In controllo

Ho deciso. Morirò a 101 anni, la notte successiva al mio compleanno. Di più di così, non mi va; di meno, mi pare di lasciare qualcosa di incompiuto. Per una vita, mi sembra equo investire almeno un secolo, è pura matematica. Ma le cifre tonde non mi piacciono, hanno quel non so che di borghese, come se mancassero di fantasia, per questo ci ho piazzato quell’annetto in più, giusto per sparigliare un po’ le carte. Quando metto la sveglia, la sera, uso lo stesso criterio. Non la fisso mai alle 7 precise, ma sempre 5 minuti prima o 5 minuti dopo. Se la giornata è impegnativa e l’ora del risveglio è perentoria, allora sarà 6:55, altrimenti opto per le 7:05. Ah, quanto sono dolci quei 10 minuti! Pare che ci siano molte persone che fanno così, con la sveglia, ma non ho mai chiesto a nessuno come vivesse quei minuti di sonno in più. Io li vivo come una parentesi, come un tempo fuori dal tempo, come un regalo. Io li posso controllare, quei minuti, li vivo in una realtà in cui li lascio scorrere ad un ritmo imprevedibile e ballerino, in cui i primi tre durano a lungo quanto una passacaglia di Bach, ripetendosi e intrecciandosi uguali e diversi su se stessi, e gli ultimi due scappano via come i conigli meccanici al cinodromo, rapidi e finti e irraggiungibili. Quando l’ho raccontato, qualcuno mi ha detto che sono balle, che non posso essere in grado di controllare il tempo. Un amico mi ha detto che sto fuori come un balcone, che non posso decidere quando morire e che se mi capitasse di morire a 101 anni sarebbe per pura combinazione di eventi. E poi che palle, ha aggiunto. Così. Non ho capito bene a cosa si riferisse, per quanto riguarda la parte delle palle, se volesse dire che non è interessante vivere fino a 101, oppure che sono noiosi i miei discorsi. Non gli ho chiesto spiegazioni, gli ho sorriso. Ho pensato che fosse bello che avesse un’idea diversa, e che fosse dolce da parte sua liquidare così le mie parole. L’ho lasciato al bar e sono andato via. Non sono sicuro se ne sia accorto, perché in quel momento il tempo scorreva molto lento e io devo essermi mosso velocissimo, ai suoi occhi. Mi succede così, quando mi concentro. Il mondo attorno a me rallenta enormemente e le persone mi sembrano immerse nella panna: impantanate, ma felici di esserlo. Sembra una situazione interessante, ma a volte mi ci annoio: che passeggiata vuoi fare in un mondo in cui anche il vento rallenta, che non t’asciuga neanche più il sudore sulla nuca? Sudo sempre in modo anomalo, in quei momenti. Mi viene da chiedermi se succederà la stessa cosa anche quella notte, dopo il mio compleanno, a 101. Vedrò tutto immerso nella panna, morirò sudato? Certo, penso che se mi concentrerò sul fatto, andrà così. Per questo motivo, sto pensando di morire nel sonno. Magari così non sudo, potrebbe essere imbarazzante. Non vorrei finire con lo staccarmi dal corpo e vedere un avvizzito omino delle pompe funebri lottare nella panna per asciugarmi il sudore prima di infilarmi l’abito buono. Ma forse s’asciugherebbe da solo, il sudore. Però se sto a letto vado sul sicuro, male che vada si bagnano le lenzuola, e qualcuno le cambierà, o le butterà. Magari andrà a finire così, con un set di lenzuola bagnate di sudore. Mi fa un po’ tristezza, l’idea. Ma del resto che posso farci: non sono mica in grado di controllare gli eventi! La sorte è dispettosa, si è sempre presa gioco di me, come l’amico al bar. Però un succo di frutta al bar lei non me l’ha mai offerto, né lo ha accettato da me. Altrimenti, avrei provato a seminare anche lei, col trucchetto della panna. Invece io vivrò fino a 101, ma in che modo non lo so. Questi fanno il gioco sporco: o come, o quando. Mai tutt’e due le cose insieme. La prossima volta chiederò garanzie, e se proprio dovrò scegliere, preferisco il come al quando.

Qualche tempo fa ero in giro con un altro mio amico, passeggiavamo sul lungomare e ascoltavamo le onde. Ad un certo punto, all’improvviso, come per un pensiero interrotto, mi ha detto che lui poteva controllare il destino. Ha detto che se voleva fortemente una cosa, quella accadeva. Presto o tardi, accadeva. Ho pensato avesse dei problemi. Non gliel’ho detto, per tatto, per amicizia, ma lui se n’è accorto. Mi ha guardato negli occhi, e deve averci visto qualcosa di brutto, tipo lo scherno, perché mi ha lasciato lì e se n’è andato. Del resto, voi come avreste reagito? Era una teoria assurda, la sua.

Ma ne riparliamo un’altra volta, magari. Approfondiamo. Adesso ho un appuntamento, e rischio di far tardi.

State bene, fate sogni eclatanti.

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4 risposte a In controllo

  1. Dan ha detto:

    Bravo l’apripista sulla passacaglia mi é piaciuto. Sapere che adesso l’associ alla sveglia mattutina un po’ meno… 😉
    Per quanto riguarda il pensiero della « fine »…Anzi, chiamiamo le cose col loro nome, il pensiero della morte…Be’ si’ non é dalla mezza età che ci penso. Pero’ quando c’hai vent’anni é diverso, ti sembra una cosa talmente lontana e perfino improbabile da apparire come un pensiero puramente gratuito…
    Per me é stato un po’ il contrario di quello che dici nel commento su facebook : mi impedivo piuttosto a vent’anni di pensarci, dicendomi che era un argomento da puro ed inutile « day-dreaming »…
    Per il resto, indipendentemente dall’età, il fatto che ci si pensi, magari visualizzandola come hai fatto tu, é un segno che abbiamo bisogno di contattare l’idea della morte, non foss’altro che per esorcizzarla…Certo si può cercare di «non pensarci », ma questo non vuol dire che non ci si pensi comunque e che non si abbia bisogno di farlo. Poi sai, ostacolare l’espressione di un bisogno é il modo migliore per trasformarlo in un’ossessione…

    Il discorso del tempo e del destino non é per niente facile. C’ho qualche idea in proposito, senza alcuna pretesa di essere nel giusto…
    Intanto circoscrivo un po’ l’argomento senno’ rischio di perdermi prima ancora di cominciare ; e ritorno alle parole del tuo amico che « poteva controllare il destino” e che ”se voleva fortemente una cosa, quella accadeva”.
    Se “volere fortemente una cosa” significa che quella cosa corrisponde ad un desiderio profondo, intimamente connaturato con la tua identità più autentica, allora, quella cosa non potrà che realizzarsi, una volta che ne avrai preso coscienza e che avrai accettato di consacrarci le tue energie.
    Perché? Semplicemente perché fa parte di un ordine naturale, fa parte di un “ritmo naturale”. In questo senso controlliamo il tempo: controlliamo il tempo, quando seguiamo un ritmo naturale e non uno che ci siamo imposti artificiosamente. È chiaro che se il tuo desiderio corrisponde solo ad un’ambizione che non ti é veramente connaturata, magari potrà anche realizzarsi come una sorta di “scalata sociale” ben riuscita, ma non avrà valore né per te né per nessuno…
    La cosa più difficile é proprio questa: identificare il “desiderio assoluto”, quello su cui non si potrà mai dubitare, perché é più forte anche del pensiero…
    Sai mi viene in mente la definizione che nel medioevo si dava della musica: “numerum in tempore”. Il numero (espressione della perfezione divina) che si fa “tempo”; perché é attraverso il tempo che noi percepiamo e misuriamo il ritmo universale (il “numerum”), che invece ci trascende. In qualche modo “controllare il tempo” e realizzare consapevolmente il proprio destino significa fare della propria esistenza una musica.

    Un grandissimo direttore d’orchestra del secolo passato, Sergiu Celibidache, ha detto una volta: “la liberté c’est de ne pas pouvoir faire autre chose”-la libertà é non poter fare altro-, sembra un paradosso ma é proprio cosi’…

  2. swannmatassa ha detto:

    Bello bello bello. Migliore il commento che il post.
    Rispondo in modo sintetico:
    sulla morte, sì, impedirsi di pensarci è il modo migliore per trasformarla in ossessione, e questo è uno dei motivi per cui, esorcizzazioni a parte, molte persone ne sono ossessionate (io per primo?).
    Sul controllo che possiamo avere sul destino, uso spesso parafrasare un modo di dire: volere non è potere, ma bisognerebbe comportarsi come se lo fosse. Di fatto, mi piace(rebbe) la visione positivistica del “volere fortemente una cosa e vederla realizzata” perché, semplicemente, significa realizzare se stessi, ma c’è sempre una ben abbondante quota di eventi indipendenti dalla tua volontà e addirittura dalla tua persona. Basta pensare al tanto abusato “amore non corrisposto”.
    Sul controllo del tempo, mi resta come punto di riferimento l’idea (eredità di un brano del Banco del Mutuo Soccorso) di “impadronirsi di un momento per farlo durare un’eternità”.
    Sul controllo della propria sorte, invece, amerò adottare la massima di Celibidache, che non conoscevo. Adoro i paradossi.

  3. tiZ ha detto:

    Siamo sicuri che decidere sia la cosa giusta? E se non fosse proprio il momento esatto? Metti che che è troppo presto o troppo tardi? Che quel giorno ci sia lo sciopero degli omini neri o che tutti gli amici siano altrove e non possano venire a dare “l’estremo saluto”.. o peggio ancora che siano tutti lì a guardare l’orologio e a fare il count down del tuo ultimo respiro e poi insieme sospirassero dove è finito l’effetto sorpresa?
    La morte ci accompagna come un ombra fin da quando sappiamo della sua esistenza, a momenti ci abbraccia e a momenti si allontana, a tratti la cerchiamo e a tratti la allontaniamo ..eppure è sempre lì.
    Vivo con l’insindacabile idea che tutto abbia un tempo e tutto abbia la sua colonna sonora di sottofondo e conto i minuti a dieci a dieci perché questa cosa mi da sicurezza e quando la mattina so che mancano 10 minuti da quell’infernale suoneria penso che essi debbano essere i più belli prima di tornare alla quotidianità… almeno dieci minuti di consapevole speranza..
    Credo nel controllo non tanto del tempo ma della realizzazione dei desideri nel tempo (come attimo non misurabile ) e credo fortemente che esso sia direttamente proporzionale alla paura della morte. Se questi non si realizzano o non si sono realizzati – quando lo avevo deciso io – la morte si avvicina ed è triste è silenziosa è una stanza vuota è una giornata di pioggia.
    Ma se vive in me la sicurezza di aver potuto controllare i desideri nel tempo di averli visti realizzare e di poterne pianificare altri , allora sì che la morte si allontana , con dolcezza , ma non di troppo..
    ed allora è 1 concerto per orchestra , quel raggio di sole che filtra tra le persiane , una stanza piena di persone , una folata di vento, una risata ed un quadro pieno di colori.
    dopotutto non sono sempre sicura che il desiderio del raggiungimento di un obbiettivo corrisponda sempre ad un tempo, chi dice che quello sia esatto? e se non sono davvero pronta? e sa da qui a lì io fossi una persona nuova e quel desiderio non fosse più così importante? Avrei passato il mio tempo a controllare qualcosa che poi quando arriva…non voglio più…!? che non desidero più…
    Se è vero ciò che scriveva Foscolo: che finché resti nella memoria degli altri non sei mai morto ..allora vorrei essere quel profumo il cui ricordo è più struggente di una fotografia.
    Ciò che è importante è che non resti mai ad aspettare troppo (sono una donna odio aspettare), che tutto intorno a me sia colorato, sia vivace , sia pieno di musica e sia silenzioso, sia pieno di gente e sia un eremo ..non posso essere una cosa sola, avere solo pochi desideri realizzabili che scandiscono il tempo della mia esistenza…non voglio decidere quando morire ma sicuramente mi impegnerò a controllare il tempo perché quel giorno , in cui avverrà, io non debba avere la sensazione di qualcosa di incompiuto…
    Ah, un ultima cosa: impegnerò tutte le mie energie affinché si allontanino da me tutte quelle persone che anziché restituire il silenzio ad un argomento “scomodo” e preferiscono alzarsi e andarsene..
    tiZ

  4. swannmatassa ha detto:

    Belle riflessioni. Per quanto riguarda l’ultima parte, sono d’accordo: nessun credito a chi abbandona una conversazione. Proprio per questo, al mio protagonista viene dato pan per focaccia.
    Per il resto, sia chiaro che le mie erano tutte provocazioni: in realtà io non credo che possiamo controllare proprio nulla, né il tempo né tantomeno il destino. Questo poi è uno dei motivi per cui penso così fermamente che dobbiamo avere idee, etiche ed ideali ben saldi a farci da faro, perché nella tempesta della vita, squassati dai venti incontrollabili della sorte e in balia delle maree del tempo, solo quanto noi stessi ci fissiamo come stella polare può dar luce al nostro cammino. Come ho avuto già modo di dire, se quello che conta è il viaggio stesso, più della destinazione, allora vale come lo percorriamo, e non dove arriviamo. Darsi dei traguardi serve solo a segnare una traiettoria per il percorso. Così, stabilito di voler arrivare a 101 anni, sta ad ognuno di noi sapere COME.

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