Di premi e altre amenità

In tre giorni ho ricevuto tre nomination. Non al premio Oscar, non al premio Nobel e neanche al Pallone d’Oro. Trattasi dello “Shine on” award, un premio per blogger che ha le sue brave regole: incolli il logo del premio sul tuo blog, ringrazi chi ti ha insignito del premio, rispondi ad alcune domande personali (sette, perché sette è un numero magico, come c’insegnano tutte le fiabe), elargisci a tua volta il premio ad altri 15 (dico: quindici) blogger.

Inutile dire che, a prescindere da tutti i ragionamenti, fa piacere ricevere un apprezzamento, perciò la parte dei ringraziamenti la espleto con piacere. Ringrazio aliceebianconiglio, Pinocchio non c’è più e aliceoalmenocredo, che mi hanno inserito nella loro personalissima lista dei 15. Poiché anche a me loro piacciono, è bello scoprire (o confermare) questa reciprocità. Ma qui si ferma la mia propensione a rispettare le regole. Trovo che sia tutt’altro che sbagliato parlare di altri blog e farli conoscere a chi magari non ci è ancora capitato (del resto, tutti abbiamo un blogroll che serve proprio a questo), ma mi mette in difficoltà farlo in modo così stringato e “su commissione”, né capisco che significato abbia il “premio”, in altre parole chi l’ha inventato per primo e cui prodest? (Sono sospettoso per natura, lo so, è un mondo difficile). Tra l’altro avevo già postato la mia personalissima “lista” di sette cose “personali” (anche se non corrispondono alle domande del gioco) in un post “criptato”.

Fatte tutte queste considerazioni, ho una proposta da fare a tutti i blogger che dovessero passare di qui e leggere questo post: ditemi cosa significa per voi scrivere su un blog. Non necessariamente il motivo per cui lo avete aperto (ma anche sì), né per quale motivo scrivete in generale (ma anche sì), ma piuttosto perché scrivete su un blog. Che cosa significa per voi fare parte di questa comunità. Io me lo sto ancora chiedendo, ne ho parlato diffusamente in un post recente, e mesi fa chiesi a erre di dirmi la sua in merito (cosa che lui fece alla sua maniera, in modo coinvolgente, qui e qui). Forse sono domande oziose, forse è una sorta di deformazione professionale, la mia, che mi porta a dissezionare anche le emozioni, per vedere come sono fatte, da dove nascono, come funzionano e dove ci portano. Ma è il mio modo di vivere a fondo.

Se a voi va, magari, ne tiriamo fuori un’antologia, magari ci faccio un bel post nella categoria “the others”, e cerchiamo, tutti insieme, di capire che cosa mai ci facciamo, quassù. Magari scopriamo la chiave per far diventare in qualche modo “vera” questa cosa “virtuale”. Magari ci troviamo un tentativo di “afferrare momenti” per estenderli, come dice Jason Silva nel filmato qui sotto.

Vi aspetto.

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60 risposte a Di premi e altre amenità

  1. Erre ha detto:

    Volevo dire che, ecco, mi piace il tuo modo di vivere ‘a fondo’.

    Il resto, sul perché del blog, su come l’ho vissuta e la vivo io, questa storia qua, te l’ho già detto e scritto a suo tempo…

    Buona notte, swann, grazie per avermi citato.

    • swann matassa ha detto:

      ehi, sono sempre io che ringrazio te per quel post!
      e… dovesse mai veramente venir fuori una “antologia” di “motivazioni blogger” ti chiederò consulenza per interpretarle ed estrapolarne “il succo”

      • aliceoalmenocredo ha detto:

        Può darsi. O, magari, smetteremo di scrivere questo blog quando non ne avremo più bisogno, quando troveremo altri canali per dare sfogo a noi stessi, quando troveremo un posto in questo “piccolo mondo capriccioso”. E allora non ne sentiremo la mancanza, perché saremo compensati in altro modo. Forse guardando più a fondo uno dei tasselli che manca, che è difficile ammettere, è che il blog è un ulteriore tentativo di compenso all’ instabilità. E’ lo scompenso.

  2. Ok, io ci provo, non so cosa ne verrà fuori..oh…non voglio,responsabilità eh.

    Avere un blog è la mia giusta dimensione.
    Ho iniziato a dieci anni a cercare qualcosa, sentivo un ronzio sotto al respiro che a volte riuscivo a ignorare o meglio, mi imponevo di farlo, che tanto prima o poi se ne andrà. Ma non era così, cavolo a pensarci adesso…certi giorni era proprio insopportabile, quasi un fastidio, come quando cammini sulla spiaggia e ti entra la sabbia nelle scarpe, ma non hai voglia di toglierla e allora imprechi e maledici di essere lì, che potevi startene tranquillamente a casa a non fare un cazzo e a goderti il vuoto che c’era intorno a te. E invece no, sei voluto uscire, avevi bisogno d’aria, dicevi, ed ora ecco qua, a camminare con questi piedi pesanti. Ecco, queste erano le mie sensazioni da ragazzo, una manciata di sabbia che mi premeva sul diaframma, così decisi di prendere un foglio e una penna, poi il foglio divenne un blocchetto, poi un quaderno, poi un diario. Pensieri tenuti segreti che neanche rileggevo perchè mi imbarazzava farlo, erano descrizioni di immagini, lettere scritte alla ragazza di turno per la quale mi ero preso una cotta e che non le avrebbe mai lette, perche non importava, erano cose mie, servivano a me, era solo un mio atto di egoismo, un granello in meno da dover portare. Ma non mi bastava, la sabbia tornava più pesante di prima, era una smania che non potevo più soffocare in qualche modo dovevo farla uscire, perche mi stava divorando. C’era la musica, quella c’era sempre, ma era un mondo fuori misura per me, troppo grande, troppo spietata, troppo irraggiungibile. Dovevo trovare uno spazio diverso, il giusto posto per poter dar voce a quel fardello assordante che mi comprimeva i polmoni.
    Così qualche mese fa decisi di aprire un blog, senza sapere bene cosa stavo facendo, ma sentivo che quella poteva essere la “mia” giusta misura, niente spazi enormi, niente scatole buie, solo io un blues in sottofondo e una boccata di sabbia della quale non riuscirò più a farne a meno.
    Che a volte non c’è cosa migliore che andare a farsi due passi su una spiaggia.

  3. labloggastorie ha detto:

    Ho aperto il blog per farmi un regalo, nel momento in cui alcuni punti fermi della mia vita -o che credevo tali – erano invece diventati talmente mobili da provocarne il crollo.
    È stato un atto di libertà.
    Da me prima di tutto.
    La frase di Palazzeschi sul blog rappresenta esattamente il momento e l’intenzione.
    Oggi continua ad essere un atto di libertà a cui si è aggiunta la bellezza della conoscenza del pensiero altrui, della condivisione, dello scambio, della discussione.
    È evoluzione e ricerca.

  4. aliceoalmenocredo ha detto:

    Un giorno, di quei giorni in cui proprio avresti voglia di buttare fuori tutto, in cui scrivere sulla moleskine di turno non è abbastanza, in un giorno così ho pensato che potevo provare ad aprire un blog. Ho scoperto che era facile farlo. L’ho fatto.
    Avevo bisogno che qualcuno leggesse quello che scrivevo, avevo bisogno di uno spazio di pensiero libero e senza confini, ma anche condiviso in qualche modo.
    Ed ero curiosa. Curiosa di sapere se quello che scrivevo era assurdo, se qualcuno si sarebbe preso la briga di leggerlo, se ci fosse la possibilità di avere risonanza nei pensieri e negli animi di altre persone. Persone che non fossero la stretta cerchia di amici che ti amano.
    Ho aperto un blog perché da una vita mi sento fuori contesto, perché a volte ti senti solo anche se forse non lo sei… o forse lo sei a prescindere.
    Ho aperto un blog per lasciare spazio, senza pensare troppo, a tutte quelle sensazioni che a volte traboccano e premono fino a farti soffocare; volevo farle uscire, per tornare a respirare e volevo che non restassero solo “mie” perché non bastava a ridurne il peso.
    Non sapevo a cosa andavo incontro, non sapevo che c’era un mondo dietro.
    Sono passati a malapena due mesi e sono contenta di averlo fatto, in un giorno “così”.

    • swann matassa ha detto:

      la tua definizione è quella che si avvicina di più alla mia storia, come forse si evince dal post che ho scritto recentemente. eppure, c’è ancora qualcosa, qualcosa di più, che non so decifrare. forse lo scopriremo quando smetteremo di scrivere, quando chiuderemo il blog: scopriremo cosa ci manca

  5. szandri ha detto:

    Scrivo un blog per dare voce a tutto quello che vivo da sola. Perchè se pure c’è tanto da vivere insieme – con gli amici, con il ragazzo, con le persone a cui voglio bene – a volte sento che c’è una dimensione che appartiene a me soltanto, quella un po’ più malinconica forse. E poi semplicemente ho aperto un blog per dare voce ai miei disegnetti, che altrimenti starebbero a prendere la polvere sugli scaffali dell’ufficio. chissà, magari così ogni tanto faccio anche sorridere qualcuno. Forse, eh 🙂 .

    • swann matassa ha detto:

      ehi, ma… gravissimo: non ti stavo seguendo! rimediato. una domanda: questa dimensione che appartiene a te soltanto, cos’è? una parte di te che non trova collocazione nel mondo di tutti i giorni? mi domando spesso quale sia il rapporto dei blogger con la loro identità reale (visto che molti difendono a spada tratta l’anonimato). questo mi sa che sarà un prossimo tema di discussione 😉

      • szandri ha detto:

        Mhh, bella domanda.. No, a dire il vero è una parte di me che trova collocazione nei momenti in cui sono completamente sola, tutto qui. Tante volte si tratta di momenti malinconici ma felici (è un controsenso?) e siccome condividerli a voce non è facilissimo, preferisco affidarmi alla scrittura. Poi qui non sono anonima 🙂 anche se non pubblicizzo il blogghe e quindi pochi sanno che esiste. Per i disegnetti invece il discorso è diverso, li pubblico per non lasciarli sulla carta!

  6. ecoarcobaleno ha detto:

    Bello Swann questo stimolo, hai creato una sorta di esercizio che scatena la mente, tempesta di cervelli in termini tecnici brainstorming 🙂

    Scrivo affinché qualcosa muoia e rinasca qualcos’ altro, è in realtà quel qualcosa non è morto ma si è solo trasformato.
    Scrivo per donare e donarmi momenti di eterno mutamento, per fermare momenti e catturare istanti, per appendere quadri fotografie al muro della vita.
    I quadri possono essere dei falsi le foto possono essere ritoccate in meglio o in peggio, ma si sa si prova a guardare a fissare, ma la “realtà” muta così velocemente, è così sfuggente, a volte si può avere un po’ di sabbia (giuro che alla metafora della sabbia, avevo pensato prima di leggere Pinocchio non c’è più, lo scrivo caso mai avesse i diritti d’autore) negli occhi, altre quella maledetta miopia mi fa vedere tutto nero ma è pur sempre il mio sguardo o meglio lo sguardo che è stato mio in quel momento.
    Questo per parlare in generale della scrittura, anche per me a un certo punto è stato un bisogno impellente che è venuto fuori a cui non potevo fare a meno di resistere e siccome quel lasciarmi andare a quel flusso mi faceva stare bene, era come un ritrovarsi, un prendersi cura di se, un riordinare degli scaffali.
    Non inventiamo nulla, quando scriviamo creiamo una sorta di autobiografia dei pensieri, figuratevi che esiste addirittura la Libera Università dell’Autobiografia, http://www.lua.it/
    La cosa fantastica di un blog è che puoi parlare con l’autore, interrogarlo, e se sei fortunato questo ti risponde.
    Sono ripetitiva lo so, ma la devo dire anche stavolta la cosa che siamo tutti uguali e diversi e la bellezza di questa cosa è che l’unicità di ognuno di noi tirerà fuori qualcosa di nuovo dalle parole scritte da un altro, le parole di ognuno illuminano come l’occhio di bue cose che tu da solo di sicuro non avresti mai illuminato allo stesso modo. C’è chi costruisce storie, personaggi, chi parla di vita reale, ma la calce e i mattoni sono sempre le parole, che colorano emozioni. Tutto con la magia delle parole che come dice un mio amico sono come fragili cristalli.
    Scusate per la confusione, ma le idee più chiare di così non mi vengono 🙂 e scusate anche per la mancanza di sintesi, ma a volte non so proprio cosa togliere da questa testa 🙂

    • swann matassa ha detto:

      che dici: posso sintetizzare la tua visione dicendo che scrivi per scattare istantanee di momenti importanti, ma anche per metterle vicine come fotogrammi di un film, e farla diventare una storia che scorre, che muta?
      sapevo che tu avresti accolto l’idea con entusiasmo 😉

      • ecoarcobaleno ha detto:

        Grazie Swann per la sintesi, sei un mago della sintesi 🙂 E’ vero io penso molto per immagini, amo la fotografia e le immagini e manco a dirlo i colori 🙂 mi sono lasciata trasportare dalle immagini ed ho cercato di descriverle. Pensare che nella vita “reale” sono abbastanza silenziosa, anche se dipende dall’interesse che mi suscita l’interlocutore 🙂 ecco divago come sempre 🙂
        Credo che scrivere sia anche un modo di fermare il tempo per lo meno per me, vi propongo questa lettura che ricorda quanto il tempo sia relativo.
        buona notte a tutti
        http://dudekkvar.wordpress.com/2014/01/02/happy-hour/

  7. Francesco Vitellini ha detto:

    Ho un blog perché è pressoché l’unico modo di farsi leggere ormai.

    • swann matassa ha detto:

      oh bene. la domanda che viene da sé, dunque, è: perché farsi leggere? (se ti va di rispondere, naturalmente!). anche se apparentemente così semplice, è un domandone, secondo me. e potenzialmente può scatenare tutto un altro ramo di discorsi, interessantissimi.

      • Francesco Vitellini ha detto:

        Il mio ego risponderebbe “perché so scrivere, sono bravo e non banale, e perché quello che scrivo merita”, ma sarebbe una risposta semplicistica e, sinceramente, una contraddizione in termini, e, se anche non lo fosse, avrebbe valore solo per i miei scritti con ambizioni letterarie, se mi concedi l’espressione.

        In realtà credo sia un mezzo per esprimere me stesso con un numero variabilmente ampio di interlocutori, sperando in riscontri e confronti. Un po’ una ricerca di conferme o smentite al mio pensiero, al mio modo di vedere le cose (un esempio è il nostro scambio sotto il mio post “Omosessuali e microcefali”).

  8. diobuonino swann, certo che chiedi una cosa mica da niente, dopo aver letto erre e il tuo post settenanesco come fai a non soffrire da ansia da prestazione nel parlare del perchè si scrive sul proprio blog?!? 😉
    scherzi a parte, ho iniziato a scrivere sul blog quando ho realizzato di aver elaborato il lutto per la scomparsa delle lettere cartacee. e, perdonami la banalità della riflessione, lo farò, credo, finché scrivere su un blog sarà divertente, finché esisterà un piacevole gruppo di persone con cui confrontarsi, con lo stesso edonismo per la lettura e la scrittura che ho di fronte a una tavola, del cibo buono, del buon vino e dei volti amici. ma anche per raccontare, a volte per denunciare, a volte per indignarsi, a volte per rifiuto del silenzio – ma su questo, rasento ancora maggior banalità.
    racconto poco di me, forse più indirettamente che altro, ma questo non significa che non raccolga molto, anzi. e da te, neanche a dirlo.

  9. aliceebianconiglio ha detto:

    La verità? Non ne ho la minima idea. Come altre cose che faccio, mi viene di farlo. Non c’è un fine particolare. E non c’è un motivo profondo. E, a volte, ho voglia di fare le cose solo perché ho voglia di farle, senza dovermi sempre interrogare, sempre indagare, rimanendo un po’ sulla superficie, a gustarmi l’esperienza. 🙂

  10. newwhitebear ha detto:

    Scrivere in un blog? Per me è stata una scommessa oltre sette anni fa su una piattaforma defunta di Microsoft, che poi mi mi ha traghettati qui. Che tipo di scommessa? Qualcuno leggerà quello che scrivo? Scommessa vinta dopo pochi giorni. Avere molti contatti mi ha spaventato. Riuscirò a scrivere, suscitando ancora interesse? Ecco la seconda sfida, che ho aperto su splinder (un piattaforma defunta anch’essa e che rimpiango), che fra un paio di mesi saranno altri sette anni. Lo ammetto questa seconda vita, la prima du Microsoft fu chiusa virtualmente dopo 50 giorni), mi ha dato molte soddisfazioni.sia per il livello di amici virtuali, che coltivo tuttora, sia per lo stimolo a crescere, a migliorare, a cercare di estrarre dalla mia testa il meglio.
    Se rileggo quello che scrivevo sette anni fa e quello di oggi vedo dei cambiamenti positivi.

  11. Wish aka Max ha detto:

    Ma che bella questa cosa swann! Mi spiace di essere poco presente da te, ultimamente, ma questa volta voglio esserci.
    Io ho iniziato su insistenza di un’amica virtuale, Iaia, di gikitchen. Lei ha insistito tantissimo per anni, dicendomi che dovevo assolutamente scrivere. Non so come abbia fatto a vedere in me cose che neanche io avevo visto. Ma lo ha visto. E sempre su sua richiesta e insistenza, ho scritto il primo racconto. Ho scoperto che scrivere è meraviglioso. E’ meraviglioso confrontarsi, è meravigliosa la comunità di blogger. Ovviamente ci sono le eccezioni. Ma la mia esperienza è positiva nella stragrande maggioranza dei casi. Scrivere è meraviglioso perché è un modo per guardarsi dentro. E’ un modo per scaricare tossine negative, ma anche per condividere gioie. Non credo molto ai blogger che dicono che scrivono per se stessi. Se scrivi per te stesso scrivi un diario, l’ho detto molte volte sul mio blog. Si scrive per essere letti, e c’è un gran piacere nell’esser letti. Personalmente preferisco i commenti ai like. Di molto. Perché mi piace il confronto. Pacato, if possible. If not possible, anche incazzoso. 😀
    Condivido con adp l’idea che continuerò ad avere un blog sintanto che è divertente. L’esperienza dei discutibili è molto interessante, e potrebbe evolvere ulteriormente, anche se non so esattamente in quale direzione.
    L’esperienza di blogger mi ha portato a iscrivermi ad una scuola di scrittura, alla quale dedicherò presto un post, non per farne il panegirico ma semplicemente per riportare la mia personale positiva esperienza. Per dire che a partire da un blog si possono dipanare molte esperienze.

    • swann matassa ha detto:

      ehi max, a quanto pare non basterà un post solo per raccontare tutte le esperienze, ma mi sto divertendo un mondo. il tuo caso è emblematico: il blog ha fatto da ponte per una più ampia esperienza di scrittura, e questa ha fatto venire a galla parti di te di cui non eri cosciente! questo dimostra che dobbiamo trovare il modo per uscire da noi stessi, ogni tanto, per conoscerci davvero! dovrò riflettere a lungo, prima di scrivere questo post…
      grazie! (e comunque ci si parla sempre, eh max, non preoccuparti, ci becchiamo da me, da te, dai discutibili, da verba, o da qualunque altra parte! 😉 )

  12. ludmillarte ha detto:

    caro Swann super complimenti! e sai che sono sinceri. il tuo input è interessante, ma in questo momento sono un po’ in difficoltà. in ogni caso sono approdata al blog aprendolo per un’altra persona, dopo neanche un mese ho sentito il desiderio di aprirne uno tutto mio (era l’8 marzo e volevo scrivere qualcosa sulla festa della donna)

  13. bleachedgirl ha detto:

    Ho iniziato a scrivere su wp, un account fa, quando ho lasciato il mio appartamento da fuorisede e son tornata a casa dai miei. In quegli stessi giorni ricevevo al telefono una delle notizie che mi avrebbe cambiato la vita, in peggio.
    Ho staccato la stoffa a pois dal muro, le cartoline sulle ante dell’armadio, e i muri sono tornati quelli di prima, segnati dallo scotch e provati dalle puntine da disegno: brutti. Ho salutato le coinquiline, il signor Greg del piano di sotto, il commesso simpatico del discount e ho riportato tutto a casa.
    Ma nella valigia quella vita non ci stava più, in casa coi miei quella vita era solo un trofeo buono a prender polvere: allora le ho dato una camera nuova.
    Una camera sempre in penombra, con tanti affacci e i joy division sempre on air. Potevo mangiare fuori orario e alzare il volume a manetta, piangere ridere urlare fingere, ma soprattutto potevo reclamare il mio diritto a essere infelice. Senza dovermi preoccupare di ferire qualcun altro a mia volta, o di “offendere” il dolore vero, quello di qualcun altro. Così è iniziata, poi le motivazioni si sono moltiplicate. Narcisismo e musica, piacere e senso di colpa, bellezza e mostri a tre teste, tutto sotto pressione. Ne conservo il pdf, forse un giorno sarò abbastanza folle da portarmelo in tipografia.
    (:

    • swann matassa ha detto:

      non ti avevo chiesto nulla perché una delle poche regole della casa, qui, è che si scrive quello che si vuole, se lo si vuole, quando lo si vuole. ma mi dispiaceva mancasse il tuo contributo. e adesso che l’hai aggiunto, so che mancava davvero.
      ecco, ora io spero solo che rivendicare il diritto ad essere infelici possa essere una via per trovare non dico la felicità, ma una qualche forma di serenità. che avere un posto, una stanza, nella quale non si ha vergogna di spogliarsi dai sensi di colpa, possa insegnare a scuoterseli di dosso anche fuori da quella stanza.
      questa è una bella chiave di lettura che tengo buona per me stesso, che potrebbe dare senso a tutti i tuoi/nostri account di wordpress.

      • bleachedgirl ha detto:

        Alla fine, swann, io quella stanza l’ho chiusa a chiave, e pure quella dopo. Sono diventati magazzini di sensazioni disabitate, per fortuna, ma non smetto mai mai mai di sbirciare dalla serratura, giusto il tempo di risvegliare un vecchio fantasma assopito e scappar via ridendo. Come i bambini che giocano in soffitta, o sulla porta dello scantinato. [Oh, ora che ci penso il mio primissimo blog era su splinder e si chiamava cellar door °_°]
        Ora arredo una nuova stanza nuova, in cui reclamare il mio diritto a essere felice. Mettiamola così!

  14. verbasequentur ha detto:

    Scrivo sul blog perchè scrivo dappertutto. Ho sempre scritto dappertutto. Non ho venduto metà dei libri usati, al liceo, perché erano interamente coperti da dialoghi a matita tra la mia compagna di banco e me. Sono il genere di persona che ha avuto “il diario” (aggiornato tre volte al mese pure quello eh) dai 13 anni ai 25, e nel mentre scriveva sui tovaglioli, sui quaderni, sui risvolti dei libri, e poi lettere, e letterine, e letterone.
    Scrivo sul blog anche perché l’idea che qualcuno mi legga mi aiuta a cercare di non perdere l’obiettività, cosa che va veramente in vacca quando scrivi solo per te stesso, almeno nel mio caso, e quindi a non cadere nel piagnucolio, o nel melodramma, o nel telegrafico. Mi piace pensare che potrò rileggere anni di vita a distanza, e recuperare cose che magari la memoria ha perso.
    Invece sulla parte “comunità” mi trovo poco in sintonia. Mi piace il bel clima che c’è con alcuni blogger e mi piace moltissimo leggere alcune decine di blog. Ma il fare parte di una comunità “virtuale”, viste parecchie esperienze pregresse, invece mi lascia perplessa, soprattutto per quanto riguarda uno scambio intellettuale. La mia esperienza mi racconta che dopo aver bevuto una birra insieme (intendo in gruppo eh, non il normalissimo conoscere alcune persone de visu) si tende a finire per farsi grossi applausi vicendevoli senza più confrontarsi veramente, vuoi per affetto, vuoi per timore di offendere, vuoi per non turbare l’equilibrio. Ed io amo troppo la ricchezza che oggi trovo nello scambio per rischiare di trasformarla in una serie di pacche sulle spalle tra conoscenti.

    • swann matassa ha detto:

      ecco, hai fissato un nuovo punto a cui non avevo minimamente pensato: scrivere, con la consapevolezza di essere letti, come stimolo a non perdere l’obiettività. è curioso il fatto che tendiamo sempre tutti a pensare che scrivere per farsi leggere sia un atto nudo e crudo di narcisismo, di individualismo, da perpetuare all’infinito sempre uguale a se stesso, come se poi non esistesse il ritorno, come se quello che hai scritto non ti tornasse indietro come un boomerang, prima o poi, in qualche modo.
      sulla parte della comunità non so. è senz’altro vero quello che dici, e io ho molto poca esperienza in merito. però l’impressione è che non ci sia bisogno di bersi una birra insieme per finire a farsi nient’altro che applausi. è una tendenza già radicata così, dietro i nick: o l’insulto, o la sviolinata, con poche, rare vie di mezzo.
      corollario: ho già avuto modo più volte di sottolineare quanto mi incuriosisca questa “gelosia” dell’anonimato in rete. mi sembra un ottimo spunto per una tesi di laurea in psicologia, se ci sono studenti in ascolto…

      • verbasequentur ha detto:

        nel mio caso funziona così: se cucino per me da sola, novanta su cento mi farò un panino. se cucino anche per il Tecnologico, quantomeno un uovo con della verdura lo produrrò, dai. Nella scrittura è lo stesso. E’ uno dei motivi per cui detesto i social, perché le persone invece di ESPRIMERE quello che pensano o provano con parole proprie, demandano questa espressione al re-post di link ed immagini sempre più striminzite e sgrammaticate.
        La privacy… io sono gelosa della mia privacy come una bestia, anche nella real life, per me è abitudine. Ma soprattutto sono gelosa del mio blog, voglio che resti MIO, voglio poter parlare di quello che ho dentro e fuori senza applicare i filtri da “mi legge tizio, mi legge caio”, perché lo so che alla lunga mi condizionerebbero.
        E siccome già vivo abbastanza “trattenuta”, un posto al mondo in cui mollare gli ormeggi lo voglio avere (che poi mollo gli ormeggi del tutto, scrivo un post pieno di parolacce e finisco sulle bacheche di tutti i miei amici, ma quello è il senso dell’umorismo di Dio, no?).

  15. Parfum de Femme ha detto:

    Sono capitata qui e, reduce dall’avere tralasciato abbondantemente la regola dei QUINDICI blog, non potevo non rispondere a questa tua riflessione.
    Credo che il premio in sè sia un modo per dire ad un altro blogger “ehi tu, quando ti leggo non posso far altro che sorridere o bearmi della tua scrittura” ma sono d’accordo sul fatto che una lista lasciata lì, in bella vista, non sia troppo simpatica.
    Per questo motivo nel mio ” Shine on award” mi sono limitata a citare i cinque che seguo con costanza e che, in qualche modo, sento più familiari.E, proprio da qui, mi collego alla tua domanda.
    Sì, perchè non esiste una lista assoluta di blog belli, bellissimi o stupendi. Non credo proprio che vincendo più “premiucci” si sia migliore o peggiore di un altro. Semplicemente esistono blog diversi aperti per motivi completamente differenti.
    Personalmente, ho aperto il mio blog per “parlare”. Ebbene sì, sono (ero, lo sono in parte? Ora non ho più ben chiara la cosa..) una di quelle che fatica a parlare a voce, occhi negli occhi. Vuoi per timidezza, per mancanza di coraggio o per paura di non trovare le parole giuste.
    E il mio blog è una sorta di via di fuga, un modo di dire e non dire. Ma, di certo, un modo per tirare fuori ciò che sento. Banale forse, ma è così.
    Quando iniziai a scrivere, però, imposi di imprimere solo la verità, quella più assoluta, quella più scomoda, quella difficile, quella che ti tiene sospesa.
    E, ora come ora, posso dire essere quasi un esercizio di vita, l’esercizio di imprimere (a mio modo) momenti e sensazioni che troppo spesso si è portati a tralasciare.

    • swann matassa ha detto:

      Tu pensi che sia banale, eppure nessuno ancora mi aveva risposto, semplicemente, che dietro uno schermo si può dire quello che a voce non si riesce a dire. Sembra ovvio, eppure alla fine non lo è. Non lo è soprattutto se ti imponi, come fai tu, di dire “la verità” (quale essa sia), perché, dietro uno schermo come dietro una maschera, la tentazione più grande è FINGERE. E, chi più, chi meno, alla fine ci caschiamo tutti.
      Grazie per il contributo, perciò (e benvenuta!)

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