Non solo troni di spade

Adesso tutti impazziscono per “Il trono di spade”, visto che ne hanno fatto una serie televisiva. Certo, “Le cronache del ghiaccio e del fuoco”, la saga di George Martin da cui il telefilm è tratto, aveva schiere nutrite di fan, ma niente di paragonabile al fenomeno quasi apocalittico che si osserva da quando le sue storie passano sul piccolo schermo. Non oso immaginare cosa sarebbe successo se fosse stato vivo Tolkien di questi tempi. Questioni di ordine pubblico. Al posto di #ioleggoperché, comincio a pensare che sarebbe interessante una campagna del tipo #iononguardotelevisioneperché.

Tuttavia, da lettore ammirato e ormai accanito di Martin, devo dire che una delle cose migliori che abbia letto, di recente, è un suo racconto datato 1974: “Canzone per Lya”. “Racconto” è una parola che non rende l’idea: si tratta di una storia di 75 pagine, paragonabile per complessità ad un piccolo romanzo, inclusa nella raccolta “Le torri di cenere”, in cui si parla di incomunicabilità, felicità, amore, vita eterna e dell’esistenza di dio. Questa non è una recensione, ma una riflessione su come un’opera letteraria possa offrire più punti di vista e spunti di riflessione di un intero trattato. Ma questo è (o dovrebbe essere) nella definizione stessa di letteratura. Non parole vuote, o evocazione di facili, effimere emozioni, ma profonde riflessioni.

Così parla il protagonista della storia, nelle ultime pagine: “La gente cerca sempre qualcosa, qualcuno; le parole, il Talento, l’amore, il sesso, fa tutto parte della stessa cosa, della stessa ricerca. E anche le divinità. L’uomo le ha inventate perché ha paura di essere solo, è spaventato dall’universo vuoto, dalla piana oscura”.

Chi volesse saperne di più, non ha che da aprire quelle pagine, e leggere.

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13 risposte a Non solo troni di spade

  1. zeronicola ha detto:

    Ottimo post, lo leggerò sicuramente!

  2. labloggastorie ha detto:

    Non ho visto la serie, non ho letto il libro 🙂 …. ma se non scrivo non posso lasciarti un saluto, così visto che l’occasione di leggerti è rara prendi per buono il commento 🙂
    Un abbraccio Swann

  3. Francesco Vitellini ha detto:

    Ho un aparticolare avversione per Martin, pur avendo acquistato e letto tutti i romanzi delle Cronache pubblicate ad oggi.
    L’avversione viene da due cose. Primo, i tempi apocalittici tra una pubblicazione e l’altra (A Game of Thrones 1996, A Feast for Crows 2005 e A Dance with Dragons 2011). Secondo, a me la divisione in capitoli avendo come criterio i diversi personaggi proprio non va giù, specie perché in Italia le opere sono spezzettate in parti.
    La serie televisiva ha successo principalmente perché l’opera è relativamente disinvolta col sesso, oltre che piuttosto violenta.

    Credo che seguirò la serie dei romanzi fino alla fine, ma non sarà mai tra le mie letture consigliate. Piuttosto La Ruota del Tempo tutta la vita 🙂

    • swann matassa ha detto:

      condivido il tuo stesso disappunto per i tempi biblici che intercorrono fra una pubblicazione e l’altra e anche lo scarso gradimento per la suddivisione in capitoli dedicati a singoli personaggi. tuttavia li giudico aspetti “tecnici” e minimamente contributivi al giudizio sull’autore. peraltro se è poco prolifico non è una sua colpa, né tantomeno lo è il fatto che in italia, per bieca speculazione, i suoi libri vengano suddivisi in parti. mi sembra che la sua capacità di creare situazioni, storie e personaggi, di definirli psicologicamente con grande cura e di non essere mai banale e prevedibile nello sviluppo delle trame lo renda pressoché unico nel suo genere.
      per quanto riguarda la serie televisiva, sicuramente sesso e violenza aiutano, ma non può essere un fattore decisivo (quasi tutte le serie televisive, ormai, sono disinvolte sul sesso e sul sangue).
      se ti capita, comunque, ti consiglio di provare a leggere “il viaggio di Tuf”. formalmente è una raccolta di racconti, ma sono sequenziali l’uno all’altro e possono tranquillamente essere considerati capitoli di un romanzo di fantascienza con risvolti filo-ecologici.
      io cercherò la ruota del tempo, a questo punto.

  4. newwhitebear ha detto:

    Il post è davvero splendido e Martin ti dovrebbe regalare tutti i suoi libri 😀
    #iononleggo Martin e né vedo la serie televisiva. Perché? Le saghe mi attirano poco e il piccolo schermo non fa per me (neppure quello grande a dire il vero)
    Però ha scritto in poco spazio tutto il bene possibile di questo autore.

    • swann matassa ha detto:

      ma come? scrivi saghe e non le leggi?
      a questo punto anche a te posso consigliare “il viaggio di Tuf”. è una specie di romanzo diviso in episodi, molto gradevole anche come stile.

      • newwhitebear ha detto:

        Non mi pare di scrivere saghe. Variano personaggi, ambienti e storie.
        Proverò a seguire il tuo suggerimento.

        • swann matassa ha detto:

          saghe intese come storie di molti episodi che si estendono nel tempo.
          a me piacciono molto le saghe, sono l’esaltazione dell’idea di letteratura capace di integrarsi nella vita “reale” e accompagnarti in un vero e proprio percorso di crescita

          • newwhitebear ha detto:

            Capito quello che intendevi dire.
            Per me le saghe sono enne romanzi che hanno personaggi comuni e sono legati tra loro da un filo comune.
            Quindi il trono di spade sono tanti romanzi correlati tra loro.

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