Tempus fugit

La colonna sonora dell’esistenza è il tic-tac di un orologio. Su quel ritmo sincopato danzano tutte le forme di vita, e vi danzano le vibrazioni che esse emanano, i sentimenti e i pensieri e anche le movenze caute e bianche degli istinti, su cui si può scrivere qualunque destino. Sono i suoni semplici quelli che spiegano la complessità, è l’assonanza fra le parole illusione e delusione che chiarisce la natura stessa di queste due realtà della mente. È la riproducibilità scontata dei colori, sono gli aggettivi abusati del quotidiano a descrivere la realtà. La rapidità con cui la lancetta dei secondi ipnotizza gli occhi è l’unica cosa di cui abbiamo bisogno per sapere quello che c’è da sapere. Tutto finisce. La poesia, la musica, l’arte esistono solo per decorare il tempo, e vanno via con lui, come l’amore, come l’amicizia, come il battito di un cuore, che pompa un battito dietro l’altro, sicuro ed eterno… finché non si ferma. Eppure ci muoviamo come se non lo sapessimo, perché aiuta ingannarsi, per vivere questo breve respiro fra le lunghe apnee del tempo. Ma alla fine del giro, c’è sempre una cellula che brucia un po’ di glucosio. Finché questo avviene, tutto va avanti.
Ma l’eterno, chissà, potrebbe finire.

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16 risposte a Tempus fugit

  1. labloggastorie ha detto:

    La consapevolezza che siamo già destinati ad una fine ci porta a cercare e a lasciare segni di un passaggio, a volte mi chiedo se anche l’atto d’amore con cui mettiamo al mondo i figli non sia altro che un tentativo attraverso cui cerchiamo l’eterno.

  2. newwhitebear ha detto:

    Il tempo scorre e noi con esso. L’eterno finirà con noi ma proseguirà con coloro che vengono dopo di noi.

    • swann matassa ha detto:

      il paradosso è quello. tutto sembra eterno; per accorgerci che nulla lo è dobbiamo sperimentare ogni volta, da capo, la fine. per poi ricominciare ad illuderci sull’eternità di qualcos’altro…

  3. poetella ha detto:

    comunque, e questo mi consola, noi siamo eterni!
    Come, come?
    Finchè siamo vivi abbiamo la percezione dell’essere vivi. No?
    Quando saremo morti non ne avremo percezione.
    Dunque, solo percezione di vita. Solo eternità. Dico bene?

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