come il valore di Dante non sta nell’aver scritto la Divina Commedia, ma nel fatto che avesse la capacità di scriverla. Che l’avesse scritta o meno, lui sarebbe stato comunque quell’uomo lì, con quelle capacità lì.
        Io credo.
        O forse no, forse non ci credo. Che io so benissimo di aver fornito un’altra visione parziale e semplificata. Però il mio scopo non era sostituire a una idea un’altra idea, solo far vedere che quell’idea ha dei limiti, che forse c’è qualcosa, fuori, che forse costruire gabbie può essere utile, ma pensare di metterci dentro tutto il mondo, quella è presunzione.
        E niente. Forse ho scritto troppo. Forse non si è capito nulla di ciò che volessi dire. Non avrei mai voluto essere tanto lungo e noioso e pseudocoluichesalecose, io non so niente. Però come potevo, a domanda diretta, evitare?

        • swann matassa ha detto:

          mi piace molto il tuo modo di argomentare. e poi sei prolisso quasi quanto me 😉
          bene, innanzitutto mi sembra di poter dire che la discriminante, qui, non sia tanto il significato della frase di Fichte nel suo insieme, quanto l’accordo sul significato della parola “agire”. ora, le tue riflessioni in merito sono condivisibili, ma io non le porterei alle loro estreme conseguenze come fai tu: di fatto, se Pitagora e Dante avessero pensato i loro pensieri, ma non li avessero espressi, avrebbero avuto meno valore, come uomini. questo, almeno, è la mia idea. e non perché sia incline a ridurre le cose al loro risultato, machiavellianamente, ma perché il significato della parola “agire” risiede nell’interazione con altri. il valore della divina commedia è dettato dal fatto che può essere letta da altri e influenzare le loro vite. nel mondo in cui opero io (la ricerca scientifica) si usa dire “publish or perish”, in teoria non per mera ambizione, ma perché le scoperte scientifiche hanno valore solo se condivise con il resto della comunità. immagino che tutto questo abbia un senso per il semplice fatto che siamo una specie sociale, e che siamo parte di un organismo vivente

          • learcopelagatti ha detto:

            Io le trovo tutte condivisibili. Alla fine sono le nostre scelte che contano, noi scegliamo una teoria e diamo valore alle cose. Nel tuo caso, per esempio, tu scegli pure chi, tra gli altri animali sociali, ha valore abbastanza da poterti dare valore. A volte ci interessa più essere presi in considerazione da un solo individuo particolare che da altri 10 milioni.
            Ora la pianto di essere palloso (tu hai detto prolisso), eh. Però è stato piacevole.
            A me piace che ci siano persone come te. E potrei motivare questa frase, ma secondo me ci siam capiti.
            A presto 🙂

          • swann matassa ha detto:

            oh beh, anch’io mi sono divertito!
            a presto, sì 🙂

  15. ecoarcobaleno ha detto:

    http://sguardiepercorsi.wordpress.com/perche-scrivere-2/
    altre parole sul perché scrivere e lasciare traccia di noi:

    “Portiamo con noi le vite delle persone amate come piante che continuano a crescere nel nostro giardino. Le testimonianze di vita di sconosciuti che hanno lasciato tracce scritte, dipinte, cantate o danzate, ci arrivano e ci rischiarano come cieli che fanno alzare lo sguardo e lo spingono verso la linea dell’orizzonte, lontana e ispiratrice.

    Le testimonianze di dolore ci toccano e ci spingono a cercare risposte.

    Ogni singola vita ha il suo posto nel mondo. Il senso è solo nell’esserci, e nel dispiegamento di sé, come qualunque essere o cosa si dispiega nel mondo: cieli e inferni, bellezze e bruttezze, medicine e malattie… Ognuno col suo ciclo di vita e di morte, di compiutezza, di aborto, di fiore sbocciato a metà o intrappolato nel bozzolo.

    La Divina Indifferenza di Montale. Eppure maestosa, magnifica e terribile”.

  16. La mia risposta, che vale per me sola e forse neanche in tutti i momenti della mia vita, ma ora sì, è che sicuramente scrivere è’ un’azione, immaginare è un’azione, dialogare con sè stessi è un’azione e tutte queste azioni sono un modo concreto di vivere il mondo, azioni che presuppongono e conducono comunque all’interazione con gli altri, perché non credo che il pensiero, l’interrogarsi, e meno ancora poi lo scrivere potrebbero esistere in una ipotetica esistenza del tutto isolata e vissuta (se fosse possibile, e comunque non lo è) in totale solitudine dalla nascita. Pensiamo perché cose dette o scritte da altri ci hanno “fatto pensare” e se scriviamo è perché vogliamo lasciare traccia di quello che questi pensieri hanno indotto in noi, una traccia che possa portare poi ad altri pensieri, altre immaginazioni, per noi stessi ed eventualmente anche per altri. Oggi scrivevo di quello che sono per me le parole. E appunto… le parole costruiscono, con le parole ricordiamo, desideriamo, andiamo “oltre”.
    Bello questo “about”
    Un saluto
    Alexandra

    • swann matassa ha detto:

      ultimamente, quello che mi fa riflettere è l’aberrazione della scrittura indotta dalla multimedialità. la scrittura ha senso solo come forma di scambio, ok, ma questa contemporaneità, questa commistione a volte quasi indistinguibile fra scrittore e lettore, che pure potrebbe essere (o sembrare) una forza, finisce col sembrarmi una stortura.
      un saluto a te.

  17. Pingback: SABATOBLOGGER 21. I blog che seguo | intempestivoviandante's Blog

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