[The Others]/2 Gusto e disgusto (alla ricerca del capolavoro assoluto)

Quando ho chiesto al mio amico Dan un parere su un brano musicale che io amo molto (Struggle for Pleasure di Wim Mertens), mi ha risposto così e ha concluso dicendo che la musica minimalista non incontra il suo gusto personale perché, a suo parere, “corrompe l’orecchio”. Mi sono chiesto allora quale sia il confine (se se ne può individuare uno) fra “correnti artistiche”, periodo storico e “valori assoluti”. Esempio “ingenuo”: nessuno si sognerebbe di paragonare, dal punto di vista artistico, Giotto con Magnus (un noto disegnatore di fumetti), ma è indubbio che lo stile di Giotto sia “fuori tempo” (e anche acerbo dal punto di vista tecnico, non utilizzando neanche una vera regola prospettica) e che un occhio moderno possa trovare più gradevole un disegno di Magnus. Questo significa che quell’occhio è corrotto? Qual è il confine fra il gusto dell’epoca e la corruzione del gusto? E qual è il confine fra l’approfondimento, la raffinatezza, la complessità e la noia? Perché la musica classica è senz’altro più raffinata e analizza i suoi temi in maniera più approfondita, ma all’ascoltatore moderno appare spesso “inutilmente” complessa e, infine, noiosa. Quanto è corrotto il nostro orecchio e quanto, invece, è semplicemente cambiato?
La nostra discussione, perciò, è andata avanti come segue, e la condivido a beneficio di chi voglia dire la propria, in merito.
In corsivo, gli interventi di Dan, in caratteri normali, le mie considerazioni.

Parto da una tua frase: «È indubbio che lo stile di Giotto sia fuori tempo (e anche acerbo dal punto di vista tecnico, non c’era neanche una vera regola prospettica) e che un occhio moderno possa trovare più gradevole un disegno di Magnus». Ora, un artista non nasce mai dal nulla, ma si inserisce sempre nel solco di una tradizione artistica in cui si forma e che interiorizza e reinterpreta in funzione della propria personalità. Un affresco di Giotto è un’opera d’arte nella misura in cui rappresenta l’espressione di un ideale estetico in una forma organizzata e dotata di coerenza interna, che si inscrive nella continuità storica e logica di una tradizione. L’essenza dell’opera d’arte risiede nella realizzazione di quest’ideale estetico. Posso capire che per noi le immagini di un fumetto possano essere più congeniali di un affresco di Giotto. Intanto anche un fumetto può essere un’opera d’arte; non è una questione di destinazione, del tipo: pittura sacra= arte, fumetto= paccottiglia; è semplicemente una questione di valore artistico. Un illustratore può essere un artista valido e un altro no… Nel momento in cui ci si avvicina ad un’opera d’arte si dovrebbe essere capaci di fare astrazione dalle nostre abitudini. Dire «Giotto è fuori tempo» o «acerbo» significa giudicarlo dal punto di vista del MIO tempo e delle abitudini che la mia epoca mi ha trasmesso. È un po’ come dire che la reggia di Caserta non è un granché architettonicamente, perché non sono stati previsti pannelli solari e vasche a idromassaggio… È chiaro che lo studio sistematico e consapevole della prospettiva sarebbe stato prematuro all’epoca di Giotto, essendo stato il risultato di un’evoluzione che all’epoca di Giotto si trovava ancora in uno stadio “embrionale”. E la storia, parafrasando gli antichi, “non fecit saltus”. La prospettiva scientifica non faceva parte delle acquisizioni dell’epoca di Giotto; ma sarebbe totalmente assurdo fare di questa constatazione un criterio di giudizio. Starei giudicando in base allo spettro ristretto che la mia epoca mi fornisce.
Se oggi ascoltiamo un madrigale di Gesualdo da Venosa, alcuni passaggi ci risulteranno contorti e astrusi. Era così anche per molti dei suoi contemporanei, proprio perché Gesualdo ha spinto i mezzi tecnici ed espressivi del suo tempo a delle soluzioni originalissime. In musica, per risentire qualcosa di simile, si è dovuto aspettare Brahms, quasi tre secoli dopo…
Quello che li rende dei capolavori è appunto la ricchezza del linguaggio musicale, la sensibilità raffinatissima con cui vengono resi gli effetti espressivi, il “colore” espressivo che acquista l’applicazione di procedimenti tecnici usati in maniera audacissima e spesso geniale. E la costruzione formale, pur non registrando gli aspetti più “avanguardisti” della sua produzione, ha comunque una coerenza indiscutibile: non c’è una sola cellula che stia lì per caso; tutto il materiale ha una sua funzionalità nell’insieme, ogni parte dialoga con il tutto. È a questi elementi che dovrei riferirmi quando ascolto queste composizioni.
La questione essenziale non è “gradevole” o “non gradevole”, ma piuttosto:  «sono capace di relazionarmi con questa musica o con questa forma di pittura?». Se non ne sono capace, non ha senso pronunciarmi. Un giudizio sensato è frutto dell’educazione, che non esclude ovviamente delle preferenze personali; ma in assenza di un gusto educato i «mi piace» e «non mi piace» sono solo l’espressione di un orizzonte culturale limitato.

Ma non tutto può (e deve) sempre essere contestualizzato e inquadrato in un periodo storico, specie quando si tratta di arte, se non altro perché componente essenziale del nostro “relazionarsi” ad un’opera d’arte è l’emozione. In quest’ottica, l’ottenimento di quello che tu chiami “gusto educato” sconfina facilmente nell’indirizzamento del gusto, che è poi lo stesso processo che, abbinato ad un certo tipo di degenerazione dei costumi, porta alla corruzione del gusto stesso (sempre per usare i tuoi stessi termini). Del resto, quello che mi chiedevo io precedentemente era proprio quale fosse il confine fra l’inquadramento storico di una forma d’arte e il suo valore assoluto. In altre parole, esiste il bello oggettivo? Esiste anche una sola opera d’arte che continui ad avere senso anche se estrapolata dal suo contesto? Il cosidetto “capolavoro senza tempo”? Direi che alcune musiche di Mozart, i dipinti di Caravaggio, l’Inferno di Dante forse ci si avvicinano. Ma forse è un’opinione altrettanto soggettiva e “temporale” quanto un’altra.

Per me nella “relazione” (ad un’opera d’arte, ma anche in senso più generale) la parte razionale e quella emotiva dovrebbero combinarsi e non escludersi. D’altra parte io ho parlato di ideale “estetico” e non del “bello”. Aisthànomai significa “sentire” e ha quindi un significato più ampio che la percezione del bello. Comunque tieni presente che noi funzioniamo proiettando i nostri stati emotivi all’esterno. Riconoscere profondamente un valore assoluto è un lavoro che attiene allo spirito e che probabilmente non si esaurisce in una vita. In un’opera d’arte cercheremo sempre e necessariamente parti di noi. Quello che di assoluto e atemporale c’è in un’opera d’arte secondo me è il “dare forma” ad un ideale in maniera unitaria e coerente. Un quadro di Caravaggio può rappresentare l’angoscia, il desiderio, il dolore; ma l’essenza del capolavoro sta nel fatto che questa rappresentazione è “compiuta”, è un universo dotato di vita propria, in cui ogni elemento (luce, colori, forme, espressioni) è assorbito totalmente nella rappresentazione. Ogni epoca ci leggerà poi qualcosa di diverso, riconoscerà un pezzo di sé, all’insaputa dello stesso Caravaggio. Ma questo è normalissimo e l’opera d’arte resta autonoma dalla percezione del pubblico; ma l’autonomia non esclude la comunicazione, anzi ne è il presupposto.
La forma è legata sempre ad un’epoca storica; l’ideale, se è autentico, è atemporale. Ed è questo ideale secondo me il valore assoluto di cui parli tu. D’altra parte è per questo che i Caravaggeschi non ci danno lo stesso brivido di una tela di Caravaggio: perché nella maggior parte dei casi sono una riproduzione formale, sanno un po’ di imitazione; quello che manca è il “peso specifico”, la concentrazione, la fede nell’assoluto che si concede ai nostri sensi.
In ogni caso non intendevo dire che tutto ciò che è contemporaneo è di cattiva qualità e tutto ciò che viene dal passato è eccelso. Piuttosto la storia effettua comunque una sorta di “selezione naturale”,  cui tanti prodotti di serie B non sopravvivono, se non in qualche studio specialistico e per l’interesse storico o sociologico più che per il valore artistico.

Beh mi sembra che hai detto un po’ di cose conclusive. Terrò a mente il tuo precetto: è l’ideale contenuto in un’opera, se autentico, ad essere atemporale. Andrò alla ricerca del completamento di un’idea, e semmai ti farò sapere cosa ho trovato.

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10 risposte a [The Others]/2 Gusto e disgusto (alla ricerca del capolavoro assoluto)

  1. ludmillarte ha detto:

    è davvero interessante questo confronto. in parte anch’io mi ero posta certi interrogativi ai quali credo sia difficile dare risposte certe. il bello oggettivo può esistere nel senso che racchiude in sè tante caratteristiche piacevoli alla maggior parte dei gusti non necessariamente secondo i canoni del tempo; sicuramente influiscono le emozioni ed il vedere/sentire in un’opera una parte di noi. mi piace pensare a ideali quali valori assoluti e viceversa, mi piace anche pensare che gli ideali siano atemporali, ma ho qualche dubbio. ad ogni modo gli input di riflessione sono davvero numerosi

    • swann matassa ha detto:

      questo è un tema che quasi mi ossessiona. facendo il solito riferimento alla mia formazione scientifica, personalmente ho dimestichezza con i ragionamenti sull’evoluzione e sull’adattamento. in quel caso, il contesto ambientale nel processo di selezione e adattamento è vitale. non può esserci evoluzione senza pressione evolutiva, quindi anche la comparsa di un carattere innovativo, per quanto complesso ed efficiente, è di fatto inutile e inefficace se non produce un vantaggio selettivo, perché manca la pressione ambientale.
      tuttavia, credo di essere ancora in grado di complicare il discorso, astraendo almeno in parte la comparsa di un nuovo carattere dal contesto ambientale, riconoscendo che alcune modifiche hanno portato vantaggio in epoche, contesti e organismi molto diversi. a volte, è il rifiuto a specializzarsi che ha portato il vantaggio (vedi i topi, che sono generalisti di successo, e vedi l’uomo).
      viceversa, mi sono più facilmente impantanato quando ho provato a delineare allo stesso modo la mia visione dell’evoluzione del gusto. l’approfondimento di questa tematica è importante, per me, al fine di non essere necessariamente e acriticamente, come tanti, un mero figlio del mio tempo (e della mia area geografica, se per questo).

      • ludmillarte ha detto:

        eh! il discorso si amplia ed approfondisce…adoro le visioni scientifico/idealiste/creative. i caratteri innovativi producono vantaggio selettivo in base alle persone…torniamo sempre al soggettivo inteso non solo come gusto estetico, ma anche come interesse personale e qui casca l’arte, il gusto, il bello,…
        buona domenica

      • dan ha detto:

        Interessante questo paragone con l’evoluzione biologica.
        Penso che in generale l’arte cosi’ come il gusto evolvano in sintonia con le condizioni ambientali; quindi una sorta di “adattamento” esiste certamente. Certo c’é una differenza fondamentale: l’evoluzione dell’arte non é legata a questioni di sopravvivenza biologica, quindi l’ugenza dell’adattamento é forse meno pressante…

        I caratteri artisticamente “innovativi” rispondono si’ a delle sollecitazioni ambientali, ma alla fin fine spesso si constata che cio’ che é stato innovativo in un determinato momento storico in realtà era una sorta tappa obbligata nell’esplorazione di un percorso che non poteva essere altro da quello che é stato…
        Ma forse un biologo preferisce una visione meno determinista… 😉

  2. dan ha detto:

    Mi fa piacere che queste riflessioni che ci eravamo scambiate un annetto fa ne inneschino a loro volta altre…Quindi grazie davvero per il tuo commento.
    In generale la “risposta magica” (come saprai meglio di me) purtroppo non esiste ;-), d’altra parte il post stesso non ha l’ambizione di fornirne…
    Io personalmente sono affascinato dall’idea che qualcosa di assoluto e trascendente attraversi come un respiro lungo e profondo l’immenso universo dell’ espressione artistica che ha fatto palpitare l’umanità fin dai suoi albori…Qualcosa di talmente autentico da non aver bisogno dell’approvazione dei nostri gusti capricciosi, aleatori e, purtroppo, non sempre cosi’ elevati… 🙂

  3. ecoarcobaleno ha detto:

    Non so leggere le note sul pentagramma, non so cantare ma so ascoltare a modo mio, non ho idoli, ho qualche cantante e qualche genere che amo più di altri, ho canzoni che amo qui ed ora e un po’ per sempre, ma ogni volta la musica vive con le mie passioni ed emozioni del momento, con quello che sono in quel determinato momento, siamo perennemente dinamici…
    Cos’è arte e cosa non lo è? Chi può arrogarsi questo diritto? Qualcuno ancora si permette di dire che il cinema non è arte, che la fotografia non è arte…per me arte è tutto ciò che “Emoziona” qui ed ora, poi certo vi è una selezione naturale di opere d’arte che diverranno patrimonio per le generazioni future, ma spesso la scelta e la sopravvivenza di queste opere sono puramente contingenti chissà quanti Picasso, ed esponenti di altre arti sono sparsi per il mondo e non saranno mai artisti di fama mondiale…
    Grazie a tutti per gli spunti di riflessione 🙂

  4. dan ha detto:

    Ciao Ecoarcobaleno, grazie a te per le tue riflessioni 🙂
    Mi trovi pienamente d’accordo sul fatto che cinema e fotografia possano essere arte a pieno titolo (personalmente aggiungerei anche la buona cucina… 😉 )
    E sono ovviamante d’accordo anche col fatto che l’arte debba comunicare emotivamente; anzi direi che l’arte é un prodotto di questo nostro ineludibile bisogno di comunicazione emotiva…
    Faccio fatica invece ad accettare l’idea che la sopravvivenza di un’opera d’arte possa essere soltanto fortuita; penso che il tempo sia un distillatore spietato ma estremamante accorto e che alla lunga ben poco sia lasciato al caso…

  5. ecoarcobaleno ha detto:

    Bellissima l’arte culinaria 🙂 hai pienamente ragione è un’arte sublime che coinvolge tutti i sensi, udito compreso 🙂
    Mi auguro che il distillatore del tempo faccia il suo corso equamente, ma a volte accadono cose tutt’altro che ottimistiche. Mi viene da pensare ad es. se un’artista muore e coloro che gli seguono se purtroppo non capiscono e non sentono la sua arte distruggeranno ogni sua opera 😦
    è orribile, ma credo purtroppo capiti ancora, com’è capitato qualche mese fa che dopo la sua morte ad una persona che amava i libri e la lettura siano stati buttati tutti i suoi libri 😦 http://bari.repubblica.it/cronaca/2013/05/17/news/libri_nei_cassonetti_a_bari-59021971/

    L’arte è davvero un’argomento affascinante perché contiene in sé tanto, tutto…credo che le emozioni che l’arte ci trasmette assolvano soprattutto al bisogno di catarsi…mi fermo altrimenti faccio monologhi infiniti.
    Condivido volentieri con voi alcuni pensieri o meglio interrogativi, scritti più di dieci anni fa, diciamo quando iniziavo ad assaporare più consapevolmente le meraviglie che le arti potevano donarmi 🙂

    ”Arte … ? , ! ” … ” ; : …

    Rappresentazione, interpretazione,
    creazione, suggestione,
    illusione, destrutturazione,
    imitazione, analisi,
    osservazione,catarsi,
    riflessione,
    scomposizione o fissazione della realtà?
    Cosa sarà mai questa forma di
    comunicazione di cui si serve l’uomo?

    Strani effetti crea l’arte
    è in grado di trasformare il tuo mondo interiore,
    le tue emozioni,
    di catapultarti in un mondo nuovo,
    di far scorrere dentro di te non so bene cosa,
    ma quando l’avvicini,
    la respiri
    e partecipi alla sua combustione
    percepisci un movimento interno,
    senti le onde del mare in movimento
    che si creano si alzano e poi scompaiono;
    sbattono vicino agli scogli
    e poi ritornano di nuovo
    ad immergersi nel luogo originario
    e così al infinito.
    L’uomo e l’arte insieme,
    uniti per sempre nel loro logorarsi.

  6. dan ha detto:

    Molto suggestive le immagini che proponi, soprattutto l’idea del ritmo delle onde in continuo movimento. Penso che la percezione del “ritmo” sia qualcosa di fondamentale nell’arte in generale (non solo nella musica); d’altra parte le nostre emozioni sono legate inscindibilmente ai nostri ritmi vitali e l’arte non é che un espressione del nostro universo emotivo come dicevi nel precedente post…

    Condivido il tuo sgomento per la biblioteca cestinata in quattro e quattr’otto…
    E non posso impedirmi di affiancare quest’episodio all’incuria che continua a minacciare lo stato di conservazione dei resti di Pompei, della reggia di Caserta, della tenuta borbonica di Carditello, di tante chiese del centro di Napoli; alle palazzine liberty demolite per realizzare parcheggi…Insomma ai tanti gioielli del nostro patrimonio che sono sempre più assenti dalle liste di priorità delle nostre istituzioni e sempre più al margine degli interessi del grande poubblico…

  7. Silver Silvan ha detto:

    È solo questione di dimensioni. E di spessore.

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