[The Others] Niente è per caso

Giocare a “fare il blogger” è un’esperienza curiosa – curiosamente interessante – piena di sorprese. Mi aspettavo che aprire un blog fosse un po’ come aprire una finestra: affacciarsi da un riquadro sul mondo, ma restando al sicuro fra le proprie mura, avere la possibilità di osservare pezzi di strada e di essere osservati, ma solo a mezzo busto, avere un canale nuovo di comunicazione, non molto intimo e un po’ urlato, ma a suo modo efficace perché colpisce tutti quelli che si trovano a passare. Non è così, è più complesso. Accadono cose, su wordpress, che non sono sempre uguali a loro stesse. E qualcuno dice che non sia per caso, perché “niente è per caso”. Wish aka Max me lo ha spiegato così:

Tutto nasce (apparentemente) per caso. Mi trovo sul blog di intesomale, e vedo una discussione con un certo swannmatassa, che si conclude con lui che dice a intesomale qualcosa del tipo “beh alla fine stiamo dicendo le stesse cose”. Poco prima, sui discutibili, avevo risposto ad un commento, ultimo di una serie, dicendo che non era importante se rimanevamo ciascuno di idee diverse, ma era importante che fossimo riusciti, serenamente, a esprimere ciascuno la propria, e l’altro ad ascoltarla. Dico a swannmatassa questa cosa, e gli dico (OT) che sarebbe bello se si riuscisse sempre a discutere così. La risposta di swannmatassa è interessante, al punto che vado a dare un’occhiata al suo blog. E trovo subito due cose che mi piacciono. La prima è la categoria “the others”, che trovo una forma di ospitalità che non escludo di mutuare, perché mi pare molto bella. Stupidamente non ci ho pensato di mio, e sì che nei discutibili lo abbiamo fatto più di qualche volta. Ma, ripeto stupidamente, ho pensato che un’ospitalità esterna era in qualche modo legata al fatto che i discutibili è multiautore. E invece neanche per idea, perché l’ospitalità è un valore intrinseco, un invariante, come si direbbe in matematica, soprattutto invariante rispetto al numero dei padroni di casa. La seconda cosa è che nella pagina about trovo una domanda di quelle che a me piacciono tanto. “Non sarà che la carta e la penna sono la chiave e l’armadio per la nostra versione del mondo incantato (o meno) di Narnia?” E l’invito a scrivere la risposta. Attenzione però. L’ordine di lettura non è stato questo. Ho letto prima about, ho commentato, poi ho letto “the others”. Il perché di questa precisazione sarà chiaro tra un secondo.

E la mia risposta alla domanda di swannmatassa, sic et simpliciter, è stata che non è importante la risposta, ma la ricerca della stessa. Proprio come non è importante la meta, è importante il viaggio. Qualcuno ha scritto che il vero viaggio è guardare le cose con occhi diversi. Perché i viaggi cambiano, se si ha l’accortezza di concentrarsi sul viaggio, e non sull’arrivo a destinazione. E a questo punto, dopo aver scritto, leggo the others, dove c’è una citazione di Misery, di Stephen King. Il libro. Ché il film non lo considero neanche. E allora, essendo un estimatore del maestro (dico sempre che mi arrabbio con chi dice che SK scrive “horror”. SK secondo me scrive del lato oscuro dell’amore. E cito sempre “Pet Semetary” sopra tutti, ma potrei citare “L’incendiaria”, “L’ombra dello scorpione”, e tanti altri che evito per non tediare), essendo un estimatore del maestro, dicevo, dico a swannmatassa che SK dice “It’s the story, not who tells it”. E che quindi, tra le millemila storie ancora non scritte, magari proprio swannmatassa ha “in pancia” una storia per me, che mi aiuti a guardarmi dentro, che mi accompagni nel mio cammino di ricerca interiore. Niente è per caso. E non è casuale, evidentemente, che io sia capitato qui. E questo è il motivo principale perché ho accettato il cortese invito a scrivere per the others. Niente è per caso è un’affermazione che si presta ad un’interpretazione semplicistica, quella del fato, del destino predeterminato, a volte cinico e baro. Ebbene no. Non è questo quello che intendo. E per spiegarmi riporto qui un pensiero di Giovanni Mosca

“Io non credo negli incontri casuali.
Dipendesse da questi, l’amore sarebbe ben povera cosa.
Dagli incontri casuali nascono gli amori presunti, che poi, tutti, finiscono male.
Credo nell’amore, spirito del mondo, che determina gli incontri.
Li prepara con una cura, una pazienza, una precisione inimmaginabili.
Dall’una e dall’altra parte s’impiegano anni a percorrere gli itinerari che poi, come due corsi d’acqua, un giorno, naturalmente,
dovranno convergere.”

Ecco, questo per me significa, “niente è per caso”. Significa che quando siamo pronti, le cose avvengono. Se non siamo pronti, neanche ce ne accorgiamo, neanche facciamo caso a qualcosa. Un libro, una frase, uno sguardo, una stretta di mano, una voce. Ce ne accorgiamo quando siamo pronti, perché quella specifica cosa di cui ci accorgiamo, la “riconosciamo”. E come facciamo a esser pronti? Come facciamo a capire se lo siamo o meno? E’ qui che ci viene in soccorso il Tao. Il simbolo del Tao, nella sua semplicità estrema, racconta molte cose. Il significato su cui voglio porre l’accento in questo contesto è quello dell’eterno divenire. Quando una situazione raggiunge il suo acme, il suo punto apicale, il suo momento di massimo splendore, ecco proprio in quel momento sta già nascendo, è già nato, il germe del cambiamento, del suo opposto. Questo il significato, in questo contesto, del puntino bianco al centro della parte più grande del nero. E quel puntino bianco crescerà, si svilupperà, andrà avanti, sino a raggiungere il proprio acme, il momento apicale. E sì, si ricomincia. Ecco, ma allora cosa dobbiamo fare, in questo eterno divenire? Nuovamente il Tao ci aiuta, stavolta tramite il Tao Te Ching, che al capitolo 64 recita “un viaggio di mille li comincia con un singolo passo”. Questo dobbiamo fare. Dobbiamo metterci in cammino. Dobbiamo ascoltarci, dobbiamo cercare la nostra interiorità. Una traduzione (che è quella che prediligo) alternativa a quella citata dice “un viaggio di mille li principia da sotto il piede”, ponendo l’accento sul fatto che è dentro di noi la capacità di cominciare il viaggio, è insita nella nostra coscienza. E dice di più questo passaggio. Perché ci dice di essere concentrati sul presente, di non fare fughe in avanti che ci distraggono, e di non guardare indietro con rammarico o nostalgia. Facciamo un passo, e pensiamo a quel passo. Quando sarà il momento di fare quello successivo ci porremo il problema.

Ma allora, si domanderà qualcuno, la questione è ridotta al dualismo bianco-nero, ciascuna situazione si muta nel suo opposto, alla fine è tutto uguale a se stesso… A parte il fatto che gli opposti potrebbero esserlo da punti di vista differenti, considerando una volta uno specifico aspetto di una situazione, e poi un altro, generando infinite serie di opposti. Ma quel che voglio dire, per andare verso la conclusione, è che la logica degli opposti deve essere superata. Faccio spesso un esempio che usa universi mono, bi, e tridimensionali.

Supponiamo di avere un universo monodimensionale. Una linea. Unica. Su questa linea ci sono due punti. Questi punti non potranno mai toccarsi, in questo universo. Mai. Sono separati per l’eternità. Aggiungiamo una dimensione ora. Abbiamo un universo bidimensionale, un piano. I due punti che avevamo prima ora possono essere facilmente collegati da una circonferenza che ha il segmento tra i due punti come diametro (in realtà ci sono infinite circonferenze corrispondenti alle infinite corde costituite dal segmento ma per semplicità lasciamo stare). Ora facciamo un altro passettino e immaginiamo due circonferenze. Di nuovo, siamo in presenza di due entità distinte e separate, che non si congiungeranno mai. Ma, aggiungendo una terza dimensione, e tornando al nostro caro universo tridimensionale, finalmente dotato anche di profondità, mi basta tracciare il toroide che congiunge le due circonferenze, et voilà, il gioco è fatto.

Dove voglio arrivare? Voglio arrivare al punto, che è questo. Bianco e nero sono opposti. Se noi riusciamo a raggiungere uno stato coscienziale superiore, tramite la meditazione, ad esempio, nel quale iniziamo a sentirci in armonia con l’universo nel suo complesso, allora bianco e nero perderanno di significato, e saranno uniti da qualcosa di differente, qualcosa che li sublimerà in qualcosa di invisibile in questo universo “soltanto” tridimensionale. E come si può raggiungere questo stato? Con il lavoro, innanzitutto con il lavoro interiore, con il distacco emotivo, con la ricerca della propria interiorità, con il contatto con la parte del sé più profonda e nascosta. Gli strumenti per arrivarci sono molteplici, le arti marziali, la corsa, lo yoga, la meditazione, la cerimonia del tè, la lettura. Qualunque cosa può portarci verso uno stato superiore di coscienza. Ma serve tanto lavoro. Il cammino è lungo. E’ un viaggio di mille li, almeno. E chissà se basta una vita.

Wish aka Max

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14 risposte a [The Others] Niente è per caso

  1. Wish aka Max ha detto:

    Reblogged this on Serbatoio di pensieri occasionali and commented:
    Ho ricevuto un invito a scrivere un post da un blogger, l’ho fatto cercando di sintetizzare il Wish-pensiero. Ne è uscito un “pippone” dei miei… 😀

    • swannmatassa ha detto:

      Beh, per concludere quello che dicevo nell’intro, su WP accade, inatteso, che (fra un insulto e un “mi piace” strumentale a far visitare il proprio, di blog) si scambiano opinioni e si creano discussioni che, in molti (troppi) non siamo più abituati a fare nella vita di tutti i giorni, di persona, con le persone in carne ed ossa che frequentiamo. E finalmente torniamo a riflettere.
      Su questo bellissimo post voglio evitare di dire troppe cose (ché i miei commenti sono già abitualmente troppo lunghi), e mi limiterò a questo, anche per tener fede al mio personaggio “deformato” dalla biologia: Jacques Monod, per spiegare l’evoluzione, usò un’espressione semplicissima ma potentissima: “il caso e la necessità”. Vuol dire che le cose avvengono per caso, continuamente, in numeri enormi (nel caso specifico, le mutazioni da cui si genera la variabilità genetica su cui poggia l’evoluzione), ma, da quell’enorme serbatoio del caso, la necessità raccoglie quello che è funzionale, come se fosse un imbuto attraverso cui il flusso del caso passa e viene indirizzato.
      Ecco, è un po’ così che io vedo questa storia del “niente è per caso”: ben lungi dall’essere finalista, non credo che le cose “avvengano per una ragione” (come spesso viene banalizzato il concetto del “niente è per caso”), ma che, come dice Max in più punti, arriva un momento in cui, finalmente, incanaliamo nell’imbuto della nostra esistenza (la nostra “necessità”) qualcuno degli avvenimenti che, continuamente, avvengono attorno a noi (per “caso”) – quelli per cui siamo pronti.
      E’ bella l’idea che ci sia sempre qualcosa che possiamo cogliere, ma che sta a noi prendere l’iniziativa di farlo, farci trovare pronti.

      • Wish aka Max ha detto:

        Sì, è bella. E praticabile. Mi è capitato molte volte. E mi piace anche il tema del caso e della necessità, che si avvicina molto al mio pensiero. Diciamo che nel caso di una specie evoluta come la nostra, preferisco pensare in termini di libero arbitrio, piuttosto che di necessità. Ma in un ambito di “sistema” che si sta evolvendo, in termini di mutazioni necessarie per progredire, ha tantissimo senso, ed è per questo che mi piace, perché è un eccellente anello di congiunzione verso dove siamo ora.

  2. ludmillarte ha detto:

    “Ecco, questo per me significa, “niente è per caso”. Significa che quando siamo pronti, le cose avvengono. Se non siamo pronti, neanche ce ne accorgiamo, neanche facciamo caso a qualcosa. Un libro, una frase, uno sguardo, una stretta di mano, una voce. Ce ne accorgiamo quando siamo pronti, perché quella specifica cosa di cui ci accorgiamo, la “riconosciamo”.”
    forse non sempre, ma spesso accade proprio così anche secondo me. cercar di crescere sempre, pur non bastasse una vita 🙂

  3. elinepal ha detto:

    Dunque.
    ho letto il post dal cellulare e inizialmente non avevo capito bene chi fosse l’autore. poi io sono veramente stordita e non mi ricordo i nomi dei bloggers, vado con i gravatar. quindi pensavo fosse il piccolo principe. mentre leggevo però ho iniziato a pensare: caspita, sembra quasi di leggere max. e poi: accidenti pure il tao… e arrivata alla fine pensavo: deve essere ingegnere anche questo…..
    Bello Max! bel post veramente. E’ chiaro, non sintetico, ma chiaro. E lo condivido moltissimo.

  4. Silver Silvan ha detto:

    Prego, signora, un altro po’ di the? Oh, sì, grazie. Zucchero? No, lo prendo senza. Ma che buoni biscottini, dove li compra? Ecc, ecc, ecc.

  5. valedankim ha detto:

    Il mio esempio più lampante del “niente é per caso e avviene quando siamo pronti” è l’essermi “rincorsa” per anni con il mio Lui…stessi posti frequentati senza mai notarsi,foto mie con lui sullo sfondo,amici comuni…ma quando ci siamo visti la prima volta,anche se realmente non era così,ci siamo VISTI veramente…eravamo finalmente pronti ad incontrarci..a conoscerci…a costruire il nostro percorso comune,la nostra famiglia…

  6. ecoarcobaleno ha detto:

    “Ecco, questo per me significa, “niente è per caso”. Significa che quando siamo pronti, le cose avvengono. Se non siamo pronti, neanche ce ne accorgiamo, neanche facciamo caso a qualcosa.”
    Tra il bianco e nero esistono infinite sfumature sta solo a noi coglierle ed è proprio lì che c’è la vita, il movimento ed il cambiamento 🙂
    Un pò di tempo fa ho letto una frase che condivido in pieno e dice più o meno che “le parole che ci colpiscono sono sempre quelle che in quel momento sentiamo talmente nostre che sembrano scritte e sentite da noi. Tante parole mi frullano per la testa …condivisioni, incontri, consapevolezze…al solito alla fine non riesco a fare a meno di ringraziare…
    Ringrazio il “caso” o forse è meglio dire l’energia de flusso che mi ha fatto leggere quest’articolo,
    ringrazio chi l’ha scritto e chi l’ha ospitato,
    ringrazio l’universo per essere come sono, come siamo…
    perennemente in cammino e alla ricerca anche se a volte non si sa bene di cosa…
    è bello sentirsi meno soli in questo cammino, diventa tutto un pò più leggero 🙂
    “non è importante la risposta, ma la ricerca della stessa. Proprio come non è importante la meta, è importante il viaggio. Qualcuno ha scritto che il vero viaggio è guardare le cose con occhi diversi.”
    grazie per la chiarezza dell’esposizione di Wish aka Max
    p.s mi avete fatto venire voglia di leggere Stephen King 🙂
    proprio l’altro giorno leggevo un articolo sul fatto che a volte ci sono dei lettori snob che escludono un genere solo perché partono dal pregiudizio che non è loro affine…ma se non si prova non lo si può dire ancora peggio se si parte col pregiudizio 😦 grazie anche per questo 🙂

    • swannmatassa ha detto:

      Quanti “grazie”! Non mi resta che ringraziare te, soprattutto per avere una visone così armoniosa delle cose, e per comunicarla!

      • ecoarcobaleno ha detto:

        …ma grazie “visone armoniosa” non me l’aveva mai detto nessuno 😀
        ma credo che hai saputo riassumere in poche parole ciò che sento e cerco di trasmettere in questo momento della mia vita e quasi mi viene da passare dai grazie alla commozione, perchè è bello sentire che qualcuno coglie parti di noi che a volte neanche noi riusciamo a cogliere nella loro totalità.
        A volte mi sono chiesta e continuo a chiedermi se sia un limite un non riuscire a rimanere indifferente a ciò che mi circonda nel bene e nel male, se sia un perdere di vista se stessi in cambio di non si sa bene cosa…
        A volte mi sono chiesta se sia un limite non riuscire ad essere felice e serena se non lo sono le persone che incrocio e mi circondano…ho capito che c’è bisogno anche di sano egoismo nella vita e ci sto provando, ma non so se ci riuscirò…ma ci provo, ci voglio provare a non dimenticarlo 🙂
        Il non poter fare a meno di perdersi nell’empatia non solo di persone ma anche di paesaggi, elementi naturali…ecc. ma poi ti rendi conto che il segreto è nell’essere ciò che sei è nell’accettarsi e viversi pienamente.
        L’unico modo per provare ad andare oltre i propri limiti, l’unico modo per essere, l’unico modo per vivere e non sopravvivere…
        marò come sto diventando prolissa ultimamente 🙂
        p.s. avevo dimenticato che anche tu sei napoletano ed avevo diemnticato come era arrivata sul tuo blog ma stamane mi sono ricordata che ci arrivai facendo una ricerca per immagini con la parola chiave matassa igarbugliata 🙂
        buona vita

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