Napoli #2: la città dai mille colori

Nel 2008 ho vissuto per qualche mese in Danimarca, stavo completando il mio dottorato. Parlavo coi ragazzi danesi delle differenze che ci sono fra il loro modo di vivere e il nostro e il discorso cadde sul fatto che loro talvolta utilizzano, come deterrente al furto di biciclette – principale mezzo di locomozione urbano – un semplice perno di metallo che attraversa la ruota bloccando i raggi e impedendole di girare. Un proverbiale “bastone fra le ruote”. Naturalmente, nulla impedisce all’aspirante ladro di sollevare la bici e mettersela in spalla, né di tagliare lo striminzito perno con delle cesoie da giardino. Evidenziai questa usanza, con l’intenzione di sottolineare quanto fosse ridicola, dal mio punto di vista, e loro, fraintendendo, mi chiesero con gli occhi sbarrati dall’incredulità (e forse da un pizzico d’invidia): “perché, voi non usate antifurti?” Non seppi trattenere una risata. Mi figurai uno di loro pedalare in giro per Napoli e lasciare la bici appoggiata fuori all’università, con un sottile cilindro di metallo a bloccarne i raggi. Come si dice dalle mie parti, “ne avrebbero trovate tre”, all’uscita.

Un paio d’anni dopo, uno di loro venne a trovarmi a Napoli. Aveva a disposizione quattro o cinque giorni di vacanza, e aveva prenotato un tour Roma-Napoli. Al momento di prenotare l’alloggio, però, decise che non aveva senso fare due giorni qui e due lì e, con mio stupore e soddisfazione, rinunciò del tutto a Roma per spendere la sua vacanza interamente a Napoli. Alloggiò al centro storico, visitò Pompei e prenotò una gita in costiera sorrentina. Il secondo giorno, gli feci fare un giro per Napoli in moto. Lo sentivo trattenere il fiato dietro di me, alternando esclamazioni di stupore a brevi risatine di sollievo. Penso che la mia guida gli sembrasse avventurosa e spericolata (ma quel giorno guidai la moto con inusitata prudenza). Mangiammo una pizza da Sorbillo e non riusciva a credere quanto fosse buona e quanto poco costasse. Passeggiando per il centro storico, si guardava intorno con la bocca aperta, neanche si stesse facendo strada machete alla mano in un angolo inesplorato di mondo, dove mai occhio umano avesse posato lo sguardo. Sembrava stordito dalle voci e dai rumori provenienti da ogni parte, dalla confusione della folla in strada, ma era una confusione felice; rideva ad ogni evento insolito, come in un luogo dove non esiste la noia. A fine giornata, mi disse: “this is the most amazing place I have ever seen”. Devo dire che sì, Ronnie veniva da un piccolo paese della Danimarca di cui neanche ricordo il nome, ma aveva fatto l’università ad Aarhus, stava svolgendo il PhD in America e aveva già molto viaggiato anche per svago. Tornai a casa amando la mia città, come solo ai napoletani ho visto fare, cioè come se fosse una pelle che ti ricopre la carne, che si sfalda e si brucia, che si arrossa e sia ammala, che è liscia, morbida, bella o piagata, che fa parte di te, che ti mantiene vivo. Che vorresti cambiarla ma sai che non puoi, che non vuoi, che non saresti più tu. Vorresti ma non vuoi, potresti ma non puoi. Ecco, ancora, la città del “senza senso”.

Un senso non ce l’ha neanche quello che scrivo, come le posizioni che mi trovo ad assumere quando dormo con entrambi i cani sul letto. Più che scrivere, descrivo. Così farei, se ne fossi in grado, col Cristo Velato, col Maschio Angioino, col Castel Sant’Elmo, col Cimitero delle Fontanelle, con le catacombe di San Gennaro. E così via. Ma non mi cimento. Ho ascoltato troppe discussioni per non sapere che quello che viene raccontato, delle bellezze di Napoli, vola nel vento. Napoli è come un sorbetto al limone. Il più eloquente poeta del mondo può spendere i suoi versi migliori per decantare quanto sublime sia l’accostamento dell’asprezza del limone con la dolcezza dello zucchero, del freddo del ghiaccio con la morbidezza del sorbetto, ma per crederci devi succhiarlo, fin quasi a farti bruciare le gengive.

Napoli va assaporata, ti entra facile sotto la pelle, poi la lacera come un alieno e tu ti senti deturpato o liberato, infettato o salvato. Dipende da te.

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9 risposte a Napoli #2: la città dai mille colori

  1. ecoarcobaleno ha detto:

    Le tue parole mi hanno scaldato il cuore…e ne avevo davvero bisogno…grazie da parte mia e della città del “senza senso”.

  2. swannmatassa ha detto:

    Bisogna essere difettosi per essere speciali, anche se certo non basta essere difettosi per essere speciali. Noi quaggiù di sicuro siamo difettosi, agli altri il giudizio di quanto siamo speciali. Lieto che tu condivida la mia visione

  3. Francesco Vitellini ha detto:

    Hai dimenticato le tredici discese! 🙂
    Una strada così dovrebbe esserci in ogni città, altro che storie 🙂

    • swannmatassa ha detto:

      Oh beh (lasciami gonfiare il petto per un attimo), di cose ne ho dimenticate innumerevoli! 😉 La verità è che, come la maggior parte dei miei concittadini, io “sono” la mia città. E – come si dice? – puoi scappare in capo al mondo, ma non puoi fuggire da te stesso…

  4. elinepal ha detto:

    Molto speciali!

  5. MyLastFrame ha detto:

    per tutto il tempo della lettura ho respirato aria di casa mia…grazie 🙂

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