La tua strada (a tutti quelli che hanno uno scopo)

In prossimità della velocità della luce, la massa di un corpo in moto deve diventare energia. L’ha enunciato un signore che si chiama Albert Einstein, in linea di massima senza fare altro che stare seduto sulla sua poltrona a scompigliarsi i capelli per massaggiarsi i neuroni. Il tempo sembra pertanto essere un’unità di riferimento piuttosto relativa, e non si capisce bene per quale motivo continuiamo ad ostinarci a considerarlo come la misura che scandisce le nostre vite. “Presto” e “tardi” sono dei vocaboli che hanno un senso molto comune per gli esseri umani, ma che non ne hanno alcuno per le particelle che li compongono. Non è paradossale? Forse quando il senso comune dice “non è mai troppo tardi”, è questo che intende. Forse inconsciamente tutti sappiamo che il tempo è relativo. Forse tutti sappiamo di essere fondamentalmente energia, che non siamo stati creati e non saremo distrutti, che esistiamo soltanto come forme in transito fra uno stato e l’altro e che perciò il nostro unico scopo, la nostra unica ragione di vita è il viaggio stesso. Darsi uno scopo, e più ancora porsi limiti temporali per scoprire il proprio scopo, sembra essere piuttosto tipico di questa nostra società orientata al risultato, dove tutto quello che conta sono competitività, produzione e profitto. È la vittoria di Adam Smith sulle leggi della fisica.

Eppure qualcuno la pensa diversamente. E mia sorella di recente mi ha ricordato in merito un pensiero di Baricco, che spesso trova le parole per dire quello che altri avvertono dentro come un subbuglio, non si sa bene di cosa (pensieri, emozioni, forse anche dolori di pancia). Questo fanno qualche volta gli scrittori: scrivono frasi lunghe, piene di virgole e di figure retoriche, che sembrano avere una struttura molto più complessa di una semplice E=mc2, ma che poi illuminano con la semplicità di un riflettore gli angoli bui della nostra anima. Baricco ha scritto: “Sarebbe tutto più semplice se non ti avessero inculcato questa storia del finire da qualche parte, se solo ti avessero insegnato, piuttosto, a essere felice rimanendo immobile. Tutte quelle storie sulla tua strada. Trovare la tua strada. Andare per la tua strada. Magari invece siamo fatti per vivere in una piazza, o in un giardino pubblico, fermi lì, a far passare la vita, magari siamo un crocicchio, il mondo ha bisogno che stiamo fermi, sarebbe un disastro se solo ce ne andassimo, a un certo punto, per la nostra strada, quale strada? Sono gli altri le strade, io sono una piazza, non porto in nessun posto, io sono un posto.”

Lo scopo è la via, una via che qualcuno può magari percorrere anche rimanendo fermo. Qual è questo scopo, questa via, io non lo so. O meglio, qualcosa ne so, ma vale per me, solo per me, non sto qui a raccontarlo ad altri.
Tu hai uno scopo, una via? Quali sono il tuo scopo, la tua via? Ecco, io mi sento di dire una cosa sola, a chi legge, a chi scrive (a me): chieditelo, e agisci di conseguenza. Abbi il coraggio di essere quello che sei. Non “presto” o “tardi”, non “prima”, né “poi”: non sono luoghi da raggiungere, non c’è un tempo di percorrenza.
Solo qui, solo ora.

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22 risposte a La tua strada (a tutti quelli che hanno uno scopo)

  1. stileminimo ha detto:

    E tu del tempo che ne pensi?

    • swann matassa ha detto:

      che dovremmo scordarcene, almeno in parte…

      • stileminimo ha detto:

        Io ho una mia idea sul tempo e mi viene dalla sensazione di fastidio che provo quando devo regolarmi in base a ritmi che non mi sono propri. Se non fosse che sono poco o tanto incasellata in un sistema sociale, per me il tempo come lo concepisce l’orologio umano, potrebbe anche andare a farsi fottere, letteralmente, se avesse un corpo per poterlo fare. Ma essendo un’astrazione, nemmeno quello potrebbe. C’è poi un tempo che invece amo, che mi accompagna con il ritmo giusto, ed è quello che osservo quando non sono costretta agli orari umani. Non ho un orologio da almeno quindici anni; purtroppo a volte devo sapere l’ora, per i motivi di cui sopra, ma fosse per me… E tu?

        • swann matassa ha detto:

          io? mi piace correre. nella corsa il tempo è importante, si contano i decimi di secondo. ma mi piace pensare di essere uno di quelli che sa correre senza cronometro. quando mi alleno in compagnia spesso dico:” io faccio il mio passo”; che sia più lento o più veloce di quello degli altri è relativo e variabile (e dipende dallo stato di forma). il tempo lo prendo, ma conta alla fine, e a volte neanche allora. viviamo una dimensione temporale e questo non possiamo annullarlo, ma possiamo annullare la nostra esigenza di piegare tutto questa caratteristica della nostra realtà. del resto, nessuno ha ancora dimostrato che il tempo è una linea retta, per cui percorrerlo “in avanti” potrebbe essere di fatto un errore…

          • stileminimo ha detto:

            Swann, a me sto fatto che viviamo in una dimensione temporale non mi convince; a me basta sentire che il mio passo sia il passo del Mondo e che non vada troppo veloce e non vada troppo lento. E la direzione non mi interessa; ascolto il battito ed il pulsare del sangue, del cuore, anche quando faccio fatica, e mi regolo di conseguenza. A volte, quando sono sola ed in luoghi che definisco belli, capita che sto in sintonia con il Mondo, che sento corrispondere il mio ritmo a quello che mi circonda e questo è quanto. Rramente mi è capitato di provare la stessa sensazione in presenza di altre persone. Il resto è teoria.

          • swann matassa ha detto:

            beh, allora dovresti definire “troppo veloce” e “troppo lento”.
            credo di sapere a che sensazione ti riferisci, quando parli di sintonia col mondo (in assenza di esseri umani)

          • stileminimo ha detto:

            …io lo definisco “fastidioso” e basta. Quando mi dà fastidio, lo evito, se posso. E posso in maniera più efficace quanto più mi allontano dai contesti sociali.

  2. dupont651 ha detto:

    Non so quale sia il mio scopo e la mia via! Me lo sono chiesto spesso senza riuscire a darmi una risposta. Dico solo che lo scorrere del tempo, che più vai avanti negli anni e più sembra andare veloce, mi fa paura.
    Ciao Marta

  3. newwhitebear ha detto:

    Il tempo è relativo come le nostre vite. Scorre il tempo, scorre la nostra vita in parallelo a esso.
    «Forse tutti sappiamo di essere fondamentalmente energia, che non siamo stati creati e non saremo distrutti, che esistiamo soltanto come forme in transito fra uno stato e l’altro e che perciò il nostro unico scopo, la nostra unica ragione di vita è il viaggio stesso»
    Questo pensiero che noi siamo energia, che non siamo creati e quindi non distrutti mi pare poco credibile ma solo per giustificare quello che segue ovvero che siamo in transito.
    Che siamo in transito non lo metto in dubbio, anzi sono sicuro che è così, Però tutto ha un inizio e tutto ha una fine, noi compresi.

    • swann matassa ha detto:

      io sono convinto del contrario. inizio e fine sono convenzioni; tutta la materia, e quindi anche tutte le forme di vita, sono in continua trasformazione. abbiamo questa autocoscienza che ci fa sentire delle individualità definite e ci diamo importanza credendoci unità circoscritte nel tempo, ma in verità non siamo stati creati per come siamo oggi e non finiremo in questa forma. io e te come individui, ovviamente, finiremo, ma è una visione limitata, che ci mette al centro di qualcosa di cui facciamo invece semplicemente parte. tutto ciò che fa parte di noi proseguirà in qualche altra forma.

  4. ludmillarte ha detto:

    spero che la mia materia/energia possa proseguire in altra bella forma, che sono esteta e mi piacciono le cose ‘belle’ 😉 (concetto anch’esso relativo) le cose cioè che trovo piacevoli come questo post (che mi ero persa!). ci inculcano davvero parecchio e ci inducono/costringono a vivere in un certo modo ed a criticare o considerare inutile chi riesce a vivere diversamente. sì, a volte anch’io più che pensare alle numerose strade, preferirei una piazza anche se mi crea, dopo un’iniziale sensazione di pace e tranquillità, un po’ d’angoscia

    • swann matassa ha detto:

      credo che in qualunque forma proseguirai, potrai considerarla bella, per il solo fatto che sarà una trasformazione e tutte le trasformazioni hanno in sé la bellezza del mutamento 🙂

      • ludmillarte ha detto:

        eeeh…sono concorde sulla bellezza del mutamento dopodichè se ci si potesse ancora avvalere della facoltà d’accontentarsi…e non esistessero specchi, nè superfici riflettenti,… 😉 (come sono ancora materiale e superficiale, eh!?)
        ciao, saggio Swann 🙂

        • swann matassa ha detto:

          In che senso “ancora” materiale e superficiale? Pianifichi di non esserlo più, a tempo? [Temo non si smetta mai di voler essere belli 🙂 ]
          Saggio, sì, in due dimensioni (come quelle di un foglio di carta), sempre… è facile! 😉

          • ludmillarte ha detto:

            nel senso che cerco di elevarmi anche interiormente, ma l’immagine ha sempre forse troppa voce e dici bene “Temo non si smetta mai di voler essere belli”, perché io stessa ho esordito dicendo che spero, nella trasformazione, di avere bella forma.
            mah, non mi pare solo in due dimensioni…mica vorrai far credere che hai una saggezza piatta! (battutonaaa eh? 😉 )

          • swann matassa ha detto:

            Magari una saggezza sottile… alla prova dei fatti poi si strappa

          • ludmillarte ha detto:

            ecco, lo vedi che ho ragione…sei saggio, c’è poco da fare e, dopo una risposta così, irrimediabilmente saggio 😉

          • swann matassa ha detto:

            Ok. Saggio oltre ogni dire.

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