La libertà ha un prezzo

Qualche tempo fa sono stato ad un seminario sul mestiere di scrivere. Il docente di turno, Francesco Izzo, ad un certo punto ha detto che lo scrittore, davanti alla pagina bianca, ha il privilegio di essere completamente libero; ma la libertà ha un prezzo -ha detto- quello della verità. Intendeva dire che non ci si può mostrare solo belli e intelligenti; la libertà dello scrittore è legata alla condizione di essere sinceri, di mettere su carta tutto quanto si è, anche il lato oscuro.

Questa cosa mi ha fatto riflettere. La libertà ha un prezzo: quello della verità. È un principio che è tutt’altro che limitato al mestiere di scrivere, se ci si pensa. La libertà di espressione ha un prezzo, quello della sincerità. La libertà di pensiero ha un prezzo, quello dell’onestà intellettuale. Sono tutti figli dello stesso concetto: libertà a costo della verità.

E allora non posso fare a meno di pensare a tutti coloro che rivendicano le proprie libertà, spesso confondendole con molte altre cose: la democrazia, l’uguaglianza, la parità, sempre più spesso perfino l’individualismo. E dimenticando che, nello snocciolare ideologie, bisogna dire la verità, e che per dire la verità bisogna conoscerla, e per conoscerla bisogna cercarla. Almeno finché non hai imparato a mangiarle, le tue idee, come vorrebbe Gaber.

Io credo ci sia un unico modo per cercare la verità: partendo da zero, mettendo in fila i fatti, le osservazioni, e ricomponendo il puzzle. La ricerca della verità non è un gioco a ritroso, non è come dipanare il filo di una matassa; quella è ricostruzione, va bene per le indagini della polizia. Non si può avere un’idea preconcetta e provare a ricostruirne la fondatezza partendo da quella e verificandone la plausibilità; quella si chiama verifica, va bene per i revisori. Non si può partire dai propri principi e provare a dar loro dignità di verità attraverso un cammino logico inverso per trovare le basi razionali di quel principio; quella è filosofia, va bene per i religiosi di oggi, cui la fede non basta più.

No, c’è un unico modo per cercare la verità: si tratta di disporre la realtà su una o due dimensioni, quelle che la nostra mente ristretta comprende, e provare a mettere ordine, farlo col massimo impegno possibile, con tutta l’intelligenza che ci è stata concessa.

Ma l’impegno ha molti nemici. E io non tollero chi rivendica libertà senza voler pagare il prezzo della verità; non tollero chi pretende di possedere verità che non ha cercato; non tollero chi dice di aver cercato verità risalendo lungo i fili delle proprie convinzioni o dei propri principi; ma soprattutto non tollero chi divulga verità inventate, chi millanta lunghi e tortuosi percorsi di ricerca che conducono a verità precostituite, di comodo. Quelli sono i mistificatori. Nessuna libertà, per loro.

I mistificatori sono i miei primi nemici. Perché il 1984 è oggi, è oggi “il tempo dell’inganno universale”. In questa “epoca delle passioni tristi“, la libertà si conquista con la verità.

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27 risposte a La libertà ha un prezzo

  1. elinepal ha detto:

    Credimi ti abbraccerei!! Ora e tardi ma domani e dopodomani rileggerò il tuo post e ne trarrò spunti per altrettante riflessioni. Sei un grande!

  2. labloggastorie ha detto:

    Sposo il tuo post..in un momento in cui dove mi giro e mi volto non sento altro che parlare di “saldi”.
    Buongiorno! 🙂

  3. a volte scrivi post di una bellezza imbarazzante. anzi, come disse guccini prima di cantare luci a san siro al premio tenco: «di certe canzoni non si dice bella, o brutta, si dice solo: ma perché non l’ho scritta io? quella che andrò adesso a cantare è di un amico, e si intitola: ma perché non l’ho scritta io?».
    un giorno a l’altro secondo me diventerai un discutibile, swann, te lo anticipo.

  4. ecoarcobaleno ha detto:

    Lo devo rileggere il post, perché quando ci sono così tanti input vanno sviscerati o per lo meno ci si può provare. Così a caldo però voglio dire due cose una è che secondo me è importante la ricerca della verità, più che la verità, che sia comunque propria personale, cucita con le nostre mani e sudore e non dagli altri e poi partire sempre col presupposto che quella a cui siamo arrivati non è verità assoluta, ma è soggetta a modifiche con l’acquisizione di nuovi elementi, percorsi mentali, emozionali, ecc.
    Penso che comunque bisognerebbe davvero mettersi prima d’accordo su cosa s’intende per “verità”; direi se si parla di una verità relativa al qui ed ora, credo nella sua esistenza, ma se già parliamo di una verità eterna ci sono maggiori problematiche. Spero di aver esposto chiaramente i miei pensieri. Come sempre grazie del confronto e delle riflessioni condivise da te e da tutti.

    • swann matassa ha detto:

      fai delle puntualizzazioni molto giuste.
      io comunque credo che la soggettività della verità sia invero insita nella sua stessa definizione, eppure questo non le toglie minimamente valore o dignità. il valore della verità, per quanto soggettiva, sta nella bontà del punto di vista e nell’impegno che si mette a cercarne uno privilegiato. non a caso “dire la verità” è sinonimo di “onestà” e non di conoscenza o di sapere. la verità può essere mutabile e può essere soggettiva, ma si distingue sempre dalla menzogna e dalla mistificazione, perché è caratterizzata dalla buona fede. mi sembra calzante, in questo contesto, il paragone con l’opinione: quando si chiede un’opinione a qualcuno, non gli si sta chiedendo una certezza assoluta, ma solo un punto di vista, che ti aiuti a costruire il tuo pensiero o a fare la tua scelta. naturalmente si chiederà una opinione a chi si considera autorevole e affidabile, e allo stesso modo non tutte le verità hanno lo stesso valore, per cui ci sono “verità scientifiche”, “verità religiose”, “verità giuridiche” e così via discorrendo. ma sempre, sempre queste saranno il risultato di una attenta ricerca e, quando saranno soppiantate, non diventeranno mai menzogna, ma solo non-verità, o vecchie verità.
      le verità assolute non esistono, hai ragione (per questo non vado d’accordo con le religioni), c’è sempre una linea di demarcazione fra verità e realtà, e quella linea di demarcazione è definita dalla nostra capacità di esperire la realtà e decodificarla. la verità non è la realtà, ma è il limite che tende ad essa.

      • ecoarcobaleno ha detto:

        Grazie della puntualizzazione…peccato che ho “paura” che in pochi la pensino così, o comunque se ne ricordino. Io oltre al tuo modo di scrivere “fantasioso” ammiro la lucidità e l’organicità di pensiero, cosa che mi è molto lontana 🙂
        Buona domenica a te e a tutti 🙂

      • ecoarcobaleno ha detto:

        Parlando con un mio amico, mi ha chiesto cos’è per te la realtà? che domanda da un milione di dollari, a me sembra ancora più difficile di quella cos’è la verità?
        Eccomi a fare visita da queste parti con domande invece che con commenti 🙂

  5. Wish aka Max ha detto:

    Curioso come sia d’accordo con tutto il post tranne che con l’incipit. Se penso alla narrativa, il vincolo della verità non esiste. Se penso ad un blog, il discorso cambia, e il vincolo è auspicabile. Se penso ad un reportage, allora la verità è vincolante davvero.
    Non voglio ripetere quanto già affermato da altri, anch’io sono dell’avviso che la verità dogmatica sia una fola, esistono verità soggettive che possono essere messe a fattor comune e confrontate, in un tentativo di arricchirsi reciprocamente. Ciò implica che si usi un ingrediente fondamentale, che spesso non è scontato, che è l’onestà intellettuale. Ecco, potrei addirittura tentare di definire la verità soggettiva come un’opinione data con onestà intellettuale, e pertanto scevra da pregiudizi costruiti (ché di pregiudizi, ahimé, ciascuno ne ha, oh, se ne ha… ma almeno lasciamo da parte quelli pretestuosi!).
    Non sono un fanatico del relativismo, capiamoci. Però è davvero difficile mettere un confine netto, ho imparato che la linea che divide bianco e nero spesso non è una linea ma una zona. Ed è lì che mi piace confrontarmi, mi piace discutere, mi piace ricercare la verità. Che è una ricerca che non ha mai fine, a mio avviso, come dovrebbe esser chiaro da quanto detto. 🙂

    • swann matassa ha detto:

      beh, se leggi la mia risposta al commento di ecoarcobaleno, credo di avere scritto cose molto simili alle tue, quindi concordo.
      sul fatto che nella narrativa non esista il vincolo della verità, beh, dipende da come lo intendi. io ho interpretato quella frase come verità=sincerità, o completezza nell’esprimere se stessi e il proprio mondo. io penso che quel tipo di verità sia fondamentale per uno scrittore. mi spiego meglio: se la scrittura è una forma di espressione di se stessi, se significa lasciar fluire parti di sé sulla carta, bisogna lasciar fluire tutto; non ci si può fingere forti se si è deboli, passionali se si è riflessivi. così, non si può scrivere una storia d’amore senza dolore, non si può raccontare una vita senza la morte, non si può descrivere un riso senza fare echeggiare un pianto. quelli che lo fanno scrivono roba mediocre. i romanzetti d’amore sono così, le storie “tutto è bene quel che finisce bene” sono così, le famiglie del mulino bianco sono così: piatte, a due dimensioni. restano personaggi di carta. perché il loro autore non è stato sincero, non ha detto la verità.
      ma magari è tutto un film che mi sono fatto io nella testa 😀

      • Wish aka Max ha detto:

        Il punto è che nella narrativa molto di quanto dici è tecnica, più che verità dello scrittore. Se devi rendere un personaggio, lo devi descrivere con pro e contro, pregi e difetti, bianchi e neri. Non esiste il buono perfetto o il cattivo perfetto. Anche un cattivo perfidissimo ha afflati di umanità. Come un buono eccezionale ha i suoi momenti di viltà o debolezza. Ma questo non attiene tanto (secondo me) alla verità, e quindi al mettere o non mettere parti di se stesso nella narrazione, quanto alla tecnica, alla capacità di rendere correttamente la realtà.

        • swann matassa ha detto:

          “rendere correttamente la realtà”, max, cos’altro è se non verità?

          • Wish aka Max ha detto:

            eh ma tu alla verità davi un’accezione di soggettività da parte dello scrittore, in realtà nella narrativa spesso l’autore è “bieco”, nel senso che ti inganna volutamente come lettore per non svelare un finale a sorpresa ad esempio. è un trucco che ho usato nell’ultimo esercizio, per rendere il personaggio semi-credibile nella sua serietà, che in realtà non esiste.

          • swann matassa ha detto:

            tu così mi stai dicendo che i personaggi di uno scrittore non sono in realtà tante versioni dello scrittore stesso. più soggettivo di così… io ho sempre pensato che fosse questo “il succo”: scrivere storie è come fare un mosaico di se stessi.

  6. ludmillarte ha detto:

    “… se potessi mangiare un’idea avrei fatto la mia rivoluzione…” ascoltai questa canzone in uno spettacolo estivo di Oreglio e me ne innamorai (non di Oreglio eh ;)) Libertà è anche poter fare ciò che si vorrebbe, poter mangiare le idee, realizzare i propri pensieri, rendere concrete cose astratte. la verità è che spesso ciò è assai difficile perché il concretizzare viene complicato all’ennesima potenza quando invece potrebbe essere semplice. la libertà ha un prezzo alto, anche altissimo; le verità di comodo sono solo comodità a braccetto con le menzogne. tra chi fa informazione l’onestà intellettuale è un optional … ahinoi

    • swann matassa ha detto:

      la libertà ha un prezzo talmente alto, in effetti, che nessuno di noi è in grado di pagarlo, al momento. la libertà è un po’ come la felicità: tutti ne parlano e nessuno sa neanche esattamente cos’è, come si definisce, se esiste. ma restiamo convinti di conoscerla, perché viviamo dei momenti in cui ci sembra di averla identificata (spesso confondendo gioia con felicità e spensieratezza con libertà). in pratica è una realtà-leopardo: la viviamo a macchie. ma insomma, il gusto, alla fine, sta proprio nell’inseguirla.

  7. masticone ha detto:

    Poiché non ho feedback volevo chiederti se avevi ricevuto la mia mail di ieri.

    Poi per il mero gusto della polemica potrei aggiungere che hai aperto un vulcano dentro il quale ci si può tutti far male
    Insomma tu hai dato le tue opinioni, sacrosante sia ben chiaro. È che in genere mi viene il mal di pancia a sentir parlar di verità
    In generale per come vedo il mondo io chiunque dica averla in tasca mistifica . Chiunque la cerchi Sa bene che non la troverà
    Perché non esiste LA verità
    Ne esistono quasi sempre tante
    Pirandello docet
    Come del resto non esiste nemmeno LA realtà. Esiste come noi la percepiamo. Che e’ cosa molto diversa.
    Tu fai un viaggio con cinque persone diverse e fai in modo di far raccontare loro la stessa esperienza e avrai cinque storie diverse.
    Qual è’ allora LA verità ?

    Vabbe scusa stasera m’e’ presa così

    • swann matassa ha detto:

      no masty, nessuna mail. adesso te ne mando una io, così fai il reply.

      per quanto riguarda il discorso sulla verità, quello che dici sulla sua relatività è ineccepibile. ma io trovo che ci sia una differenza enorme fra la relatività dei punti di vista e la mistificazione consapevole. la ricerca della verità è, in un certo senso, verità essa stessa. l’ho già detto in altri commenti, qui sopra: la verità assoluta non esiste, ma io la identifico come la migliore approssimazione della realtà di cui siamo capaci. l’impossibilità di raggiungere la perfezione non ci impedisce, e non DEVE impedirci, di inseguirla ugualmente, esattamente come facciamo con la vita (altrimenti l’ineluttabilità della morte dovrebbe indurci a rinunciare a vivere a prescindere). sul fatto che non esista la realtà… beh, questo è un altro discorso, e convengo sul fatto che potrei avere una visione riduzionistica a causa della mia formazione scientifica.

      comunque non mi pare t’abbia preso così male, stasera. mica m’offendo se uno non è d’accordo!

      • masticone ha detto:

        Risposto
        Dimmi se ti è’ arrivata

        Capisco il tuo approccio. Quel che intendevo dire e’ che se la verità assoluta non esiste devi convenire che anche quelle parziali o per approssimazione più vicine ad essa sono mutevoli
        In altre parole in diverse fasi della vita possiamo avere verità differenti
        Tu dici che la ricerca stessa della verità e’ di per se verità ma quando sei convinto di averne una che abbiamo detto e’ per definizione parziale non cerchi
        Ti tieni quella fintanto che non ripartì
        In quel momento però
        Quello in cui pur avendo in mano una verità parziale pensiamo che sia assoluta dobbiamo sforzarci di ricordare che non lo è’
        In altre parole accettare che la verità non esiste
        Petche e’ importate tutto questo ragionamento astruso ?
        Perché e’ la base della tolleranza
        Se non accettiamo verità diverse non saremo mai davvero tolleranti
        E per me la tolleranza e’ la virtù più importante

        • swann matassa ha detto:

          paradossalmente siamo d’accordo su tutto, è che è difficile usare bene le parole con concetti così astratti, finisce che il pensiero non ha un corrispettivo sufficientemente raffinato nel linguaggio.
          io risolverei usando un altro paradosso, e dicendo che la prima verità da trovare è che non esiste una verità assoluta. questo è fondante, se si parte dal principio che la ricerca della verità è verità essa stessa (mi sto incartando, lo so, ma non so dirlo meglio).
          comunque, per non perdere di vista il nucleo principale del post e riportarlo sulla terra, basta fare riferimento alla politica italiana. alle menzogne che ci spacciano per verità, alla mistificazione bella e buona dei fatti che intessono quotidianamente, all’alterazione delle parole e dei concetti attraverso i quali riscrivono la storia e provano ad ingannarci, chiamando democrazia la loro oligarchia e provando così a ribaltare i ruoli. quelle parole vanno scorticate fino ad arrivare al loro midollo. se poi quel midollo che ci trovi è una verità parziale, buona solo per oggi, conta relativamente. la storia sarà andata avanti già un minuto dopo, e dovremo ricominciare da capo. ma ci sarà almeno una via da seguire. l’alternativa è la caverna di platone. questo è il nesso libertà-verità a cui facevo riferimento

        • swann matassa ha detto:

          dimenticavo: ti ho scritto da un altro indirizzo, perché continuo a non ricevere nulla, non capisco perché

          • masticone ha detto:

            Inviata quarta mail
            Scritta a mano (non copia incolla)
            Se questo non è’ amore dimmelo tu cos e’…

            Riguardo le cose che scrivi non ci trovo nulla di paradossale nell essere d’accordo.
            Anche in tema di politica però (e scusa se continuò a essere pesante) vale il principio che dicevo prima. Le cose e i valori cambiano. Lo sa chiunque ha studiato e ama la storia (io sono un vichiano e credo nei cicli e ricicli storici) ma anche chi è’ semplicemente anziano e ha visto come essa si è’ comportata negli ultimi 50 anni. La morale’ cambiata più volte come le leggi elettorali. A inizio secolo nell età Giolittiana avevamo il maggioritario e agognavamo al proporzionale. Se ti prendi una pagina del corriere della sera del 1913 mutatis mutandis troverai le stesse cose e gli stessi problemi di oggi.
            È allora qual è’ la verità ?
            La mia verità e’ che la democrazia NON è’ la miglior forma di governo. Pisistrato lo era. La dittatura illuminata lo è’. Naturalmente essa si porta dietro il pericolo della successione e Dell arrivò del figlio mostro . Ecco perché la democrazia non è’ la forma migliore ma il male minore.
            Però dentro di essa albergano le cose che tu racconti.
            Esse capitano perché la debolezza intrinseca della democrazia si ha nella ricerca spasmodica del consenso. Solo attraverso esso si ottiene il potere. È allora per ottenerlo si mistifica e si fa tutto in sua funzione e NON si fanno le cose strutturali che servono per sanare la situazione
            Non è’ un caso che in Germania ad esempio chi le ha fatte schoder mi pare e’ stato cacciato alle elezioni successive
            Ma qua si parla di statisti
            Noi non ne abbiamo dai tempi di De Gasperi
            Tutto qua

          • swann matassa ha detto:

            per carità, nulla di paradossale nell’essere d’accordo! il paradosso si riferiva al fatto che invece lo scambio era nato in disaccordo.
            accolgo (con riserva) le tue riflessioni. l’unica che respingo in modo categorico è: la dittatura illuminata è una forma di governo perfetta. non lo sarebbe neanche se esistesse, per assurdo, un uomo perfetto, e quello fosse il dittatore. ché un uomo perfetto non potrebbe mai fare i dittatore!
            sul resto ci rifletto

          • masticone ha detto:

            La perfezione di cui parlo e’ più teorica che pratica. Mi spiego.
            Se Dio diventasse capo del governo tu penseresti che la cosa e’ buona oppure fascismo? (Occhio che ti legge e finisci all’inferno)
            Pisistrato a cui mi riferivo e’ una figura mitologica nella forma in cui è’ stato tramandato.
            Il dittatore illuminato in quel senso e’ perfetto perché fa bene tutto in maniera veloce e lo fa meglio di chiunque altro
            La storia Dell uomo ne ha conosciuti pochi di esseri così
            Ma in linea teorica e’ possibile

            Del resto la cosa più divertente e’ che la dittatura di pochi che hanno la scienza infusa sui tanti, massa di pecore e’ curiosamente sempre stata cavallo della sinistra radicale dai tempi di Lenin in avanti

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