Anche la mia sull’amore

È del microscopico che più m’innamoro. È l’inclinazione delle spalle della mia fidanzata quando si tiene una mano nell’altra prima di chiedermi qualcosa; è la posa delle orecchie del mio cane quando l’altro gli ruba l’osso; è un saluto postato su facebook ad una persona che non c’è più. Io quando vedo queste cose m’innamoro, ogni volta, e qualcosa cigola e scricchiola dentro di me e mi sembra che non esista un abbraccio o un bacio che possa esprimere quello che sento e penso che siamo come colibrì chiusi in una scatola di plastica, in cui tutto il nostro frenetico battere d’ali non faccia altro che rimbalzare da una parete all’altra, e non basterà a tenerci sospesi sui fiori della nostra vita, per succhiarne il nettare con il becco appuntito che il destino, beffardo, ci ha dato.

Ma ci sono anche le volte in cui perdo l’amore, e quelle sono anche di più. Sono gli occhi di pietra di un medico in un ospedale troppo affollato, in cui vedi la perdita della compassione; è lo sguardo beffardo di chi sa di averti fregato e che pensa che la vita sia questo: una competizione feroce; è il tono di stoffa di chi si finge interessato alle tue miserie, ma lo fa solo per raccogliere informazioni su di te, sul nemico.

È per la continua alternanza fra questi due estremi che ho capito perché è tanto più facile odiare che amare, operare violenza invece che alleviare sofferenza. L’amore fa male.

La mia definizione di amore ha molte assonanze con la parola ricordare e con le parole conoscere e capire. Amare significa avere consapevolezza e coscienza, significa aprire gli occhi sull’altro, respirarne gli odori, lasciare che ci infesti e devasti, ricordare tutte le ferite che ci provoca e portarne le cicatrici con orgoglio, esponendole all’aria senza pretesa di farle rimarginare, farle bruciare dal sole e baciare dal sale del mare, stringere i denti e sentire che sì, tutta quella sofferenza, di fatto, è amore, anche se pensi che non dovrebbe essere così, perché la felicità è al di là del fuoco e amare è attraversarlo. I traguardi non raggiungibili sono quelli degni di tale nome e il destino di un uomo è andare avanti credendo che le ustioni saranno curate, o che arriverà un figlio, un giorno, che sia refrattario alle fiamme.

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37 risposte a Anche la mia sull’amore

  1. vetrocolato ha detto:

    …quanta bellezza. Com’è intimo e reale.

  2. tramedipensieri ha detto:

    …il destino é andare avanti
    .sempre

  3. shaintalle ha detto:

    leggere questo post in questo momento di vita mi ha fatto bene.
    grazie e, come sempre, bravo.

  4. “È del microscopico che più m’innamoro.”
    è di post che iniziano così’ che più mi innamoro.

  5. rideafa. ha detto:

    a me mi ci garbano i bottoncini.
    e pure gli scontrini in cui scrivere messaggi di buongiorno.

    amme dice bene, è un inizio che fa commuovere.

    • swann matassa ha detto:

      un messaggio di buongiorno scritto su uno scontrino del giorno prima? oh sì, decisamente è una cosa di cui ci si può innamorare! 🙂

      • rideafa. ha detto:

        èh, si. io colleziono anche quelli di qualche anno fa.
        pensa.

        potrei scrivere tanti messaggi di buongiorno, se ci fossero buonigiorni.

        sorrido.

        • swann matassa ha detto:

          sorridi così bene alle cose tristi che dici da convincermi definitivamente di quello che penso da sempre: può esserci tanta dolcezza nella tristezza da somigliare molto da vicino alla gioia.
          (spero non passi di qui uno psichiatra!)

          • rideafa. ha detto:

            sai swann, la tristezza è un sentimento che forse ci hanno, almeno mi hanno, insegnato, a tenere nascosto, a temere e allontanare, e invece io penso che abbia il suo spazietto. accanto alle còse preziose. e io non me ne vergogno. quasi mai, ecco.

          • swann matassa ha detto:

            vedo. ci pensavo anche leggendo il tuo ultimo post, che come spesso accade non so commentare. mo’ però vado e ci metto un “mi piace” (cosa che faccio di rado), non fosse altro che perché misuri i minuti con le clessidre

          • rideafa. ha detto:

            madonnina swann. io ti ci commento, ma almeno tre volte su due – si tre su due- appena pigio invio mi ci dico che forse mi ci sono intesa da sola. coi fuoritema neppure creativi, o bòh come si dirà, brillanti?
            però a pensarci bene ogni còsa che scrivi, e che scrivo, una volta licenziate, ecco, le lasciamo allontanarsi e le affidiamo agli occhi di chi le legge. ognuno ci lèga quello che ha. qualcuno le accoglie e le tiene lì durevolmente. altri ne rimangono affascinati. ma dura il tempo di una soffiata di naso.

            io ricordo il primo post che commentai qui. qualcosa di avvocati, credo.

          • swann matassa ha detto:

            è vero, quando abbiamo scritto e pubblicato, abbiamo almeno in parte rinunciato alla proprietà del contenuto, è nostro e altro da noi allo stesso tempo. d’altronde, a parti invertite, da lettore, è proprio quello che voglio, altrimenti invece di leggere guarderei più tv (e invece di scrivere su un blog pubblicherei più link su facebook)

          • rideafa. ha detto:

            credo di essere uno delle poche a non avere feisbuc o tuitter.

            è possibile?

          • swann matassa ha detto:

            È molto possibile.io ci sono su entrambi,li uso sempre meno,ma non so dire se sia giusto o sbagliato

          • rideafa. ha detto:

            secondo me, come còse, sono còse neutre.

            non è che sia giusto o sbagliato il mezzo.
            credo, almeno.

          • swann matassa ha detto:

            Invece c’è chi si appassiona a questo dibattito.io mi limito ad usarli quando mi va.

  6. tiZ ha detto:

    Quant’è difficile lasciarsi amare e sentirsi disarmato davanti all’altro… eppure nulla ci fa sentire più vivi. La totale assenza di rancore che traspare nelle tue parole mi fa ricordare quanto essere liberi da ogni “schema” e da ogni “maschera” ci faccia sentire liberi eppure, a volte, malinconici..

  7. Silver Silvan ha detto:

    Le consiglio di innamorarsi di un bel martello. Ogni volta che se lo darà sui piedi e sentirà dolore vedrà che lo amerà ancora di più. In alternativa, suggerisco una motosega. Sacrificarle pezzi di dita, un braccio o morire dissanguati, sarebbe la più bella prova d’amore. Può anche chiamarla Luisa, visto che è femminile. Sì, forse è meglio del martello. Se però fosse gay, lo tenga presente.

  8. Silver Silvan ha detto:

    Ah, però se le piace innamorarsi di qualcosa di microscopico, può sempre scegliere i batteri. Gliene saranno immensamente grati e potranno proliferare allegramente col suo consenso.

  9. L’amore fa male, o siamo noi che facciamo male all’amore, amico mio?

    • swann matassa ha detto:

      l’idea che mi sono fatto è che, quando sperimentiamo i primi dolori, diventiamo cattivi e cominciamo a fare del male. questo in amore, e non solo. è così che roviniamo quello che possiamo avere di buono…

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