Dico no

Io non le pronuncio quasi più, le parole. Io le vomito. Il ponte levatoio è abbassato, ormai, i nemici possono entrare a piacimento, e del resto il fossato è secco da tempo e i coccodrilli hanno trovato altre acque in cui nuotare. Le parole mi vengono giù come la pece e l’olio bollente dalle merlature, ma non servono a fermare nessuno, perché i cancelli sono aperti. Io però le verso, nere come l’inchiostro, perché non ho più nulla con cui contenerle. Soprattutto, mi manca la volontà di farlo. Tutto quel liquido ribollente, che si scaldava in catini enormi stipati in ogni angolo di me, su fuochi accesi per autocombustione, per quanto cercassi di sedarli innaffiandoli di doveri ed esigenze, di senso pratico, di obblighi, di necessità, di mani legate e occasioni negate; tutto quel pastone puzzolente e tossico, più putrescente della carne bruciata che vi fosse entrato in contatto, accumulato a gocce o a secchi a seconda delle stagioni o degli impegni, adesso io lo restituisco così, nella stessa forma in cui me lo sono tenuto dentro, e mi ha intossicato l’esistenza e invecchiato la coscienza. Lo restituisco al mondo che non aveva pianificato di plasmare materia così cancerogena, infida, ma che è stato vittima di quanto aveva creato, invece, con tanto entusiasmo e tanta cura, con l’amore di Frankenstein per la sua creatura, con il folle delirio del suo progetto ambizioso. Lo restituisco all’uomo, che me l’ha instillato nelle vene spacciandomelo per una medicina di civiltà e di progresso, glielo do indietro come se fossi un accettore e non un contributore, mi tiro fuori come fanno i codardi, per non diventarlo. Voglio essere un traditore per non tradire, un ipocrita per non mentire, voglio sperimentare tutte le contraddizioni di cui sono capace, solo per essere un po’ meno umano, e fare un po’ meno male a me stesso, a questa terra, ai miei eredi, ai miei compagni di viaggio, alle creature ignare che attraversano il mio cammino, e quello dell’umanità. Voglio urlare al vento che io non ce l’ho con lui e che mi deve aiutare. Che deve portare ad ogni angolo del vero queste mie parole, insieme a quelle di tutti i sofferenti che rotolano su questa palla di roccia. Il vento deve farsi carrozza e Apollo, deve viaggiare veloce e dire: io non ci sto, non voglio, non accetto. Io vivo, ma non sono in pace. Io sono nemico: di me stesso e dell’uomo. Io voglio essere il no, sono la fine del beneficio del dubbio, sono la sospensione della speranza. Sono uno che non si sposta, né a destra né a sinistra, voglio restare immobile, a urlare, in uno schieramento compatto con chi ci sta, finché non cominciamo tutti ad avanzare. Non so quanti saremo, ma non mi accontenterò mai semplicemente di non essere del tutto solo.

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25 risposte a Dico no

  1. ecco, se tu avessi avuto l’idea di scrivere tutto questo, pari pari identico identico parola per parola ma senza nessuna punteggiatura, ecco, sappi che se tu l’avessi fatto ti avrei sponsorizzato come il nuovo saramago italiano, swann.

    • swann matassa ha detto:

      Il solo fatto che ti abbia attraversato la mente anche solo per un attimo un paragone con Saramago benché io abbia usato la punteggiatura convenzionale mi fa mettere in cornice questo commento ma da domani ricomincio ad usare la punteggiatura perché non sono Saramago però grazie adp davvero

  2. ecoarcobaleno ha detto:

    Ho fatto una lettura veloce ma dopo rileggerò perché le tue sono parole da assaporare…
    Che meraviglia, riesci sempre a sorprendermi…non so se dipende da me che in questo momento sono sull’orlo di una crisi di nervi 🙂 ma mi è venuto da piangere, ho visto una palla di fuoco viaggiare nell’universo e la tua metafora “palla di roccia” riferita alla Terra è sublime nella sua semplicità…continua a scrivere fa bene a tutti, grazie alle tue parole ho liberato un po’ della mia energia che al momento non sapevo proprio come liberare 🙂
    e grido no…anch’io, ne avevo bisogno 🙂

  3. ludmillarte ha detto:

    molto bello. facciamo viaggiare questo vento

  4. Desy ha detto:

    questa è una canzone.

  5. Leonetta ha detto:

    Io ho letto un grande urlo disperato e infatti mi e’ venuto in mente L’urlo di Munch…… per me che ormai non urlo neanche piu’ e a cui non escono piu’ neanche lacrime ma solo desiderio di trovare un angolo di mondo dove vivere semplicemente, senza banche, imbrogli, inquinamento e anime vuote….. per me ti abbraccerei forte forte forte in questo momento.

  6. Ettore Matassa ha detto:

    Sono tanti gli anni, ormai, nei quali ho sognato un mondo migliore. Un mondo con delle regole già immaginate e anche scritte da altri, prima di me e insieme a me. Ora, decenni dopo, so, io SO, che è meglio realizzare anche solo una piccola parte del mondo utopico (dove utopia = immaginazione), piuttosto che immaginare solo, anche insieme ad altri, la realtà tutta.

    • ecoarcobaleno ha detto:

      Condivido…qualcuno mi ha anche aiutato a capire che il mondo o meglio il nostro mondo è fatto d’idee; quindi “Il mondo è come te lo immagini”, siamo noi gli artefici della realtà in cui viviamo. Potrò sembrare banale ed illusa, ma se sorridi gli altri ti sorrideranno, guardiamoci dentro, partiamo da noi coloriamo il nostro mondo di luce e colori e tutto assumerà un briciolo di umanità in più, la nostra 🙂
      E’ l’unico modo per ammortizzare i colpi di questa realtà spesso spietata, fatta di gente illusa che vuole avere sempre l’ultima parola, incapace di assumersi anche un minimo di responsabilità, molto più facile puntare sempre il dito verso altri e rimanere nella propria immobilità.
      Viva le crisi e come saggiamente i cinesi scrivono con i loro ideogrammi il termine “crisi” con un mix di ideogrammi.

      http://riskmanagement.tumblr.com/post/65963931/wej-ji-e-lideogramma-cinese-del-termine-crisi-i
      “Wej-ji è l’ideogramma cinese del termine crisi. I cinesi compongono questo ideogramma attraverso la combinazione di due parole: pericolo e opportunità. In nessuna altra lingua è così ben condensato il significato del termine.”

    • swann matassa ha detto:

      Un pezzo alla volta, il tutto si fa un pezzo alla volta

  7. Erre ha detto:

    Ho stima per te. Volevo ricordartelo. E poi, ecco, questo pezzo è bello. Tanto bello. Non sei solo, ma lo sai.

    • swann matassa ha detto:

      Lo so, erre, e non credere che non mi faccia piacere. Ma voglio spiegarti come nasce questo post: l’ho scritto – letteralmente – mentre parlavo via facebook con un’amica dei suoi problemi lavorativi (che, dato il lavoro che fa, investono tutta la nostra comunità), del silenzio delle istituzioni, della quotidiana lotta per la sopravvivenza. Io non me la sentivo di dirle “non sei sola” e lei non voleva sentirselo dire. Io non riesco più a ragionare di numeri, di maggioranze e minoranze – rumorose e silenziose – di comunità, di evoluzione o cambiamento. Contano solo il vero e il giusto (quali che siano e in qualunque modo tu voglia definirli), e la possibilità che in un mondo alternativo prevalgano. Vale solo se il nostro destino si compie, tutti insieme, come una livella, o come una bomba che ci colga tutti. Ecco, vorrei che questo destino si palesasse, e che smettessimo di urlare frasi senza senso e girare in tondo e cominciassimo ad avanzare verso quel destino, ognuno al suo passo, ognuno a suo modo, ma “consapevoli”. O che cominciassimo a tirare dalla parte contraria, per spostare il destino, litigando e soffrendo, ma consapevoli! Vorrei che smettessimo di pensare (consciamente o meno) che essere meno consapevoli fa vivere meglio, o che, se così fosse davvero, che cominciassimo a vivere peggio. A questo dico no, e a molte altre cose. Al fatto che teniamo nascosto a noi stessi tutto questo, dico no. Persino a quello che è diventata la vita nella società umana dico no. Spesso anche a me stesso dico no. Ma non sempre e non a tutti. Sono una persona come le altre, sono debole, e forse per questo so ancora essere contento (ma mai accontentarmi) di non essere solo…

  8. Pandora ha detto:

    Come si fa a non sentire nella pelle le tue parole, a non sentirsi attraversati da tanta amarezza e rabbia…non voglio aggiungere altro che sarebbe solo superfluo, però che mi unisco a te, si, a quel grido “NO” e con tutta la voce che ho in petto…

    • swann matassa ha detto:

      ti ringrazio, pandora. mi sembra un periodo storico, un paese, ma tutto un mondo in cui siamo abituati a dire troppi sì, ad accettare, acritici. forse bisogna partire da un no, per cominciare a cambiare le cose

      • Pandora ha detto:

        Il NO ha una forza dirompente, ancor più se unito ad altri, ma quello che ne intensifica la portata è la determinazione che ciascuno ha nel pronunciarlo. E quella determinazione scaturisce da ciò che non siamo più disposti a sopportare. La chiarezza prende forma da una scelta selettiva che nasce dentro di noi. Più aumenta la consapevolezza, più ne siamo capaci.

  9. bleachedgirl ha detto:

    (Mammamia swann.)

  10. Pingback: I miei saluti a Babbo Natale | Il Bandolo del Matassa

  11. Pingback: prometto candore. | La vedova bianca

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