Natura inquieta

Nella terra c’è un lombrico. Sta scavando e sta mangiando, fa le due cose assieme, come sanno fare i lombrichi, confondendone il confine, come la materia e l’energia nell’infinitamente piccolo.
Sulla superficie di quel pezzo di terra batte la pioggia. Le gocce d’acqua percuotono le superfici che incontrano, come sanno fare le gocce d’acqua: senza discriminazioni di colore, di consistenza, di età. Battono sulle foglie verdi cedevoli, battono sulla terra scura e compatta, battono sui sassi grigi, duri e vecchi come il tempo, sollevano spruzzi d’acqua fratelli da dove esse stesse s’erano posate, sconvolgono la geografia delle pietre e della polvere, provocano fughe precipitose.
La formica ritardataria cerca rifugio. Lo fa come fanno le formiche, con inconsapevole sapienza. Ha sempre una direzione da seguire spedita, non sa far altro che correre; ma le antenne guizzano veloci, ascolta il mondo come pochi altri farebbero.
Il passero ha già trovato riparo, se ne sta sotto le fronde di un albero. Lo fa come i passeri fanno, con l’umiltà discreta dei solitari, così piccoli e belli, così dimessi, nondimeno.
Il gatto un riparo sopra la testa ce l’ha sempre, anche quando splende il sole nel cielo. Affronta la sua prigionia come fanno i gatti: guarda le cose attorno a sé come se non gli appartenessero, ma come se non appartenessero a nessuno. Non è lì per caso, ma sembra che lo sia, vi sta completamente a suo agio.
L’uomo è al piano di sopra. Ha in mano una tazza di tè, la tiene come fanno gli uomini: impugnandola con due mani, per sfruttarne il calore, bevendone lunghe sorsate, per sfruttarne la dolcezza, pensando che se finirà potrà prepararsene altro, all’infinito, finché vorrà.
Sopra la casa c’è il cielo. Lacrima come il cielo sa fare, per dare tregua alla vita, per offrire rifugio alle menti, per fare compagnia ai disperati. Il suo potere è grande: regola l’equilibrio fra gli stati dell’acqua, condiziona gli umori degli uomini, gioca un ruolo di rilievo nel clima.
Noi diciamo che la natura non è mai inquieta, che siamo noi soli ad attribuirle sentimenti umani.
Chissà cosa pensa la natura di un uomo inquieto.

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47 risposte a Natura inquieta

  1. Wish aka Max ha detto:

    Ecco. Quando ho scritto che stavo riscontrando in giro che ci sono molte persone inquiete, mi riferivo a cose di questo genere.
    E adesso vado a incazzarmi con il sig. uorpress, e a capire perché minchia non mi arrivano le notifiche dei tuoi post. 🙂

  2. Erre ha detto:

    Che cazzo di post fantastico. Fanculo, swann, ti amo.

  3. Erre ha detto:

    Mi permetto di riportarti l’incipit di un mio vecchio post:

    “Nove Settembre Millenovecentonovantadue.
    Da quel giorno sono più inquieto. Lo ero già prima, occhei, ma da quel giorno di più. Io lo sono di natura. Oh sì. È l’aggettivo che mi porto appresso fin da piccolo. Insieme al sorriso un po’ storto, e all’occhio leggermente pigro. Insieme allo sguardo dolce, e ai modi del cazzo. Prima parola, dopo il nome, nella pagella: Roberto è inquieto, intelligente, curioso…
    Ché prima d’essere vivace, ero inquieto. Ché prima ancora d’essere distratto e geniale, io ero inquieto.
    L’inquietudine la senti nello stomaco. Come le farfalle quando sei innamorato. Come il vuoto quando perdi quota. Come il buco quando hai fame. O il bruciore quando hai rabbia. Ecco, il segnale dell’inquietudine, invece, è quel sussulto che parte dal basso e sale fino alla gola, terminando col nodo. E poi scende, e poi risale. E così in un loop infinito e compulsivo di pensieri mai abbastanza definiti da poter essere inquadrati e risolti, né abbastanza astratti da poter essere ignorati del tutto.
    L’inquietudine ti rallenta. E ti velocizza. Poi ti frena. E ti fa scattare. Ti fa sudare. Ti fa pensare. E poi la mano trema. E le domande scorrono lungo il fiume tortuoso dell’anima dall’acqua cristallina ma gelata, preda delle più violente e imprevedibili correnti. (…)”

    ‘notte, swann!

  4. ludmillarte ha detto:

    pioggia che cade dagli occhi per la bellezza.
    (sembro esagerata lo so, forse lo sono, non so, ma l’ho letto così)

    • swann matassa ha detto:

      io sono sempre lusingato dei tuoi commenti ai miei post. devi solo promettermi che sarai spietata quando capiterà che il post non ti piace 🙂

      • ludmillarte ha detto:

        non riesco ad essere spietata Swann, non lo sono mai stata e spero di non diventarlo mai, ma anche chi mi conosce molto poco dice che se qualcosa o qualcuno non mi va, si vede lontano un miglio. figurati. anche se qui non ci possiamo vedere, le mie parole sono cristalline anche se a volte ci gioco, ma credo che si capisca se gioco o se dico sul serio.
        ci sono tuoi scritti Swann in cui accarezzi l’anima (per lo meno la mia) e dico sul serio.

        • swann matassa ha detto:

          gentile con i gentili e dura con i duri, lud, come diceva lincoln!
          io, di mio, ti chiedo solo di essere sempre sincera.
          di nuovo, grazie, quello che dici mi spinge a fare sempre e solo il meglio che posso, e mi toglie un po’ di dosso la sensazione di perdere il mio tempo, quassù

  5. newwhitebear ha detto:

    Cosa pensa la natura di un uomo inquieto? Tutto il male possibile, perché c’è da aspettarsi qualsiasi problema.

  6. verbasequentur ha detto:

    E chissà cosa pensa la natura di un uomo inquieto con un animo poetico.
    Al di là del senso, mi è tanto piaciuta la costruzione di questo post. Veramente tanto.

  7. stileminimo ha detto:

    La natura pensa quello che pensi mentre lo pensi.

    • swann matassa ha detto:

      che risposta poetica, sm! le tue immagini hanno sempre un po’ di respiro in più delle mie. se riuscissi a condividerla, forse recupererei un po’ di fiducia nell’umanità. vorrebbe dire che siamo ancora parte di un tutto (anche se qualche volta vi scateniamo delle reazioni autoimmuni) e non siamo piuttosto la variabile impazzita di quel tutto…

      • stileminimo ha detto:

        Tu non sei l’umanità, ne fai parte. Però sei natura, e quando pensi in equilibrio con essa, allora lei pensa con te, nello stesso istante. Così come tutta l’umanità è natura, ma in generale non sa più pensare in sintonia con essa. E secondo me è per questo motivo che la natura non permetterà all’umanità di incrinarla oltre un certo limite; piuttosto la fa fuori, letteralmente, perché la natura non è solo umanità, è anche molto, molto, molto altro. La possibilità che l’umanità, e noi con lei, riusciamo a salvarci sta nell’equilibrio che potremmo recuperare con la natura che ci è propria e che ci contiene; questo può essere fatto con il pensiero e con i fatti che seguono ad esso. Quando pensiamo in equilibrio con la natura ed agiamo di conseguenza, allora siamo sulla strada giusta. E allo stesso tempo, quando pensiamo in disequilibrio con la natura, siamo sulla strada che ci porterà ad autoeliminarci. Il limite è davvero sottile. In tutto questo, ciò che davvero mi fa orrore è che noi procediamo verso l’autodistruzione, consapevolmente, quasi fieri di aver creato con il nostro pensiero qualche cosa che trascende dalla natura, che sembra esserle superiore. Siamo degli illusi, molto stupidi e molto folli. Guardati attorno, guarda l’immensità dell’universo: ci crediamo degli dei capaci di modificarne le leggi, ci sentiamo al centro di tutto, come se tutto ruotasse grazie alla nostra presenza. E basterebbe guardare la luna che di notte in notte cambia, basterebbe guardare il sole che ogni giorno sorge e tramonta, per renderci conto che di noi il tutto può fare benissimo a meno, mentre non si può certo dire che è lo stesso per noi. NOn potremmo fare a meno della natura che ci contiene, perché sarebbe come venire amputati della parte fondamentale che ci permette di essere. Ci stiamo tagliando a pezzetti da soli, un po’ alla volta. Dimmi tu se non siamo gli esseri più stupidi e indegni che popolano questa Terra.

  8. stileminimo ha detto:

    Nel nostro piccolo è importante prendere posizione, ma nel momento in cui il problema va ben oltre ai nostri microcosmi è necessario cominciare a pensare in maniera più estesa; il frutto della nostra condizione attuale viene da strategie che hanno implicato un coinvolgimento collettivo su più fronti. Per contrastare tali strategie è necessario pensarne altre, altrettanto estese, che tocchino le collettività. E non è per nulla cosa facile. In tal senso sono enormi le responsabilità politiche e sono enormi anche le responsabilità del mondo intellettuale che si è lasciato fagocitare dai poteri forti senza riuscire a proferire più parole efficaci e libere. In buona sostanza è necessario che ci si organizzi e che ci si muova collettivamente, perché l’impegno del singolo condizionato dalla cultura individualista che ci ha rincoglionito le menti fino ad oggi non ha forza sufficiente per muovere nulla. Da soli non si produce cambiamento, anche se la presa di coscienza e l’azione coerente sono importanti.

    • swann matassa ha detto:

      Tu hai ragione. Non volevo dire che basta fare la nostra piccola parte, col capo chino. Qualche giorno fa commentavo con dei colleghi un intervento ad una conferenza, e mi è stato detto: “quando si chiede a te, demolisci sempre tutto”. Ecco, io ho deciso di vomitare sempre quello che penso, un effetto ce l’ha, ti assicuro. Quello che volevo dire non era che dobbiamo/possiamo limitarci a comprare equo e solidale, a smaltire i rifiuti nel modo corretto, a boicottare P&G e soci, e chi più ne ha più ne metta. Quello che volevo dire è: dobbiamo essere IMPLACABILI, nel senso stretto del termine: non avere pace, non accettare compromessi, né da noi stessi né dagli altri. Ho cercato di esprimere questo mio senso di frustrazione e di volontà di non accettare più le mezze misure, di abbandonare il buonismo e di allontanare la rassegnazione poco tempo fa, nel mio post “Dico no”.
      Detto questo, non basta. Questo è solo il primo, forse il secondo passo. Poi bisogna prendere iniziativa, dici bene di nuovo. Io ci sto, sono una bomba innescata. Dimmi che proponi, andiamo

      • stileminimo ha detto:

        E’ necessario cercare le altre bombe innescate ed è necessario canalizzare le energie in modo da non farle deflagrare inutilmente. Penso che la rete sia uno strumento che ha enormi potenzialità in tal senso e penso che è necessario condividere, come stai facendo e cercare chi come te è disposto a mettersi in gioco, nei modi più svariati, ma concreti. Un blog dove si denuncia e dove si crea pensiero è già un modo concreto di esserci. Condividere pensiero è essenziale, perché crea consapevolezza e muove altro pensiero. E allo stesso tempo è necessario capire dove si sta andando, perché se un giorno si arriva davvero a fare la differenza in termini decisionali è necessario sapere in che direzione muoversi, con competenza oltre che con convinzione. Il populismo mi infastidisce molto, ma la preparazione seria e portata avanti con fatica e con la volontà di creare consapevolezza attraverso la conoscenza invece mi attira e mi piace molto. In tal senso tutti dovremmo apprendere e condividere; in poche parole crescere per noi stessi e per gli altri, con gli altri e lo possiamo fare con i mezzi che abbiamo a disposizione e che sono potenti. A mio parere il luogo dove è necessario arrivare a diffondere conoscenza in maniera seria non è solo la rete, ma è quello dove si formano le menti del futuro, ovvero le scuole. E’ da lì, dall’istruzione delle menti di domani che bisogna partire ed è necessario fare in modo che chi ha la responsabilità politica in tal senso faccia un lavoro non buono, ma eccelso. Fin ora ho visto solo mediocrità in tal senso. E non c’è da stupirsi se pensiamo che i politici che ci siamo scelti sono lo specchio di quello in cui abbiamo lasciato che ci trasformassero, ovvero un popolo di ignoranti. Per arrivare a questo c’è tantissima strada da fare, non solo nel nostro paese. Son parole, lo so; sembrano solo chiacchiere, ma in realtà sono questi gli obiettivi da perseguire ed è necessario fissarli per smettere di parlarsi addosso. Ho un’ammirazione sincera e profonda per quelle persone che con i loro blog divulgano conoscenza e pensiero. Dovendomi fare un personale esame di coscienza in tal senso, è vero, io ci cazzeggio anche, non sono un granché, ma mi muovo con gli strumenti che ho, come posso. Faccio quel che so fare, nel modo che più mi somiglia e cercando di pensare a che cosa può attirare l’attenzione in un mondo superficiale, magari tentando poi di portare a delle riflessioni un po’ più profonde senza farlo pesare troppo. Non ci riesco il più delle volte, ma ci provo.

        • swann matassa ha detto:

          cazzeggiare “anche” non è una colpa. indulgere solo in personalismi sarebbe altra cosa. Io il blog lo uso anche come valvola di sfogo, ma è da lì che poi vengono fuori i miei pensieri, le mie posizioni.
          La scuola, sì, sarebbe il kilometro zero e la cosa, ti confesso, mi spaventa un po’, perché la nuova generazione di insegnanti è proprio quella figlia della società dell’individualismo sfrenato cui facevi riferimento. Io poi lavoro nell’università e la mia fiducia nelle istituzioni e nei centri della cultura e dell’educazione è ormai ridotta ai minimi termini.
          Però non mi sono arreso, preferisco condurre battaglie contro mulini a vento finché vivo.
          Ne riparliamo, sm, non finisce qui. E man mano che raccolgo bombe innescate, ne parlo nel blog. Magari da lì salpiamo, fra un po’…

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