Napoli, il razzismo, la “civiltà istituzionale”

Nella mia testa c’è un subbuglio di pensieri e di emozioni; apro bocca e non so neanche io che cosa ne verrà fuori, di sicuro niente che abbia un filo logico. Solo rumore.

Ieri si è giocata la finale di Coppa Italia di calcio fra Napoli e Fiorentina. Sul campo, ha vinto il Napoli. Fuori, non s’è capito nulla. Fuori, solo l’ennesimo pezzo di storia di una società allo sbando. Ultras della Roma (gli ingenui si chiederanno: cosa c’entrano i tifosi della Roma in una partita Napoli-Fiorentina?) che aspettano i tifosi del Napoli per insultarli, aggredirli e (incredibile a dirsi) sparar loro addosso, un tifoso in pericolo di vita, un lungo ritardo per decidere se dare o meno il via all’evento sportivo, il conciliabolo con la curva dei sostenitori del Napoli, capitanata dal solito “capo-ultras”, il lancio di petardi e fumogeni, i fischi all’inno nazionale, la partita, i commenti demenziali dei cronisti.

Non si salva nulla.

Eppure, se leggi i giornali nazionali, ascolti i commenti dei media, dai una scorsa ai social network, qual è la morale di questa storia? Che il figlio di un camorrista, tale Genny ‘a carogna, ha dato il “via libera” al fischio d’inizio! Che lo Stato è ostaggio della criminalità. Che (sia lode al sillogismo) a Napoli comanda la criminalità.

Quindi, fatemi capire, parliamo per ipotesi. Io sono un tifoso del Napoli. Mi metto in viaggio per Roma. Vengo insultato, aggredito, altri tifosi che viaggiano con me restano feriti, uno rischia di morire. Viene messa in dubbio l’opportunità di disputare la gara. Le forze dell’ordine valutano le possibili conseguenze di una decisione presa nell’uno o nell’altro senso. Si cerca di calmare gli animi, di evitare che la tensione sfoci in ulteriori violenze, si decide di rassicurare i tifosi presenti in curva dicendo loro che i feriti sono fuori pericolo e che l’aggressione non era legata all’evento sportivo. E il fatto grave qual è? Che il capo-tifoso con il quale le forze dell’ordine vanno a parlare è Genny ‘a carogna? La logica è stringente.

A questo punto la partita si gioca. A questo punto la versione dei media è: si gioca perché l’ha detto Genny ‘a carogna. Il prefetto non c’entra nulla. Il prefetto non viene mai neanche nominato. A proposito, come si chiama il prefetto di Roma? Boh. Genny ‘a carogna è l’unico nome che conta.

Parte l’inno d’Italia. Viene fischiato. Altra brutta scena. Il presidente del Senato Pietro Grasso (ecco, finalmente, un altro nome che conta qualcosa) fa sapere che ha più volte pensato di lasciare lo stadio, schifato. Fa sapere che i fischi all’inno sono un esempio di scarsa civiltà istituzionale. Nei titoli dei giornali, questa diventa “scarsa civiltà”. Io ricordo nitidamente di avergli sentito dire “civiltà istituzionale”. Qualcuno mi spieghi che cosa vuol dire, vi prego. Ci penso da ieri sera. “Civiltà istituzionale”. Evoluzioni linguistiche.

Bene, vi confido un segreto. L’inno sarebbe stato fischiato comunque. Era accaduto già due anni fa, nella stessa occasione. L’unica differenza è che due anni fa lo cantava Arisa, ieri sera, invece, Alessandra Amoroso. Sarà che le cantanti con la A nel nome si chiamano i fischi. È un’interpretazione che consegno ai nostri giornalisti. Visto il livello, potrebbero prenderla per buona.

Ecco, io l’inno non l’avrei fischiato, ma non per rispetto, per disinteresse. La sacralità dell’inno nazionale è solo un’altra forma di ipocrisia, un simbolo vuoto, come lo sono quasi tutti i simboli di questo paese. Vengono utilizzati come simulacri di una forma di ordine, solo per contenere le forze del disordine, che fanno paura. Un cadavere di Cid legato ad un cavallo in battaglia, che serve a spaventare i nemici, ma dentro l’armatura non c’è nulla. Resta solo da capire chi sono i nemici, come sono composti gli schieramenti in battaglia. Chi ha fischiato l’inno, ieri, probabilmente risponderebbe che lo Stato è un nemico, che la polizia è una nemica, che Roma è nemica. Molti napoletani dicono di non sentirsi italiani. Siamo vittime di una sindrome da accerchiamento. Ma è una sindrome?

Respiro a fondo, ci penso su. In giro per l’Italia, dire “non fare il napoletano” è di prassi per dire “comportati bene”. Becero razzismo, non bisogna dargli importanza. In giro per gli stadi d’Italia, dovunque ci sia un napoletano, si levano cori (o striscioni) “Vesuvio lavali col fuoco”. Becero razzismo, non bisogna dargli importanza. Qualche mese fa, in seguito ad una scossa di Terremoto avvertita piuttosto forte a Napoli, i social network strariparono di commenti allegri: “morirete come scarafaggi”, “terremoto pensaci tu”, “Perché siete ancora vivi scarafaggi?”, “Dai, è la volta buona che si risveglia il Vesuvio e vi sotterra con i vostri rifiuti”, “Forza Vesuvio facci sognare”. Ma era solo becero razzismo, non bisogna dargli importanza.

Fortuna che ci sono le istituzioni, quelle a cui inneggia il nostro presidente del Senato Pietro Grasso (il nome che conta), quelle a cui dovremmo mostrare rispetto cantando l’inno. Quelle che sono rappresentate da Brunetta (eccolo, un altro nome che conta), che disse: “Se non avessimo la Calabria, la conurbazione Napoli-Caserta, o meglio se queste zone avessero gli stessi standard del resto del Paese, l’Italia sarebbe il primo Paese in Europa”. Quelle che sono rappresentate da Salvini (sicuramente, un nome che conta), che cantò: “Senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani… Oh colerosi, terremotati, voi col sapone non vi siete mai lavati” (ad un raduno della Lega, eh, non a casa sua o nella curva di uno stadio), oppure da Zaia (“Siamo stanchi di sentire in tv parlare in napoletano e romano”).

E fortuna che ci sono i media, a difendere le istituzioni e l’integrità morale di questo paese, a struggersi per l’accaduto “nonostante l’appello di Papa Francesco”. Fortuna che ci sono i giornalisti della RAI, TV istituzionale, TV di servizio, per cui bisogna pagare il canone. Come quando il giornalista del TG regione Piemonte (Gian Piero Amandola, perché questo nome sì, conta) chiese ai tifosi della Juve: “I napoletani si distinguono dalla puzza?”, o come quando al TG1, in un servizio sulla Coppa Davis di Tennis, la giornalista colse lo spunto per parlare dei “problemi di sempre”, di fognature saltate, dei “soliti approfittatori” che vendevano impermeabili e ombrellini grazie alla pioggia (sic!), di palazzi crollati. I giornalisti di Tuttosport no, loro non sono così super-partes. Oggi loro possono permettersi un po’ di sarcasmo: “Comunque tranquilli: i tifosi del Napoli ci hanno messo appena 11’ a dimenticare i fratelli feriti e l’orgoglio di gruppo. E’ bastato un gol di Insigne. Il raddoppio dello stesso attaccante, ne siamo certi, avrà convinto qualcuno che la doppietta di uno scugnizzo è il segno della benevolenza di San Gennaro per la sofferenza patita dai tifosi partenopei. Evidente, comunque, come la Fiorentina sia stata la squadra più danneggiata dalla sceneggiata partenopea. Il Napoli ha portato a casa una partita francamente imbarazzante, che però ha fatto talmente agli addolorati tifosi del Napoli che si sono messi a cantare o’surdato ‘nnammurato e tutto passa in cavalleria”. E poi hanno ragione. La sceneggiata è notoriamente nata a Napoli. E poi si sa, è tutta colpa di Genny ‘a carogna.

Ultima postilla. L’uomo che ha esploso sette colpi di pistola contro i tifosi napoletani (leggasi: sette) non è un “venditore ambulante”, come diceva stamattina la Gazzetta dello Sport, bensì un capo ultras romanista, uno di quelli che costrinse Lazio e Roma a non giocare un derby nel 2004. Ma sapete com’è, lui non è figlio di un camorrista. Lui non è Genny ‘a carogna.

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36 risposte a Napoli, il razzismo, la “civiltà istituzionale”

  1. Ok, io dico la mia, poi vedremo…
    Secondo me in un paese “normale” non ci sarebbero i Salvini, nè i Brunetta, nè i Jenny la Carogna, neanche gli spari fra ultrà, nè tantomeno istituzioni messe sotto scacco o persone messe in una bara dalle istituzioni (vedi Aldrovandi, Uva e via dicendo).
    Hai scritto veramente un bel pezzo,

    • swann matassa ha detto:

      capisco quello che dici, anche se ormai non so più cos’è un paese “normale”. l’unico che conosco a fondo è questo, e l’unico sentimento che riesco ad esprimere è disgusto. figurarsi se mi scandalizzo per i fischi all’inno…
      grazie per i complimenti!

  2. poetella ha detto:

    concordo.E’ un bel pezzo.
    P.s.
    Comunque… prescindendo dal suo valore, diciamo, patriottico (du’ palle co’ ‘sto patriottismo…)
    l’inno nazionale, in un paese, come si dice, di poeti, santi e navigatori, (era così?) e musici…aggiungo… fa un po’ schifo!
    E’ uno degli inni più ridicoli che ci siano in giro. (sarà un segno?)
    E sì che di bella musica se n’è scritta, in Italia…
    bah, ok, non c’entra un cazzo, ma mi andava di dirlo!
    Ecco.

  3. Gintoki ha detto:

    Null’altro da aggiungere. Ottimo post

    • swann matassa ha detto:

      beh, grazie. ti dirò che, quando l’ho scritto, pensavo che avrei suscitato polemiche. invece vedo che parecchie persone condividono le mie sensazioni. tuttavia, durante la giornata di oggi, si sono raggiunte nuove vette di strumentalizzazione. anche grillo non ha perso l’occasione di usare genny ‘a carogna per dire che l’italia è alla frutta. chapeau

      • Gintoki ha detto:

        Grillo dice la sua su tutto ormai, lo fa perché deve mantenere l’hype intorno a lui e al movimento che rappresenta, che trova ragione di esistere nel fatto stesso che sia un movimento basato sull’agitazione perpetua.

        Fatta questa digressione, magari qualcuno potrà non essere d’accordo con l’analisi e io magari sarò di parte perché napoletano, ma sono cose che chi guarda con un occhio non strumentalizzato dalla tv per me dovrebbe pensare naturalmente. Perché non è accettabile come l’informazione abbia gestito la vicenda tra l’altro esibendosi in un florilegio di informazioni errate una dietro l’altra. Io ho perso il conto: prima è stato un venditore che ha sparato ai rapinatori e ha raggiunto il ragazzo napoletano, poi è stata una rissa tra napoletani, poi sono stati i veronesi che erano a roma, poi è stata qualsiasi altra cosa ma che non c’entrava col calcio, poi è stata un’aggressione dei napoletani e una risposta dei romani…W le fonti.

        • swann matassa ha detto:

          e si continua…
          qui c’è tutto: il razzismo crescente nei confronti di napoli, sulla quale ogni occasione è buona per gettare fango, l’incompetenza dei media e la disponibilità del tutto immorale di vendersi al miglio offerente, la strumentalizzazione che le istituzioni e le forze politiche fanno di qualunque evento per tirare acqua al proprio mulino… ne ho fin sopra i capelli

  4. rideafa. ha detto:

    bèh, a prescindere dalla provenienza geografica, fa comunque impressione (è un eufemismo) percepire un potere – che diventa violenza fisica e psicologica e totale annichilimento di (presunti?) valori sportivi e affezione a una maglia- assolutamente inspiegabile, e irragionevole, delle tifoserie (ultrà). e il quasi totale immobilismo dei club.

    penso che sia questo il vero fulcro. e che sia un caso che, in questo caso, il capo ultrà del napoli fosse, peraltro, noto. poteva essere anche vattelapesca, il discorso, per quanto mi riguarda, non cambiava.

    • swann matassa ha detto:

      il problema degli ultras è grave e annoso. qui però si può dire che io non l’abbia neanche approcciato. il problema è lo spostamento dell’attenzione da un problema ad un altro, il cambio di messa a fuoco. è un’operazione ormai ben nota: di fronte ad un accaduto, si focalizza l’attenzione su un particolare, per distogliere l’attenzione dal quadro d’insieme e sfruttare dettagli (in alcuni casi insignificanti) che però sono comodi per portare avanti una tesi. in questo caso, mentre “il fatto” è il ferimento di tifosi napoletani a seguito di un agguato a mano armata, i media ci presentano una realtà distorta in cui l’atto criminale è quello degli ultras del napoli che decidono se si debba o meno giocare (fatto peraltro mai accaduto). e questo è solo un esempio.

  5. ettore matassa ha detto:

    Bravo Swann, condivido tutto, TUTTO. Aggiungo solo che il De Santis (l’uomo che ha sparato) fu ASSOLTO nel processo che seguì ai fatti dell’olimpico nel 2004 e che, per sovramercato, è uscito “pulito” da altri due processi perché finiti in prescrizione, un’altra vergogna italica. La stessa prescrizione che salvò Andreotti dalla condanna per mafia e la Juve nel processo al doping nel calcio. Tanto per fare due esempi. Questa è l’italia (minuscolo voluto) che ci hanno consegnato i governi dal II dopoguerra ad oggi. Sic et simpliciter.

    • swann matassa ha detto:

      che altro aggiungere… solo che le verità che restano scritte nei libri di storia, il più delle volte, sono le stesse che vengono scritte sui giornali. perciò ci sono poche speranze

  6. newwhitebear ha detto:

    Letto il tuo pezzo e non posso che concordare con le tue parole. Solo in Italia e in certi paesi del terzo mondo o giù di lui hanno personaggi analoghi a quelli che hai citato.
    Problema di civiltà? Problema di cultura? Non credo. Il problema è che si dà troppa enfasi a tutto questo, troppa visibilità mediatica per distrarre le persone da problemi ben più importanti e drammatici da risolvere.
    Per un politico parteggiare con la tifoseria è come mettere un tesoretto (di voti) in cassaforte.
    Per quanto riguarda l’inno, sarà anacronistico suonarlo ma ovunque, salvo in Italia, viene rispettato. Credo che faccia sorridere prima delle gare di F1 e Moto in America vedere cantanti celebri cantarlo e osservare con quale partecipazione gli spettaori USA lo seguono. Sarà anacronistico ma questo deve far riflettere.

    • swann matassa ha detto:

      ti dirò, il rispetto è sempre dovuto, io non sono mai per l’insulto o l’aggressione. eppure, fischiare l’inno mi sembra una espressione di dissenso e di disagio più che legittima. di fatto, è solo una forma di protesta – piuttosto civile, aggiungerei. non capisco chi o che cosa abbiano santificato l’inno al punto che fischiarlo sia divenuta cosa blasfema.
      ma, del resto, l’italia è la patria dell’ipocrisia

  7. italovago ha detto:

    Fischiare l’inno un’espressione di disagio più che legittima? Di che tipo di disagio stiamo parlando? Economico? Sicchè ci sono migliaia di persone che vivono talmente a disagio da potersi permettere il lusso di prendere un treno e trascorrere un giorno o un weekend lontano da casa per una partita di calcio? Talmente a disagio…da potersi permettere il lusso di… No qualcosa non quadra. Tu mi dirai “dai, adesso è un lusso andarsi a vedere una partita di calcio?”, beh, conti alla mano, fra biglietto del treno e biglietto della partita suppongo che una 50€ almeno (almeno!) debba uscirci. Considerando la situazione di grave disagio economico e sociale in cui viviamo, potentemente testimoniato dai fischi sull’inno nazionale, direi che anche “solo” 50€ pesano. Quindi ricapitoliamo: inno fischiato, espressione di disagio economico espressa da soggetti che vivono a disagio. Vivono a disagio? E allora ripeto e mi ridomando: di che tipo di disagio stiamo parlando? Economico, no, di certo.
    Un disagio sociale? La frustrazione di essere sempre presi di mira con insulti razzisti di vario genere? Dunque, premetto che non condivido l’idea dell’inno nazionale o di altri simili simboli quali forme di ipocrisia. Lo diventano. Da un lato c’è chi li rende forme di ipocrisia facendo del proprio mestiere lo sfilare su un tappetto rosso davanti alle forze dell’ordine in fila accompagnato dallo strombazzare di una banda e farfugliando poi parole come “civiltà istituzionale” se incalzati dal giornalista leccaculo che cerca il suo momento di gloria. Dall’altro lato c’è chi si ricorda che si tratta di forme di ipocrisia a seconda del momento o del contesto. Mi vengono in mente le scene dei mondiali di calcio, quando li abbiamo vinti 8 anni fa, per esempio: ricordo l’inno nazionale cantato da tutti, negli stadi, nelle case, chi non ha gridato alla finale contro la francia il “si!” sulle ultime note dell’inno; ricordo le bandiere esposte fuori alle case e poi i caroselli, la festa, da nord a sud. Non ho sentito napoletani fischiare l’inno allora, anzi, immagino il napoletano, col suo proverbiale coraggio, pronto a difendere anche lo juventino che si sia scontrato con un tifoso avversario che magari fischiava l’inno. Non era un simbolo vuoto allora l’inno? Ancora: quando andiamo all’estero e ci piace dire “sono italiano”, perchè fa sempre un po’ un buon effetto? Quando esponiamo ai negozi o ai ristoranti il tricolore, anche allora è un simbolo vuoto?
    Simulacri di una “forma di ordine” solo per contenere le forze del disordine? Credo che quanti hanno fischiato l’inno siano inconsapevolmente i migliori manutentori di quella “forma di ordine” che intendi tu: non sono forze del disordine, o meglio, si lo sono, ma del disordine fine a sè stesso. Cosa ci hanno guadagnato da ciò che hanno fatto? Cosa ci abbiamo guadagnato? Il nulla più assoluto se non peggio, una figura di merda a livello internazionale e i problemi e le fonti del disagio che rimangono sempre lì, presenti, forse anche più forti di prima. Non si affronta una protesta contro il razzismo o una protesta per un disagio qualsiasi, economico e sociale che sia, fischiando in massa un inno nazionale o considerando vuoto e insignificante un simbolo nazionale. E credimi, non sono un patriota o un nazionalista, non mi piacciono queste etichette; sono solo uno che si sforza di riconoscere quand’è che ci si sta sputando sulla testa, e domenica scorsa direi che a volare in aria e a ricaderci addosso sia stata quella che a Napoli si definisce “una bella rascata”.

    • swann matassa ha detto:

      sulla prima parte, quella del “disagio economico” non rispondo, perché io non ho mai fatto riferimento a quel particolare aspetto e comunque non mi riferivo a quello.
      per quanto riguarda la seconda parte, ti invito a notare che io ho detto che personalmente non l’avrei fischiato e che non ho detto che sia stata cosa ben fatta, ma che la ritengo una forma “legittima” di protesta. che poi la si condivida o meno, è altra cosa. solo, non vedo perché mai ci si debba scandalizzare. cosa c’è che rende l’inno così intoccabile, che ne ha decretato la sacralità? neanche il fatto che possa diventare “figura di merda” internazionale mi tange: non sono avvezzo a giudicare la legittimità delle cose in funzione dell’impressione che queste fanno ad altri, figurarsi quando questi altri sono governanti o media di altri paesi, cioè altri spacciatori di menzogne. direi peraltro che la figuraccia l’abbiamo rimediata per i disordini e gli incidenti, quelli sì vergognosi, e non vergognosi perché ci hanno procurato la figuraccia, ma vergognosi perché la figuraccia è meritata, secondo un codice etico facilmente condivisibile, e non secondo valori preconfezionati e di facciata come quelli rappresentati da una bandiera o da un inno nazionale. il fatto che in altre occasioni l’inno venga cantato con soddisfazione, come quando vincemmo i mondiali, è solo un’ulteriore dimostrazione di ipocrisia da parte di chi oggi lo fischia e ieri lo cantava, e ti vorrei far notare che due ipocrisie non si annullano a vicenda. due torti non hanno mai fatto una ragione.
      credo di capire quello che dici quando dici che non condividi l’idea dell’inno nazionale o di altri simili simboli quali forme di ipocrisia, che lo diventano. forse sbaglio bersaglio. me la prendo con l’effetto e non con la causa. ma devo dire che causa ed effetto qui sono molto difficili da distinguere. io non so più se è il sistema in cui viviamo che provoca le storture o sono le storture di cui siamo geneticamente portatori che alimentano il sistema. temo che la realtà si sia ripiegata su se stessa e che siano vere entrambe le cose. perciò io mi limito a cercare di sfrondare tutte le cose dalla loro forma, e preoccuparmi della sostanza, per quanto mi è possibile. per riportarmi in argomento, io so e vedo che in questa città il sentimento di identificazione col resto della nazione è sotto zero. questa è la realtà, piaccia o no. fischiare l’inno è un modo di esprimerlo, continuo a pensare che ci sarebbero modi più “pericolosi” di farlo. che poi siano anche più “efficaci”, resta da vederlo.

      • italovago ha detto:

        Io ho erroneamente colto il termine legittimo che hai usato nel suo significato più ampio, nel senso di “regolare”, “normale”, “accettabile” e non come invece tu, giustamente, mi indichi “lecito” o “legale”. Legittimo, certo lo è, perchè viene integrato nella ampia sfera della libertà di espressione, perchè non esiste una norma che definisca una pena contro chi disprezza un simbolo della nazione, perchè i padri costituenti non ritennero necessario includere nel corpo normativo una regola tanto elementare.
        L’inno come la bandiera è il simbolo della nazione, è un valore: credo che stia tutta qui la sua sacralità, se di sacralità di vuol parlare, io preferisco semplicemente parlare di “importanza”. Se brucio la maglietta di una squadra di calcio davanti ad un tifoso, se disprezzo un simbolo religioso a cui milioni di persone tengono, se fischio un inno, se brucio una bandiera, faccio qualcosa di legittimo, di lecito, ma sto denigrando un valore, una storia, lo sforzo o l’impegno di quanti si sono prestati o si prestano per quel che rappresenta quel simbolo. E non è poco. Il rispetto di questo tipo di simboli/valori è qualcosa di talmente elementare da non richiedere norme che ne sanciscano l’obbligo al rispetto; e allo stesso tempo la loro violazione fa più effetto (a quanti ne sentono l’importanza) della violazione di una legge scritta, proprio perchè stiamo parlando di valori o simboli di base/elementari.
        Capisco che magari non condividi l’iniziativa dei fischi sull’inno e simili atti, che comunque preferisci curare la sostanza, che la forma (l’inno, l’alza bandiera, la cermonia nazionale ecc) è diventata anche più insopportabile proprio per carenza di sostanza, che il sistema in cui viviamo lascia interdetti, che non si sa cosa pensare, che a volte si perdono anche le parole (addirittura quelle per un inno). Ma chi sa che non tocchi proprio a noi, a noi che siamo senza parole, farci sentire.
        Napoli ha bisogno dei napoletani. Spesso dico solo questo a me stesso o alle persone con cui mi capita di parlarne. Lo stato non aiuta, tanti denigrano napoli, tanti non aiutano napoli? E allora non restano che i napoletani per salvare napoli. E, per ritornare in tema, se napoli e l’italia si sentono distanti, evitare di fischiare un inno è una soluzione migliore di altre.

        • swann matassa ha detto:

          napoli ha solo i napoletani e l’italia ha solo gli italiani, questo è vero da tempo. e temo di dover dire che è anche per questo che le speranze di risollevarsi sono ridotte al lumicino.

  8. bleachedgirl ha detto:

    L’altro giorno sentivo vociare a riguardo. Parafrasando: Tutti a parlare di Genny ‘a carogna perché di lui avevamo le immagini, tante immagini. Del tizio che ha sparato non le avevamo. Sicché…

    • swann matassa ha detto:

      ti dirò, non penso che sia la disponibilità di immagini a fare la differenza, ma il “potenziale di gradimento”. uno che si chiama “genny ‘a carogna”, che è figlio di un boss e che è a capo dei mastiffs, “fa notizia”. poi, oh, ditemi pure che sono vittimista, ma lo sport “spara al napoletano” piace. e poi io detesto il vittimismo, ma trovo peggiore il buonismo. e ho le scatole piene della stupidità e della malafede, due cose in cui eccelle l’italiano medio e il giornalista italiano medio.

  9. sherazade ha detto:

    ciao Swann
    solo un brevissimo saluto per ripeterti quanto piacere mi ha fatto conoscerti e sopratutto stando ‘logisticamente, vicini parlare più diffusamente che con altri dei tanti amici blogger.
    Spero il tuo viaggio sia andato bene e che anche tu abbia apprezzato questo primo tentativo.
    sherazadeabbraccidinuovovirtuali:(

  10. shaintalle ha detto:

    ho due amici a Napoli, una coppia. ma sono molto più affiatata con lei ultimamente, al punto d’essere una tra le amiche più importanti in questo momento di vita.
    queste sono parole che sento dire spesso a Napoli, specie da lui e dai suoi amici e ho cercato di dirgli cose, di farmi capire, ma senza ottenere troppi risultati.
    pazienza, adesso ci proverò qui.
    prima di tutto: contestualizziamo. stiamo parlando di calcio, di tifoseria, di mainstream di massa e in extremis del mondo ultras – senza andare troppo oltre tipo la politica, anche se il passo può anche essere molto breve; ma vorrei rimanere sulla società e non dilungarmi sulle istituzioni.
    so che forse storcerai la bocca, ma sono per metà romana e ho vissuto a Roma negli ultimi tre anni. questi sono giri, e il razzismo che pulula in questi giri non ha contaminato del tutto la mentalità di molti Romani.
    io adoro la tua Città, al punto di riservarle un pezzo del mio blog che è poi l’immagine di copertina (per parlare in termini facebookiani) – una splendida vista dal Pontile nel settembre 2013.
    e come me molti altri in tutta Italia nutrono ammirazione per la storia, il mistero, il fascino e la magia di Napoli.
    io sono fiera di lei perché la sento anche mia, come tuo è il Colosseo o il Duomo di Milano o come nostro è il Gran Canale o le Alpi o l’Anfiteatro di Catania.
    Napoli è una città particolare che può darti tutto o toglierti tutto, a seconda di come tu ti poni.
    se scendi dal treno e sorridi in tutte le direzioni a Napoli avrai solo amici. e io amo venire a sorridere da voi.
    lo so che molti Napoletani non si sentono italiani perché è da entrambi i lati – Napoli e resto d’Italia – che secondo me manca apertura.
    so anche della rivalità fra ultras della Roma e del Napoli, ma per me rappresentano un livello talmente infimo di nobiltà d’animo che non sono degni della mia attenzione.
    adoro essere Romana e amare Napoli. tanta gente non sa cosa si perde.

    complimenti per l’articolo.
    😉

    • swann matassa ha detto:

      ti rispondo sinceramente: penso che in tutta questa faccenda il calcio, la tifoseria e il mondo ultras c’entrino ormai veramente poco. l’aspetto più disgustoso di tutta la faccenda è stata il comportamento dei media.
      i napoletani non si sentono poco italiani perché ai romani non piace la città o per una rivalità fra tifoserie. la verità è che siamo storicamente divisi e queste divergenze storiche non sono mai state appianate. per quanto la si voglia idealizzare, l’unità d’italia è stato un atto brutale e di fatto una scelta politico-militare.
      detto questo, io penso che ogni sentimento di divisione, di separazione e, in ultima analisi, di odio sia un sentimento distruttivo, che non può che fare male. non c’è bisogno (o non dovrebbe esserci) bisogno di “essere nazione” per essere affratellati. l’unità nazionale è una menzogna (soprattutto in italia), ma possiamo essere uniti lo stesso. è facile e difficilissimo allo stesso tempo: basta che la nazione di ciascuno sia il mondo. un atteggiamento come il tuo già aiuterebbe (e grazie per i complimenti 🙂 )

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