Noi siamo Pino Daniele

Da stasera il cielo di Napoli è un po’ più buio, perché si è spenta una delle poche stelle rimaste a rischiararlo. In questi casi la retorica non è un rischio, ma una strada obbligata. Per non percorrerla, bisogna andare per i campi, negli stessi luoghi in cui ci si rifugia per vedere le stelle, di notte, lontano dalle luci della città, lontano dalla ribalta. La messe di persone che commenta la morte di Pino Daniele, oggi, non lo ha mai conosciuto in quei luoghi, anche se molti avrebbero voluto farlo, e il loro affetto è sincero. Questo è forse il motivo per cui il fuoco della polemica è divampato alto, nelle ore dopo la diffusione della notizia, bruciando come un rogo della santa inquisizione, per decidere se Pino Daniele fosse un eroe di Napoli, o un traditore. Questo posto è così, è un luogo senza mezze misure, è la terra del non compromesso, è la città dai mille colori e dalle mille paure. Napoli è un sole amaro.

Ecco, questa, con le stesse parole di Pino Daniele, è la verità sulla città di Napoli. È una sentenza vecchia di quarant’anni, ed è difficile dire che cosa pensasse oggi Daniele della città che gli ha dato i natali, guardandola da lontano, dall’alto delle vette che aveva raggiunto allontanandosi un po’ alla volta dalle sue radici, dalla sua lingua, dalle tematiche della sua terra. Difficile pensare che non continuasse ad amarla. Solo gli amori corrisposti sono amori veri, e il popolo di Napoli ama Pino Daniele dell’amore assoluto e asfissiante che è croce e delizia di chi ci si imbatte.

Oggi Napoli sembrava scritta da Isaac Asimov. Sembrava uno di quei pianeti in cui gli uomini hanno un’unica mente collettiva, gioiscono in concerto delle gioie di uno e soffrono all’unisolo il dolore di un singolo. I napoletani si sono svegliati feriti, alcuni si sono rimessi a dormire, convinti che, al loro risveglio, avrebbero dovuto solo archiviare un altro incubo. Ma la morte non è un incubo, la vita a volte può esserlo.

Quando muore una persona che abbiamo amato attraverso le sue opere, ci ricordiamo che tutto ha una fine. Dev’essere per questo che tentiamo di esorcizzare questa consapevolezza dicendo che le sue opere non moriranno mai, che qualcosa di lui resterà sempre. Ma lo sgomento ci dice una cosa diversa: non importa quello che fai, il tuo tempo è sempre troppo breve. Pino Daniele non resta con noi, neanche grazie alla sua musica. Ma la sua musica è un seme. Lui lo ha piantato. Questo glielo dobbiamo, e anche dovremmo annaffiarlo, farlo germogliare. Il seme piantato oltre quarant’anni fa da Pino Daniele, infatti, è quiescente. È da allora che lui ci chiede “ma a chi stamm aspettanne”? Potrebbe essere anche questo il motivo per cui si è allontanato, per cui scappava via dopo ogni concerto. Potrebbero essere mille altri. Ma solo noi possiamo dare un senso a tutto questo, reclamando chellu poco ‘e libertà che ci spetta.

Qualche anno fa, in un’intervista, Pino Daniele disse: “non ho paura della morte, è la vita il vero mistero”. Eppure, le sue note più ispirate sono un mistero svelato. Non risolto, le soluzioni sono per gli ingegneri, non per i poeti. Per questo, stanotte, io conto solo di addormentarmi e fare di nuovo un suonno d’ajere. Al mio risveglio, lo so, troverò un sole amaro, alto sulla mia testa. E con un sorriso amaro vorrei anche andare a testa alta, al fianco di altri miei conterranei, per marciare contro il ricordo di un tempo migliore, per un tempo migliore.

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Una risposta a Noi siamo Pino Daniele

  1. ettore matassa ha detto:

    Napoli è un sole amaro ma anche mente collettiva e, aggiungo io, CUORE collettivo.
    Pino disse pure che lui provava nei confronti di Napoli odio/amore che è stato per decenni anche il mio sentire, mio e di tanti.
    E’ una città dove tutto è molto forte ed è il luogo dove nascerà un tempo migliore e, da qui, si propagherà tutt’intorno.
    Complimenti e un abbraccio, figlio.

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