Le pagine della memoria

Ogni tanto rovisto fra le pagine della mia memoria. Sono tutte scritte a matita, perché la memoria sbiadisce col tempo, si cancella, ci si riscrive sopra, ma è impermeabile come la grafite, la puoi conservare e creare anche sott’acqua, sommerso che tu sia dalle lacrime o dalle onde del destino.

Quando sfoglio quelle pagine, mi colpisce sempre il rumore della carta, contrapposto al silenzio dei pensieri, come se la mente fosse un luogo simile ad una chiesa, dove parli sussurrando e dove ogni singolo rumore rimbomba così forte da sembrarti irrispettoso.

In questa chiesa c’è la stessa aria rarefatta delle sere di montagna, ma la compagnia è più simile a quella rumorosa di una festa in maschera, dove tutti hanno bevuto un po’ troppo.

Ci trovo le idee più balzane, come l’occhio di Dio nascosto al centro di un ciclone, usato come una lente d’ingrandimento nel sole, in pugno a un bambino chino su un formicaio. Ci trovo un uomo anziano che porta fiori sulla sua stessa tomba, per essere sicuro che qualcuno lo faccia, ci trovo un sacco di animali morti che raccontano se stessi e animali vivi che raccontano l’uomo. Ci sta più morte che vita, in quelle pagine, e l’amore che c’è è soprattutto amore per ciò che non è morte, piuttosto che amore per una persona o una cosa. Non esistono strumenti tecnologici e non c’è spazio per la fretta, in quel mondo, tutto viene descritto nei minimi dettagli e ogni dettaglio ha importanza, si finisce col concentrarsi sull’infinitamente piccolo e dimenticarsi del tutto dell’infinitamente grande, fino a dubitare che esista.

Nelle pagine della mia memoria c’è un entusiasmo incontrollato per tutto quello che è nuovo, per tutto ciò che si muove e che cambia, c’è una sete inestinguibile di fonti raccontate e mai viste, di idee mirabolanti senza volto e senza applicazione. C’è la paura del buio. Quella è l’unica costante, il filo conduttore. C’è la domanda che è alla base di tutte le domande (perché) e l’angoscia dell’assenza di una risposta. Ci sono le ombre di quelli che non hanno avuto paura del buio, o che ne hanno avuto di più della luce, e per questo hanno scelto il buio, e le ombre di quelli che ne hanno avuto paura, ma vi sono stati spinti e non hanno potuto reagire, e le ombre di quelli che sono stati trascinati nel buio, ma lo hanno affrontato con coraggio.

Esco da queste memorie sempre con la stessa insoddisfazione, pensando a quello che potevo essere e non sono, pensando alla luce che ho alle spalle e non ha illuminato, a quella che ho davanti e non so indirizzare, a quella che potevo portare e ho lasciato ad altri, a quella di cui avevo bisogno e a cui ho rinunciato. Penso al buio, e al fatto che l’ho accettato, come tutti. E al fatto che ero migliore quando non sapevo accettarlo, e ne ero terrorizzato.

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14 risposte a Le pagine della memoria

  1. newwhitebear ha detto:

    Un bel post non c’è che dire! Inseguendo il filo della memoria hai fatto un excursus veramente ottimo, collegando tra loro pensieri come se fossero tanti flash di coriandoli divertenti.

    • swann matassa ha detto:

      Non c’era moltissimo materiale divertente, in quelle pagine, in verità, ma grazie.
      Ehi, io sono sempre in attesa della seconda parte del tuo racconto, eh.

      • newwhitebear ha detto:

        Penso che lo troverai domani mattina oppure giovedì. Non ho ancora deciso.

        Per il post eppure l’ho trovato piacevolmente divertente con quel passare da un un pensiero all’altro concatenandoli tra loro.

  2. ludmillarte ha detto:

    credo faccia bene ogni tanto rovistare tra le pagine della memoria malgrado il filo conduttore e l’angoscia della risposta. mi piace come lo hai descritto tu ed è vero nel silenzio alcuni rumori rimbombano da sembrare irrispettosi. ciao Swann, buona serata

  3. dupont651 ha detto:

    È triste questo post, triste ma molto ben scritto. Hai molti rimpianti e tante morti dolorose nella tua memoria e su questo, se è così, siamo simili.
    Ciao
    Marta

    • swann matassa ha detto:

      Tutte le morti sono dolorose, credo, e tutte le fini. Questo dovrebbe accomunarci tutti, giusto? Eppure non è sempre così. Sembrerebbe facile sentirci accomunati tutti, e invece non è così. Perciò a te grazie, Marta.

  4. ecoarcobaleno ha detto:

    Quelle pagine siamo noi, la nostra essenza e solo noi possiamo sfogliarle e rimetterci mano, cancellare e risistemare le parti ingarbugliate che solo dopo anni diventano illuminate ed a volte paradossalmente anche colorate.
    Come un po’ di tempo fa ho scritto e capito la memoria sono i pilastri del nostro futuro, guai a permettere a qualcuno di rielaborarlo o ancor peggio cancellarlo, chi non accetta il nostro passato non accetta e ama neanche il nostro presente…
    Come sempre grazie di condividere i tuoi pensieri 🙂 bellissima la metafora della chiesa e chi ci apre lo scrigno dei suoi ricordi…dovrebbe essere rispettato e ringraziato in silenzio perché ci sta facendo un dono che non ha prezzo.
    p.s. Sul fatto che eri migliore quando non accettavi il buio, non saprei. Forse l’accettare il buio è come l’accettare la morte e questa consapevolezza credo faccia vivere ed assaporare più intensamente la vita e gli istanti di cui è scandita.

    • swann matassa ha detto:

      accettazione e rassegnazione sono divise da un confine molto labile. la rassegnazione logora gli animi e compromette ogni slancio. sì, ero migliore quando non sapevo accettarlo. si ama di più, si vive di più, anche se con più dolore. è un po’ il contrario di quello che dici, a mio modo di vedere: una volta che lo hai accettato, entra a far parte del resto, rimane sullo sfondo, tendi a dimenticarlo (VUOI dimenticarlo). così viviamo tutti, tenendo più lontano possibile, sullo sfondo, la paura del buio.

  5. ecoarcobaleno ha detto:

    Concordo sul confine molto labile. Ciò mi porta ad altre riflessioni al fatto che forse è meglio usare la parola consapevolezza della morte più che accettazione…
    Scusa, ma mi chiedo se la rimuovi e l’allontani dalla vita, non è accettazione ma è rimozione? Accettazione è sapere che una persona a te cara o anche tu stesso oggi ci sei e domani non sai, per cui se hai una cosa da dire e da chiarire con quella persona, gliela dici ora senza aspettare un domani che non sai se ci sarà per te o per lei…
    Questa umilmente ammetto è una bella teoria, ma poi la pratica si sa tra il dire e il fare c’è di mezzo tanto altro…

  6. melodiestonate ha detto:

    ha ragione dupont è triste ma merita di essere letto…complimenti……Sara

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