Scherzetti temporali

Mi sembra strano.

A queste parole possiamo ricondurre l’origine delle pieghe temporali che prese la storia, laddove le possibilità si diramavano in tutta una serie di strane circostanze.

“Mi sembra strano”, disse uno qualunque quando vide quello che era successo. “Mi sembra strano che non si possa cambiare il risultato di un’azione così sconsiderata ed inutile. Io sapevo fin dall’inizio che camminando rasente lo scalino del marciapiede per evitare gli escrementi di cane di cui è disseminato, prima o poi avrei preso una storta”.

Decise che avrebbe riprovato. Fece zoppicando qualche passo indietro e, verificato che con lui indietreggiavano anche le lancette dell’orologio, tornò decisamente a ritroso fino al punto in cui era salito sul marciapiede.

“Là, presto fatto”, disse soddisfatto, e cominciò a camminare al centro del marciapiede con gli occhi fissi a terra per non mettere i piedi in fallo. Così facendo si scontrò con una donna che veniva nell’altro verso.

“Scusi, ero sovrappensiero”, dissero all’unisono. La donna aveva un cane al guinzaglio, e il cane si dispose ad espletare i suoi bisogni fisiologici. Uno Qualunque lanciò un’occhiata bieca alla Donna, che tirò fuori dalla borsa una paletta, con un gesto da prestigiatore. Le sopracciglia di uno qualunque si rilassarono, poi guizzavano nuovamente, tormentate dal dubbio. Doveva proseguire, facendo finta di niente, oppure doveva attendere per vedere se davvero la donna si prendeva il disturbo di pulire il marciapiede dai rifiuti del suo cane? Esaminiamo le pieghe.

Uno qualunque era un tipo puntiglioso e, con la scusa di giustificare la sua distrazione, rimase lì impalato abbastanza a lungo per osservare il comportamento della donna.

Le sopracciglia della donna guizzarono. Doveva davvero pulire quella roba (il che le faceva decisamente schifo) ed evitare così discussioni, oppure impuntarsi sull’atteggiamento da vero ficcanaso di quell’uomo? La donna si chinò a pulire, dopo un breve attimo di raccoglimento. Chiuse il sacchetto, lo gettò in un cassonetto lì vicino e si avviò per la sua strada, senza salutare Uno Qualunque che s’avviava già nella direzione opposta.

Dopo quattro passi, la donna si fermò: mai e poi mai avrebbe dovuto subire una tale umiliazione! Rifece a ritroso i quattro passi, le lancette si mossero in senso antiorario e si ritrovò di fronte a quel ficcanaso con la paletta in mano e il cane che cercava di tirarla lontano dal corpo del reato strattonando il guinzaglio.

“Cosa fa lei ancora qui impalato? Si faccia gli affari suoi. Circolare! Circolare!”, urlò facendo guaire il cagnolino al guinzaglio.

Le sopracciglia di Uno Qualunque non guizzarono. C’era poco da pensare, se non voleva fare la figura dell’impudente presuntuoso che sorveglia l’operato altrui senza curarsi del proprio. Rispose: “Mi scusi, signora, ero rimasto ammirato dal suo gesto di civiltà”, e ammiccò verso la paletta. Poi alzò i tacchi e proseguì senza girarsi a guardare la donna che eseguiva il suo “gesto di civiltà”, colpita dall’atteggiamento compunto del signore non più tanto ficcanaso quanto ben educato.

Uno Qualunque aveva un appuntamento con un amico ancora più puntiglioso di lui. Arrivò sul luogo prefissato con un minuto e 40 secondi di ritardo, e Un Amico non c’era già più. Si accorse di aver sbagliato. Decise di esaminare con noi l’altra piega.

Uno Qualunque era un tipo puntiglioso e, per evitare di far tardi all’appuntamento che aveva con un amico ancora più puntiglioso di lui, decise di fidarsi della Donna e passò oltre, senza voltarsi a guardare e vedere che lei, infischiandosene altamente dei guai fatti dal suo cane, rinfoderava la paletta nella borsetta e se ne andava alquanto stizzita. Giunto al quadrivio, con gli occhi fissi sulle lancette dell’orologio per essere certo di non fare tardi, Uno Qualunque si accostò al vigile che dirigeva un traffico quanto mai rado e gli fece presente che sarebbe stato bene multare con punizione esemplare i padroni di quadrupedi che non portavano con sé le palette per i cani. Il vigile fece un cenno d’assenso col capo, con l’aria di chi asseconda un seccatore. Uno Qualunque se ne avvide, ma vide anche che la lancetta dei secondi correva portando con sé anche quella dei minuti. E Un Amico lo attendeva poco più in là, davanti ad un bar. Le sue sopracciglia guizzarono: doveva proseguire lasciando il vigile al proprio lavoro, oppure insistere perché quel pubblico ufficiale gli desse ascolto? Lui era un tipo puntiglioso, e non sopportava di far tardi, ma non sopportava neppure che le più elementari regole della convivenza civile fossero calpestate con tanta nonchalance. Decise di dirigersi all’appuntamento, ma si ripromise di continuare la discussione appena fosse stato possibile.

Giunse sul luogo dell’appuntamento in orario perfetto, come in orario perfetto era anche l’amico che lo attendeva. Insieme si sedettero a prendere da bere e a parlare d’affari. Ben presto raggiunsero un accordo sulla nuova speculazione che dovevano intraprendere insieme; si strinsero la mano, sorridenti alla prospettiva di far soldi, e si salutarono. Decisamente –rifletté Uno Qualunque- aveva fatto bene a tener d’occhio l’orario per non mancare all’appuntamento. A star lì a controllare che la donna facesse il suo dovere di persona civile, infatti, avrebbe lasciato andar via Un Amico, che, lasciato il bar dove aveva atteso per quasi un intero minuto, si sarebbe diretto subito ad una società finanziaria a chiedere un prestito per avere i soldi che gli aveva promesso Uno Qualunque, e avrebbe speculato da solo. Qui le vie temporali si ricongiungono: al ritorno dal bar Uno Qualunque si avvicinò al vigile incontrato poc’anzi per riprendere il discorso lasciato a mezzo. Per tutta risposta, alle rimostranze di quel signore distinto, il vigile minacciò di accusarlo di oltraggio a pubblico ufficiale. Stizzito e innervosito, Uno Qualunque si diresse verso casa sovrastato dalla sua nuvoletta nera dei pensieri cattivi. Così sovrappensiero, andò a finire col piede giusto sui resti lasciati dal cagnolino della donna, il che contribuì ad accentuare il suo malumore. Tornò sui suoi passi, camminando a ritroso, e così le lancette corsero in senso contrario, mentre tutto riassumeva le posizioni che aveva avuto in quel preciso momento. Prima di ricominciare il cammino, evitando accuratamente gli escrementi di cane disseminati sul marciapiede, Uno Qualunque si fermò a pensare, e le sopracciglia guizzarono. Era il caso di tornare dal vigile a ripresentare con più vigore le sue rimostranze, o conveniva non rischiare? Dopo un breve attimo di riflessione, decise di lasciar correre, e riprese a camminare con più attenzione.

Frattanto la Donna era tornata a casa sua, ignara del fatto che il fotografo di una rivista l’aveva immortalata nell’atto di rinfoderare la paletta senza averla usata. La settimana seguente, la foto sarebbe stata pubblicata in prima pagina, sormontata da un vergogna a nove colonne, seguito da tre punti esclamativi formato gigante.

Qualche tempo dopo, trapelava la notizia che la banca in cui Un Amico teneva i suoi soldi era fallita, cosicché Un Amico perse tutti i suoi risparmi. Perciò, la speculazione che aveva concordato con Uno Qualunque saltò, ma il loro incontro non era stato infruttuoso: se Uno Qualunque fosse mancato all’appuntamento, Un Amico avrebbe chiesto il prestito alla finanziaria, un prestito che, persi tutti i suoi risparmi, da un lato non gli avrebbe consentito lo stesso di fare la sua famosa speculazione, dall’altro l’avrebbe mandato sul lastrico con i suoi interessi da capogiro.

In tutto questo, Uno Qualunque era rimasto del tutto insoddisfatto: frustrato nelle sue speranze di guadagno facile, umiliato da un vigile e preso in giro da una Donna, tutte le sue scelte temporali si erano rivelate errate. E, nonostante ciò, esse avevano salvato l’amico e condannato la Donna, che avrebbe voluto tornare indietro per cambiare le sue sorti, ma non poteva farlo perché era praticamente impossibile, a distanza di una settimana, ricostruire con precisione tutte le sue azioni per rifarle a ritroso fino al momento in cui aveva lasciato il marciapiede sporco.

Senz’altro -rifletterono allora i protagonisti della storia, con le sopracciglia aggrottate sotto il peso delle loro disavventure- è inutile cercare di aggiustare gli eventi quando non si ha un quadro ampio e completo delle pieghe temporali di una bella porzione di secolo. Ma, poiché non l’abbiamo, tutti gli sforzi risultano vani. E, nonostante ciò, il nostro continuo impuntarci sui piccoli fatti della vita può condizionare l’altrettanto piccola vita altrui.

Frattanto, di lassù, Chronos guarda tutto questo, e se la ride.

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35 risposte a Scherzetti temporali

  1. questo racconto mi ha ricordato inesorabilmente il film “la meglio gioventu'”. la dipendenza sensibile dalle condizioni iniziali, l’evento scatenante, il susseguirsi degli eventi. credo che ci scrivero’ presto qualcosa.

  2. ludmillarte ha detto:

    “mi sembra strano” che Chronos riesca ancora a ridersela, ormai è nelle canne anche lui! scherzi a parte avere il “quadro ampio e completo delle pieghe temporali di una bella porzione di secolo” è importante assai e poi… è tutta una questione di tempo, di arrivare in tempo e di poter tornare sui propri passi quando si è ancora in tempo senza perdere tempo ché poi non si può più tornare indietro. (ecco, avrai capito che sono fusa e che è meglio io vada a dormire)

  3. Wish aka Max ha detto:

    “dopo un breve attimo di raccoglimento”. Sei un grande. E quel passaggio è geniale. 🙂

  4. Chronos ed io abbiamo un conto aperto, e ho l’impressione di non essere il solo ad averlo.
    Bellissimo racconto amico mio.

    • swann matassa ha detto:

      senti io con chronos credevo di aver fatto un patto: tu non rompi le palle a me, io non rompo le palle a te. ho capito che l’accordo era una truffa quando sono rimasto a letto col mal di schiena per la prima volta in vita mia lo scorso febbraio. così ho deciso di pubblicare il racconto, che tenevo nel cassetto per paura che violasse il patto 😉

  5. Erre ha detto:

    Quanto sei forte, swann!

  6. ecoarcobaleno ha detto:

    La tua fantasia ha sempre guizzi geniali 🙂
    Condivido con voi una cosa letta ieri, una frase illuminante che dice:
    “La fantasia è il diritto di modificare la propria vita, un diritto per il quale ognuno di noi dovrebbe battersi”.
    http://samgharivista.com/2013/07/22/perche-la-fiaba-con-due-testi-dellautore/
    Buona vita e felice anno nuovo a tutti 🙂

    • swann matassa ha detto:

      quanto mi piacciono queste definizioni! e anche la citazione di Tolkien che sta in testa all’articolo e che avevo dimenticato: “la fiaba ci salverà dai nuovi barbari”!
      auguri a te, eco!

  7. ludmillarte ha detto:

    come va dalle tue parti? tutto ok?
    sono tornata per farti tanti cari auguri di sereno 2014 (nella speranza che la terra non tremi più).
    un abbraccio

    • swann matassa ha detto:

      ti sei ricordata della mia collocazione geografica, sei incredibile!
      ti dirò che io non mi sono accorto di nulla perché al momento del fattaccio ero in strada con i cani, che, dal canto loro, non hanno fatto una piega. né ho poi percepito altre scosse nella notte. i mattacchioni che hanno scritto insulti sui social network tipo “Un altro terremoto e morirete tutti, pezzi di m…”, “Terremoto pensaci tu!!!”, ”Perché siete ancora vivi scarafaggi?”, ”Morirete insieme al vostro paese di m…” (http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=414876) dovranno rassegnarsi.
      insomma, buon 2014 a te ma anche ai numerosi razzisti che infestano il nostro bel paese (ma gli auguri a te sono sinceri!)

      • ludmillarte ha detto:

        mi sono venute le lacrime agli occhi, Swann. non riesco a capire come sia possibile una realtà così triste e infima. credo sia proprio il caso di ascoltare questa (anche se ce ne sarebbero tante altre)

        e una bella coccola ai tuoi cani

        • swann matassa ha detto:

          capolavoro! e ho passato la coccola ai cani (e anche al gatto, per par condicio 🙂 )
          ancora un grazie e un saluto. a prestissimo

          • ludmillarte ha detto:

            certo anche al gattinooo 🙂
            (ho letto l’articolo, spero proprio che possano rispondere per quanto hanno scritto. certe cose non possono essere confinate in un articolo di giornale, è necessario andare oltre)

          • swann matassa ha detto:

            ti dirò, il mondo è pieno di stupidi, solo che adesso ci sono delle casse di risonanza che amplificano tutto (e forse, in certa misura, amplificano anche i fenomeni). in casi come questo, sono solo parole, vanno ignorati, vanno isolati. ci saranno anche domani, anche nel 2014, nulla da dire. o magari una volta ci faccio un post.
            tu piuttosto passa una bella nottata domani, anche in barba agli stupidi 😉

          • ludmillarte ha detto:

            ecco sì, scrivi un post così magari discorriamo anche un po’ su quanto sia meglio ignorare oppure no (spero anche che davvero siano stati amplificati).
            grazie, anche tu 🙂

  8. ecoarcobaleno ha detto:

    Forse già la conosci questa notizia, mi ha ricordato il tuo post 🙂
    Non so se prenderla a ridere questa notizie, ma non basterebbero semplicemente più controlli. Quante spese inutili…

    http://www.greenme.it/informarsi/citta/12246-cacca-di-cane-test-dna-napoli

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