Il condominio Italia

Tu vivi in un palazzo d’epoca. Come tutte le strutture datate, ha i suoi difetti e gli mancano alcune comodità, ma ha uno stile inconfondibile e un grande valore storico. Hai sempre vissuto lì e così tuo padre prima di te e tuo nonno prima di lui; ci sei affezionato e non lo lasceresti per spostarti in un palazzone moderno. Quando tuo padre ti lascia il testimone, cominci a partecipare alle assemblee di condominio. Il battesimo del fuoco è l’elezione dell’amministratore. Quello uscente è un vecchio rimbambito che aveva promesso di far installare l’ascensore nonostante il parere contrario di tutti i tecnici interpellati, e che adesso che non riesce più a fare le scale è stato elegantemente collocato dalla figlia in una casa di riposo. In sua sostituzione, si fa avanti l’avvocato del terzo piano, che è molto più giovane e fa proclami di modernizzazione dello stabile. Tu gli accordi il tuo voto, lui ti stringe la mano e ti dice “non te ne pentirai, vedrai, insieme miglioreremo questo posto”.

Nei primi mesi l’amministratore è molto attivo, presenta proposte di rimodernamento e ti convince ad appoggiarlo per una spesa per ritinteggiare la facciata che dà sulla via principale. Il progetto viene approvato e i lavori vengono eseguiti in un tempo brevissimo, anche se il colore è leggermente diverso da quello che si era deliberato di usare in assemblea. Adesso, visto dall’esterno, il palazzo attira gli sguardi. L’amministratore dice che questo farà acquistare valore al tuo appartamento.

Alcuni mesi dopo, cominciano ad arrivare dei solleciti da parte della società di forniture idriche per delle bollette condominiali inevase. Tu interpelli l’amministratore, che ti assicura che deve esserci un errore e che se ne occuperà immediatamente. I solleciti non arrivano più, ma dopo poco la società di fornitura chiude il rubinetto a tutto il palazzo. Tu e tutti gli altri condomini tempestate di telefonate l’amministratore, che non riuscite mai ad incontrare nel palazzo, finché lui, resosi finalmente reperibile, si profonde in scuse, dicendo di essere stato impegnatissimo con il lavoro, e vi assicura che risolverà la faccenda in ventiquattr’ore. La fornitura dell’acqua è ristabilita molto prima delle ventiquattro ore, e tutti si tranquillizzano.

Manca poco a Natale. La mattina dell’Immacolata tu scendi a fare una passeggiata e trovi l’androne del palazzo riccamente decorato. Sull’albero, il faccione dell’amministratore ti sorride da un biglietto a forma di renna e sotto, nel testo, ti augura buon Natale. Ti dici che in fondo è proprio una brava persona e che l’inconveniente dell’acqua appartiene al passato. Ti fai un appunto mentale di portargli una bottiglia di vino come strenna natalizia, che tanto ne hai troppe e non le bevi mai. Nei giorni successivi, bussi all’amministratore più volte, ma non riesci mai a consegnargli la bottiglia di vino.

Con l’anno nuovo, arriva una ditta di traslochi, che porta via tutto l’arredamento dall’appartamento del terzo piano; compare un “fittasi” affisso al portone d’ingresso. Nella successiva assemblea, l’amministratore vi assicura che, anche se si è trasferito, continuerà ad occuparsi del condominio, che rimanrrà proprietario dell’appartamento del terzo piano e che il suo cuore è lì, anche se è stato costretto a trasferirsi più vicino allo studio avvocati presso cui lavora.

Durante l’estate successiva c’è un’emergenza zanzare, perché non è stata fatta la solita disinfestazione, ma l’amministratore diventa sempre più irreperibile, così tu e due altri condomini decidete di fare da voi, andate a comprare l’insetticida e vi rimboccate le maniche. Il lavoro non è come quello fatto da un professionista, ma le zanzare proliferano di meno. Voi pensate che la soddisfazione di un lavoro ben fatto con le vostre mani vi ha ripagato della fatica e della spesa e che non tutto il male viene per nuocere.

Negli anni successivi il palazzo mostra i segni dell’età, ma in assemblea non riuscite mai a mettervi d’accordo per intraprendere misure per arginare il declino. L’amministratore ha smesso del tutto di fare proposte ed è ormai costantemente irreperibile. La vernice colorata della facciata esterna ha preso a staccarsi molto prima di quella vecchia delle altre facciate e adesso sembra che il palazzo abbia la peste. A Natale, tuttavia, non mancano mai le decorazioni e il biglietto d’auguri sull’albero.

Con l’approssimarsi della scadenza del mandato, l’inquilino dell’ultimo piano, un commercialista in pensione, si fa avanti per il ruolo di amministratore. Tutti lo conoscete come persona seria, ha dimestichezza con numeri e soldi e ha la possibilità di dedicarsi a tempo pieno all’amministrazione del condominio. Quando l’avvocato lo viene a sapere, fa notare che lui ha lunga esperienza nel ruolo, che, anche se alcuni gli fanno propaganda contraria, ha fatto molto negli anni, per il condominio, e porta come dimostrazione le quotazioni di una serie di agenzie immobiliari, che dimostrano che i vostri appartamenti adesso valgono più di quando lui non era amministratore. Tu cogli la palla al balzo per rivangare la storia della tinteggiatura della facciata, che adesso è tutta scrostata, e lui ribatte che era previsto sin dall’inizio un intervento aggiuntivo a qualche anno di distanza dal primo, che il deterioramento della pittura è dovuto al particolare pigmento utilizzato, che la rende più fragile ma molto più brillante. In poche settimane, la facciata è rimessa a nuovo e l’amministratore, trionfante, vi fa sapere che, con l’appoggio del suo studio, è riuscito ad ottenere la certificazione energetica per l’edificio, nonostante le nuove normative avrebbero previsto, per uno stabile di quell’età, interventi pesanti e costosi.

Nella successiva assemblea, l’avvocato viene rieletto amministratore a larga maggioranza. Tu ti astieni.

L’inverno seguente è molto piovoso. L’edificio, che è vecchio, ne risente, cominciano a comparire macchie d’umidità sotto al soffitto degli appartamenti dell’ultimo piano. Dopo l’ennesimo nubifragio, una porzione di soffitto crolla sul letto del commercialista in pensione, che stava dormendo e finisce in ospedale. Questa è la goccia che fa traboccare il vaso. Ti incarichi di andare di persona a parlare con l’amministratore, sei incazzato nero. Recuperi il suo indirizzo e scopri che abita nello stesso palazzo in cui ha sede lo studio legale per cui lavora, un edificio moderno tirato perfettamente a lucido, che, scopri, è amministrato dallo studio legale stesso. L’amministratore non ti riceve nel suo appartamento, ma nella sala d’attesa dello studio, dove, davanti ad un numero congruo di astanti, denigra i suoi ex-vicini, dicendo che è colpa loro se il palazzo va in malora, perché non sanno neanche gestire le proprie cose, come dimostra la storia del commercialista che si è fatto cascare il soffitto in testa. Lui invece sì che è uno che non si lascia piovere addosso, dice indicando il soffitto dello studio, perfettamente asciutto. Tu te ne vai sbattendo la porta. Quando rientri in macchina per tornartene a casa, guardi in alto e vedi l’avvocato alla finestra, che ti osserva. Nonostante la distanza, hai la netta sensazione che ti stia mostrando il dito medio.

Fai mozione di sfiducia all’amministratore. Il commercialista è fuori gioco, tu non te la senti di candidarti, ma pensi di proporre agli altri condomini di autogestire il condominio, attraverso una equa divisione dei compiti. I più ti guardano scettici, non saprebbero da dove cominciare; qualcuno è entusiasta. Il tipo con lo sguardo da pesce lesso che abita nell’appartamento di fronte a quello dell’avvocato al terzo piano dice che non si fiderebbe a lasciare il pagamento delle bollette condominiali a – chessò – la casalinga del secondo piano. Tu gli fai notare che ci si può dividere i compiti in base alle competenze di ciascuno. Lui dice che ne deve parlare con la moglie. La moglie è un donnone dall’aspetto sgradevole, uno di quelli che passano il tempo a sparlare dei propri vicini, degli amici, nonché dei parenti. È una persona sospettosa per natura e consiglia al marito di parlare della faccenda con l’avvocato. Questi si presenta all’assemblea dicendo che è stato vittima di un complotto e che per dignità non si candiderà per amministrare ancora il condominio, ma ammonisce tutti a non fidarsi e a curare bene i propri interessi, ché si corrono grossi rischi ad affidarsi a incapaci. Il ragazzo che abita nell’appartamento dell’avvocato, un neolaureato in giurisprudenza che ne frequenta la figlia, si fa avanti. Ha l’energia dei giovani, ha preparazione teorica e già conosce il mestiere. Fa un bellissimo discorso in cui saccheggia le canzoni di Jovanotti e i libri di Fabio Volo. Chiude con una massima di Osho. Il tipo con lo sguardo da pesce lesso ne approva subito la candidatura, senza neanche consultarsi con la moglie. Gli altri condomini vi guardano, qualcuno mormora “che scelta abbiamo”, qualcun altro dice “non sarà peggio dell’altro”, qualcuno, infine, si incoraggia “almeno questo è giovane, avrà voglia di fare”. Tu fai notare che non avete bisogno di nessuno, e ti rivolgi in particolare ai due che, anni addietro, ti avevano aiutato a disinfestare la zona dalle zanzare. I due abbassano lo sguardo dicendo “non so”. Tu guardi il commercialista dell’ultimo piano, che è pieno di ingessature, ma si è lasciato convincere a non fare causa ad un avvocato di un importante studio legale; il soffitto però è stato riparato e quindi dei soldi, da qualche parte, li ha ricevuti. Lui sostiene il tuo sguardo e ti dice che, nonostante tutto, c’è sempre bisogno di qualcuno che amministri, sennò sarebbe il caos.

Il neolaureato viene eletto amministratore.

Avere di nuovo l’amministratore come coinquilino sembra essere un enorme vantaggio. Una volta, la cosa era data per scontata, ma adesso il neolaureato la sottolinea come se fosse una conquista epocale della quale essergli grato. Lo incontri continuamente per le scale e ogni volta ti saluta calorosamente e ti stringe la mano, anche se vi siete già visti dieci minuti prima. Tu pensi che ti prenda per il culo, visto che sei stato il principale ostacolo fra lui e il ruolo di amministratore, ma tutti amano il suo sorriso gioviale.

Alla successiva assemblea parli della possibilità di aprire un forum del condominio su internet, in modo da potersi confrontare sui problemi in tempo reale. Il neolaureato fa notare a tutti che da quando c’è lui problemi grossi non ce ne sono, non è crollato più il soffitto in testa a nessuno. Tu replichi che lui è amministratore da pochi mesi e che non ha ancora affrontato un inverno. Inoltre gli fai notare che il primo provvedimento che ha preso è stato aumentare la rata del condominio. Lui dice che l’aumento in realtà s’era reso necessario in seguito alla gestione precedente, che l’aveva lasciata invariata troppo a lungo, in barba all’inflazione. Tu noti che la moto nuova che si è comprato, pagandola in 48 mesi, ha una rata simile all’aumento della tassa condominiale. Lui ti chiede se sul forum hai intenzione di inserire dei banner pubblicitari, per lucrare sulle visite dei tuoi stessi vicini. L’uomo con lo sguardo da pesce lesso ride sguaiatamente e l’assemblea termina in rissa.

Qualche settimana dopo, il neolaureato si trasferisce, è stato assunto nello studio legale del vecchio amministratore. Promette di non abbandonare la cura del condominio. Trasloca nell’ultima settimana di novembre, si porta via anche gli addobbi natalizi condominiali.

La sera della vigilia, scoppia un temporale infernale. Un fulmine colpisce l’antenna centralizzata e brucia tutti gli impianti elettrici di tutti gli appartamenti del palazzo, facendo saltare per aria televisori, computer ed elettrodomestici e procurando danni incalcolabili a tutti i condomini. I danni più gravi hanno luogo nell’appartamento del terzo piano, dove prende anche fuoco una tenda. Ma l’appartamento non è più di proprietà dell’avvocato, è stato venduto. Quando vengono fatti i sopralluoghi per la stima dei danni, si presenta anche un funzionario comunale, che, nella circostanza, accerta una serie di violazioni e l’assenza della certificazione energetica dell’edificio. La multa è salata, i danni sono irreparabili, l’edificio va abbattuto. Resti senza un tetto sulla testa.

Mentre sei ospite da tuo cugino, mangi mestamente una minestra calda, chiedendoti come raddrizzerai la tua vita. Alzi lo sguardo verso il televisore, sintonizzato sul telegiornale, e lo vedi lì, il faccione sorridente dell’avvocato, un tempo tuo vicino di casa e amministratore, che tiene una mano sulla spalla del suo giovane braccio destro, un tempo neolaureato, un tempo tuo vicino di casa e amministratore, mentre risponde con baldanza alle domande di una giornalista dal tono mellifluo e condiscendente. Hanno vinto una causa importante. “D’altronde – dice il faccione afferrando il microfono – io ho sempre condotto tutte le mie battaglie a favore dei deboli, e le ho sempre anche vinte. Io stesso vengo dal nulla, da un quartiere arretrato, senza arte né parte. Ma il mondo si divide in vincenti e perdenti. E io… noi – si corregge, ammiccando in direzione dell’ex-neolaureato, ormai suo genero – siamo vincenti”.

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33 risposte a Il condominio Italia

  1. elinepal ha detto:

    Così gira….
    Bellissimo!!

    • swann matassa ha detto:

      così gira, vero? Pensa, mi era passato per la mente di commentare: dovremmo fare qualcosa per farla girare diversamente, per cambiare almeno verso… poi mi sono reso conto che “cambia verso” è stato lo slogan di renzi fino pochi giorni fa… brivido!
      Grazie, elinepal!

      • elinepal ha detto:

        Io non ho votato alle primarie e se ho capito bene neanche tu. Cambiare è veramente difficile, ma non mollare mai la volontà di farlo è importante. Chissà….
        Il tuo racconto è comunque bellissimo al di la delle metafore.

        • swann matassa ha detto:

          oh sì, hai capito bene.
          il cambiamento è inevitabile, nulla resta fermo: è un motivo in più per trovare il coraggio di provare a indirizzare il cambiamento verso orizzonti “migliori” (poi, definiamoli).
          e grazie ancora!

  2. aliceebianconiglio ha detto:

    Abito anche io in una palazzina storica, ha tipo un secolo, cade a pezzi. Siamo quasi tutti inquilini qui, i proprietari si guardano bene dal viverci, tanto vicino all’università una casa a qualcuno l’affitti sempre (e a Milano non è semplice trovarsi lontano da un’università), anche se la lasci in stato di abbandono. Alle assemblee condominiali non sei invitato, tanto non potresti comunque votare, non si sa com’è che le spese di condominio le paghi tu, ma l’amministratore a te non risponde.

    Dopo quattro anni e mezzo di impianti non a norma, fughe di gas, perdite d’acqua, casella della posta crollata, scale a piedi e via dicendo, io che tanto apprezzavo la palazzina d’epoca e il balconcino in muratura, ho dato disdetta. Finirò in uno di quei palazzi anonimi anni ’70, con tanti piani e tanti appartamenti, ma magari mi salverò il fegato (che, mi hanno detto, ricresce ma vorrei non testarlo sulla mia pelle).

    N.B. tutto questo, per me, è una metafora di come vanno tante cose in questo paese e non so, in questi termini, di cosa sia metafora il trasloco… O forse preferisco non darmi una risposta.

    • swann matassa ha detto:

      oh beh, ma a quanto vedo la risposta, anche se dici di preferire di non dartela, ce l’hai invece ben chiara in mente, e io sono d’accordo con te. Oggi ho letto che il presidente del senato vorrebbe una generazione di giovani col cervello all’estero ma il cuore in italia. Devo ammettere che ho pensato che se invece fosse lui, insieme a qualche suo amico, a spostare il proprio culo all’estero, portandosi anche cuore, cervello e tutte le altre sue parti anatomiche, si respirerebbe un po’ meglio, quaggiù

  3. newwhitebear ha detto:

    Allegoria del nostro amato paese, che rischia di finire come il condominio storico, protagonista del post.
    Ben raccontato e sviluppato con sottile ironia, specialmente la chiusa.

  4. ludmillarte ha detto:

    caro Swann, mentre leggevo mi sono accorta in alcuni punti di sorridere, ma era un sorriso molto molto amaro. il condominio Italia lo si vede davvero sin dalle piccolissime realtà sul posto di lavoro, per strada, negli uffici,…o nel proprio condominio. sono più o meno capitati anche a me gli step che hai notato tu e ciò che più mi manda in bestia è constatare la cecità di alcune persone oltre al voler fare gli struzzi ad ogni costo. anche io nell’ultima assemblea condominiale mi sono trovata nella possibilità di cambiare amministratore ed ho espresso per prima la mia preferenza in presenza di entrambi visto che nessuno proferiva parola. insomma, sai com’è finita? che i due sono dovuti uscire affinché i condomini si esprimessero (volevo farci un post, ci credi? ahah!). mi è piaciuta molto la tua idea di autogestione che rende anche tutti più responsabili. si poteva almeno provare. se non avesse funzionato, un amministratore si sarebbe senz’altro trovato.
    ciao, buon week

    • swann matassa ha detto:

      beh il fatto da te vissuto meritava senz’altro un post, pensaci!
      la gestione “orizzontale”, purtroppo o per fortuna, non è una mia idea, ma è un’idea GRANDE, che non so se mai si renderà praticabile. di fatto, però, una volta intrapresa quella via, non si torna più indietro!

  5. verbasequentur ha detto:

    Noi nel palazzo prima ci siamo fatti la disinfestazione dalle blatte da soli. Un appartamento su sei. Gli altri “non vedevano le blatte”, e di conseguenza il proprietario, che lo era dell’intero stabile, non vedeva il senso di cercarle, ‘ste blatte. Il giorno che ci abbiamo messo mano, solo sulle scale ne ho contate una settantina. Allora mi ha detto “avevate ragione”, mi ha chiesto lo scontrino del solfac gel, mi ha ridato i soldi e li ha messi nelle spese extra dell’anno.
    Questo per dire che tu hai tanta ragione, ma non mollare mai nel tentativo di fare qualcosa, perchè ogni tanto viene pure riconosciuto! 🙂

    • swann matassa ha detto:

      Vedo che questa metafora del condominio ha colpito nel segno: esperienze personali a iosa! 🙂
      Ebbravo il tuo proprietario di casa, sono così disabituato a certi personaggi che avrei fatto fatica a collocarlo nel post, uno così!
      Sul non mollare mai: se anche non ci fosse questo spiraglio di possibilità di ottenere riconoscimenti, non mollerei lo stesso: sono il classico fesso attaccato alle questioni di principio. E su questo battello alla deriva, sono pronto ad accogliere naufraghi. Moriremo di sete fra i flutti, beninteso, ma ci sono modi peggiori, secondo me.

  6. bleachedgirl ha detto:

    buffa questa cosa che, seppur in mezzo alla disorganizzazione più totale, sì continui a temere il caos organizzato. e si cerchi sempre, sempre un padrone. e, dopo, sempre un colpevole.
    ma che sia uno, uno soltanto.

  7. Dan ha detto:

    Bravo Swann! Bel post come sempre 🙂
    Per me la grande occasione mancata del condominio oramai deserto e in attesa di demolizione resta racchiusa nella parola “autogestione”. Parola magica che ha una valenza individuale oltre che collettiva; anzi, se l’autogestione individuale non funziona, quella collettiva difficilmente porterà a risultati brillanti… D’altra parte ne danno l’esempio un paio di personaggi del post: il pensionato che per incuria si ritrova semisepolto sotto il soffitto di casa; il tipo dallo sguardo da pesce lesso che scarica la responsabilità di qualsiasi decisione sul groppone della moglie pettegola…Personaggi su cui riflettere (e in cui riflettersi… 😉 )

    • swann matassa ha detto:

      Dici proprio bene, ci sono persone che non sono/si sentono in grado di autogestire neanche se stesse, se non messe sui binari non sanno neanche che direzione prendere. Ma, come diceva Seneca (giusto?) “non c’è vento favorevole per chi non sa dove andare”. Bisognerebbe avere il coraggio di rischiare e di mettersi in gioco, smettere di affidarsi ad altri e di cercare il riparo, la guida, le direttive dell’autorità, anche perché poi bisogna accettarne tutte le conseguenze, vessazioni comprese…

  8. Dan ha detto:

    Be’ grazie per la citazione; effettivamente é di Seneca: trovata spudoratamente su wikiquote… 😉

  9. Erre ha detto:

    Forse è proprio dalle ceneri di quel palazzo che dovremo ricominciare.
    Sai che penso? Che chi ha fame e tutti e tutti i giorni ti vede ingozzarti di ottimo cibo davanti a lui, prima o poi, verrà a bussare alla tua porta, e se non apri, prima o poi, te la sfonda la porta…

  10. rideafa. ha detto:

    a volte spero siano solo ingenerosi stereotipi, quelli dell’avvocato mestierante, carrierista e senza il senso della giustizia. chè anche l’avvocato è solo un operatore del servizio giustizia. a pensarci bene.
    la figura dell’avvocato e dell’amministratore di condominio, congiunte, generano poi una sintesi micidiale.

    no. non è solo uno stereotipo.
    la cosa che mi conforta è che non è sempre così.

    • swann matassa ha detto:

      ti dirò, mi sembra una magra consolazione. Se il mondo fosse (fosse?) pieno di assassini, non mi conforterebbe l’esistenza di qualcuno che non uccide… ma forse sono troppo drastico, mi viene rimproverato spesso!
      su avvocati & affini: farei una mozione all’accademia della crusca per coniare nuovi termini per separare (anche) linguisticamente la giustizia (ciò che è giusto) dalla giustizia (ciò che concerne il sistema giudiziario)

  11. Nicola Losito ha detto:

    Condominio Italia, che pena! Mi auguro che le nuove generazioni che si affacciano sulla scena politica riescano a fare qualcosa. Ma ne dubito, le vecchie cariatidi di destra e di sinistra resistono ancora. Non c’è alcun antiparassitario che funzioni con loro.
    Nicola

    • swann matassa ha detto:

      che dire, mi trovo tristemente e completamente d’accordo. Ma, come qualcuno ha già giustamente commentato, non bisogna mai smettere di impegnarsi per provare a migliorare le cose, malgrado tutto.

  12. ludmillarte ha detto:

    giusto a proposito Swann, guarda cos’ho trovato oggi

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