Nato libero – dedicato a Francesco Di Giacomo

Non mi svegliate, ve ne prego.
Sto sognando un viaggio alato. Sono salito in groppa al mio Ippogrifo, mi è stato detto da qui, messere, si domina la valle. La valle eravamo noi, esserini brulicanti che si credono giganti perché si guardano troppo da vicino. Ho provato a volare più in alto che potevo, ho lasciato lente le briglie del mio Ippogrifo. Ho dominato la valle per davvero, con lo sguardo. Vi scorrevano dei fiumi, erano rossi, come pieni di sangue. Ho cercato dei segni, in quei fiumi, come si cercano le forme nelle nuvole. Componevano queste parole: su cumuli di carni morte hai retto la tua gloria, ma il sangue che hai versato su te è ricaduto. La tua guerra è finita. Allora, attorno a me, non c’è più il cielo; sotto di me, non c’è più la valle. Alla mia destra, una scacchiera con due giocatori; davanti a me, un libro. Le forme, ora, le cerco nell’intonaco scrostato, nelle crepe del muro, nelle macchie di muffa. In rosso, su una parete dell’aula occupata, adesso c’è scritto: l’affanno della morte lo senti sempre addosso, anche se non saprai PERCHÉ.
Sono seduto dietro a un banco ricoperto di formica verde, come a scuola. Davanti a me c’è S. Ha gli occhi azzurri, mi chiede: “qual è il tuo gruppo preferito?”. Io rispondo: “il Banco”. “La scuola è davvero importante, per te”, mi dice. Io le sorrido. Vorrei dirle: conserva quegli occhi, non lasciarti sopraffare. Ma non lo faccio. Lei mi guarda come se avesse capito, ma io so che non è così. Nel sogno, so che lei non c’è più. L’affanno della morte lo senti sempre addosso. E forse sai anche perché.
Non mi svegliate, ve ne prego. C’è ancora tempo, per il giorno, quando gli occhi s’imbevono di pianto. I miei occhi. Di pianto.
Ma il sogno ha smesso di volare. È una sensazione strana, sognare e pensare. E mi viene da pensare che è quasi un dovere giocarsi tutto in un colpo solo. Forse è soltanto un’idea che nasce male, forse è un’idea che cresce male. Ma la primavera è inesorabile.
Metto su Canto di Primavera. La voce di Francesco Di Giacomo canta, dice la primavera è altro che un cielo chiaro, è grandine veloce sui tuoi pensieri. Ma non c’è grandine sui miei pensieri, i miei pensieri sono grandine. Colpiscono le cose con rumore, provocano danni, compromettono raccolti.
Perciò so che è vero, e non è più sogno, che sono io la bestia, che la mia ragione è sempre nemica della mia pelle. Sono lì, fra la veglia ed il sonno, in quella realtà sospesa in cui pare davvero che io possa impadronirmi di un momento, farlo durare un’eternità. Sono lì, ancora in bilico sul mio sogno di libertà, scoppiato come un palloncino nel frastuono di un incidente.
A volte lì si fermano le nostre storie, oppure no. È solo questione di tempo.
Quella che avevo da raccontare, sì, finisce qui, con tutto quello che contiene, senza un vero perché, come accadono le cose a questo mondo, come un malore alla guida.
Ma almeno tu che puoi fuggi via col tuo canto nomade, FDG. Ora che puoi, non farti prendere.
(Anche tu, S. Anche tu).


P.S.: Le parti belle di questo post, quelle in corsivo, non sono mie. Ma sono dentro di me, quello sì.

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27 risposte a Nato libero – dedicato a Francesco Di Giacomo

  1. ettore matassa ha detto:

    Piansi, quel giorno leggendo il post – mortem.
    Piansi già prima di ascoltare il brano. Le parole, da sole, mi avevano toccato, le SENTIVO dentro insieme ai pensieri dell’autore, come fossimo un solo, unico sentire.
    La sua tristezza mi coinvolgeva, non solo, MI RIGUARDAVA.
    Avrei voluto non leggera quella tristezza in un autore giovane, bello, intelligente, sensibile e LIBERO.
    Mi chiedevo se la sua tristezza non fosse colpa mia. Non so rispondere.
    Sono troppo piccolo, io, in confronto a lui.
    Ma questo sono sicuro che l’autore l’ha capito.

  2. panph ha detto:

    ” una cosa sola, ci sarà sempre bisogno della vostra intelligenza,
    di ognuno di voi
    non scordatevelo mai!”

    non ho parole, di parole ho solo quelle che ci hai lasciato da ascoltare, apprendere e metabolizzare, era qualcuno di cui ci si potesse fidare, uno puro, uno giusto

  3. ecoarcobaleno ha detto:

    Ammetto l’ignoranza non lo “conoscevo” 😦 a volte per “conoscere” qualcuno deve prima morire 😦

    • swann matassa ha detto:

      conoscilo ora. la forza dell’arte sta nel fatto che trascende la vita di chi l’ha concepita.

      • ecoarcobaleno ha detto:

        Cero Swann, lo farò con piacere, ascoltanto qualche brano in effetti forse la sua voce la conosceva, era la sua immagine che non conoscevo. C’è spesso una memoria musicale più forte di quella visiva e soprattutto inconscia. cari saluti a tutti

      • Erre ha detto:

        Quando parli così, mi fai venire i brividi.

        • swann matassa ha detto:

          lo sai? da bambino ero veramente convinto che bisognasse fare qualcosa, nella vita, che ci consentisse di lasciare una “firma” del nostro passaggio. ora che di (piccolissime) firme ne ho lasciate un certo numero dietro di me, e che ho riconosciuto essere effimere esattamente quanto una vita totalmente anonima, ho capito che l’unico modo di mettere veramente una firma sia “creare”. cioè, lasciare qualcosa che serva a qualcun altro, per il tempo più lungo possibile. mi piacerebbe davvero essere in grado di farlo. credo sinceramente che persone come quella di cui parlo nel post l’abbiano fatto, lo facciano, bontà loro.

  4. ludmillarte ha detto:

    ho iniziato a piangere subito dopo aver sorriso alla battuta del banco. un po’ per il sogno che ha smesso di volare da cui la più che comprensibile richiesta di non volersi ancora svegliare, un po’ per la bellezza del mix che sei riuscito a comporre. Caro Swann, una ragione nemica della pelle avrà davvero ragione solo a giochi fatti e, senza farli, non si possono aver risposte, ma questo lo sai anche tu. Mi sovviene il romanzo della Austen “Ragione e sentimento” che è terminato con un lui a cavallo in cima alla collina che, a distanza, osservava la sua ex ormai da tempo sposata ad un altro. lui tornava lì, per rivederla a distanza, libero. libero? (scusa, forse ho travisato)

    • swann matassa ha detto:

      sai che la scena che t’ha fatto sorridere è accaduta davvero?
      per quanto riguarda la libertà, se ho capito quello che intendi, sono d’accordo sul fatto che “libertà”, come tutti i concetti di cui ci riempiamo la bocca ma che poi non conosciamo davvero a fondo (amore, felicità), a volte diventa ambigua. così, come la “libertà dall’amore” di cui parli, anche la “libertà dalla vita” a cui tutti saremo condannati, e che vorrei tanto che ci consentisse, semplicemente, di fuggire via, di non farci prendere.

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