La fonte, non il nome

Confusi, ombra tra le ombre. Riassume tutto quello che abbiamo paura di essere: la frazione di passo che separa Achille dalla tartaruga, le coordinate dell’elettrone intorno al nucleo in un determinato momento, il respiro del gatto di Schrödinger. Qualcosa di così piccolo, di così impalpabile, di così inafferrabile.

Mi guardo intorno, respiro e, quale che sia l’odore che mi sale su per il naso, profuma di vita, profuma di qui. Penso a chi non c’è più, penso a quello che avrebbe voluto fare, o essere, penso a quello che avrei voluto che fosse, con me o senza di me, e sento i piedi farsi pesanti, cercare radici. Voglio metterle qui, dove sono, voglio piantarle in profondità e pensare che resteranno quando il resto si sarà disfatto, come uno scheletro che conserva le sue sembianze di carne, o il calco del mio profilo nel fango. Penso che tutti lo vogliono, che resterebbero, se potessero. Penso a tutti quelli che vorrebbero mettere una firma, soprattutto a quelli a cui è stato negato l’inchiostro.

Sulla scrivania c’è un simulacro di eternità. È una penna, ma è anche una supposta, va in culo a molti. Ha scritto molti sì, ma dei no ha già riempito l’inferno, e continua a tracciarne. Eppure la sua è una voce come un’altra, non dovrebbe spaventarci, e non dovremmo inseguirla. Siamo sopraffatti dalla sua eco, ma continuiamo a sperare che pronunci un verso di noi, e rimbalzi fra le pareti del tempo. Nella valle del ricordo, con le orecchie tappate, pascolano le esistenze di chi assiste allo spettacolo dell’eternità, e non lo capisce.

Ho visto gli scarabocchi che alcuni di noi provano a tracciare sulla faccia rugosa delle falde tra cui rimbalza l’eco del tempo. Alcuni disegnano graffiti, hanno colori brillanti, altri erigono monumenti di foglie e di fango, non sanno che cederanno ad un soffio di vento, a una goccia di pioggia. Eppure, alcuni meriterebbero di essere cantati dalla voce di quella eco; noi la sentiamo rimbalzare da una parete all’altra e sembra non s’azzittisca mai, ma la nostra è una percezione distorta.

Chi mette il bastoncino carbonizzato nelle mani giuste, chi impasta il pigmento per imbiondire le praterie che ospiteranno le sagome nere a caccia di bisonti? A volte sembra che la distribuzione sia fatta a caso. A volte sembra che, semplicemente, il tuo carboncino si consumi troppo velocemente e la pittura resti incompleta e incerta come il volo di una farfalla, altrettanto fragile e sola, altrettanto bella ed altera.

Mi chiedo spesso se gli occhi di chi osserva l’opera di un uomo, e la giudica, e la ama, o la odia o la demolisce o la copia, rendano quell’opera più meritevole o più giusta. Mi chiedo se il fatto che io sia seduto qui a scrivere a me stesso e per me stesso sia lo stesso che scrivere ad altri o per altri, e se il fatto che altri lo leggano ne muti il valore.

A volte ascolto Michele Contegno e mi dico che no, non è il numero di occhi, o di orecchie, non sono le voci né i palpiti del cuore. È qualcosa di cui non conosco il nome. Ma è una fonte, a cui mi disseto. E con me, oggi, voi.

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29 risposte a La fonte, non il nome

  1. elinepal ha detto:

    cosa cambia? scrivere per se equivale a scrivere per chiunque, se si scrive….

  2. ludmillarte ha detto:

    no, secondo me non la rendono più meritevole o più giusta. possono in un certo senso incrementarne il valore se riescono a realizzarne i contenuti o ad osservarne i principi, … ma il valore di base è a prescindere.
    credo che in genere si scriva per sè, ma credo anche sia quasi inevitabile, quando lo si fa, pensare anche a chi leggerà.
    un bel testo (come anche quello della canzone-poesia) ciao Swan 🙂

    • swannmatassa ha detto:

      Quella canzone (e altre di quell’artista) sono un esempio di come, secondo me, solo di rado viene davvero premiato il talento. Mi guardo intorno e mi sembra che tutti i criteri di giudizio siano sbagliati e che tutte le forme di competizione facciano leva sui punti meno importanti. Siamo una specie in declino: abbiamo smesso di premiare il meglio.

      • ludmillarte ha detto:

        è vero. molti bravissimi artisti sono in ombra e forse mai saranno riconosciuti platealmente. altri, meno talentuosi, sono sulla cresta dell’onda. spesso i criteri di giudizio si basano su produzioni più commerciali (ad esempio in ambito musicale solo ciò che è orecchiabile anche se è un tormentone) piuttosto che di valore. abbiamo smesso di premiare il meglio anche nella maggior parte degli ambienti lavorativi, ma questo è un altro discorso ancora

        • swannmatassa ha detto:

          Oh non credo neanche che sia un altro discorso, perché i criteri base sono spesso gli stessi nell’arte come nel commercio e così nella scienza (e questo è uno dei motivi per cui sono “sbagliati”). Obiettivi-appeal-profitto, più o meno. E il peggio è che questa mentalità attecchisce anche in chi il talento, magari, l’avrebbe pure

          • ludmillarte ha detto:

            effettivamente ci sono state persone che hanno iniziato con opere più semplici per poi connotarsi in tutta la loro personalità e talento. oggi credo sia ancor più difficile, proprio per la mentalità di cui parli ma credo anche che chi ha talento ne sia un po’ vittima, cioè sia costretto a scendere di livello per poter lavorare/vendere (rimanendo sul piano di un discorso molto generale)

          • swannmatassa ha detto:

            Peggio ancora, temo che siano troppo ridotte e affidate al caso le opportunità per emergere, che prevalga una cultura della mediocrità e che, in questo panorama desolante, chi altrimenti aspirerebbe a distinguersi finisca con l’accontentarsi (godendo ben poco).

  3. ecoarcobaleno ha detto:

    Grandiose immagini le tue: “Sulla scrivania c’è un simulacro di eternità. È una penna, ma è anche una supposta, va in culo a molti.”
    “Nella valle del ricordo, con le orecchie tappate, pascolano le esistenze di chi assiste allo spettacolo dell’eternità, e non lo capisce.”

    quell’opera più meritevole o più giusta non parlerei di meritevole giusto, non so questi termini non li sento miei, quando parlo di arte uso altri termini 
    L’uomo
    E’ un grande costruttore di muri
    Il Muro di Berlino
    Il Muro del Pianto di Gerusalemme
    Ma il muro
    Più inespugnabile
    Ha un fossato
    Colmo di paura
    Intorno al suo cuore

    Un muro senza finestre
    Che lascino alitare lo spirito
    Un muro
    Senza una porta
    Che lasci entrare l’amore

    OSWALD MTSHALI, poeta di Soweto

    Poesia tratta dal testo di Rian Malan, Il mio cuore traditore, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1990, p.265.
    L’arte credo sia solo un modo per esorcizzare le nostre paure, i nostri limiti, le nostre emozioni, per renderle quando più reali, quando più leggere alleggerendo l’animo…quando le emozioni sono talmente tante ed incontenibili che dobbiamo tirarle fuori ognuno a suo modo ognuno con la sua arte…corpo compreso.
    Rappresentazione, interpretazione,
    creazione, suggestione,
    illusione, destrutturazione,
    imitazione, analisi,
    osservazione,catarsi,
    riflessione,
    scomposizione o fissazione della realtà?
    Cosa sarà mai questa forma di
    comunicazione di cui si serve l’uomo?

    Strani effetti crea l’arte
    è in grado di trasformare il tuo mondo interiore,
    le tue emozioni,
    di catapultarti in un mondo nuovo,
    di far scorrere dentro di te non so bene cosa,
    ma quando l’avvicini,
    la respiri
    e partecipi alla sua combustine
    percepisci un movimento interno,
    senti le onde del mare in movimento
    che si creano si alzano e poi scompaiono;
    sbattono vicino agli scogli
    e poi ritornano di nuovo
    ad immergersi nel luogo originario
    e così all’infinito.
    L’uomo e l’arte insieme,
    uniti per sempre nel loro logorarsi.
    Scusate le divagazioni e le troppe parole, ma a volte non riesco proprio ad avere il dono della sintesi ed anche se a mio solito mi censurerei molto volentieri al momento cerco di non farlo, perchè apprezzo le condivisioni che girano da queste parti e credo sia bello ricambiare 🙂

    • swannmatassa ha detto:

      Continua a non censurarti, i tuoi commenti sono sempre stimolanti. E oggi mi hai fatto conoscere un autore che non conoscevo.

      • ecoarcobaleno ha detto:

        ad essere sinceri un pò mi son censurata 🙂 ma la “colpa” è tua perchè apri talmente tante porte nel tuo articolo che poi ci sono correnti difficili da incanalare 🙂 ma ho estrapolato le cose che più ci tenevo a condividere 🙂
        continua a scrivere così e ad aprire porte 🙂 e come dice in sintesi bleachedgirl “scrivi divinamente”

      • ecoarcobaleno ha detto:

        grazie dell’invito sono lusingata, prometto che ci penserò e quando e se avrò qualcosa di incontenibile da condividere con voi lo farò volentieri 🙂 io vado un pò a periodi periodi assimilo e periodi elaboro 🙂 ora sono più nella fase di assimilazione 🙂

  4. bleachedgirl ha detto:

    Alla domanda non so rispondere, ma tu scrivi divinamente.

  5. r. ha detto:

    Bello, Swann. Bello e stimolante.

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