Ricordiamo (e pensiamo) per voi

Ho visto Total Recall e, a dispetto dello scarso valore artistico del film, mi sono ritrovato a riflettere sul fatto che c’è tutto un filone letterario-cinematografico fondato su un’idea molto semplice, ma non per questo meno profonda: viviamo una vita che ci è stata imposta, per lo più fasulla, simulata, e spesso ne traiamo perfino una perversa soddisfazione. Da Matrix a The Truman show, l’idea è che qualcuno manovri i fili della nostra esistenza dal di fuori e che noi non ce ne rendiamo conto, almeno finché non si apre un pirandelliano squarcio nel cielo di carta e i burattini possono aprire gli occhi sul fatto di essere attori in un teatro di cartone.

Gli altri due topoi letterari che ne conseguono sono: 1) prima o poi veniamo messi a conoscenza della nostra condizione e 2) quando questo accade siamo fortemente attratti dalla possibilità di ignorare la realtà “vera” per tornare a rifugiarci nella rassicurante, comoda familiarità della vecchia realtà conosciuta, precedentemente ideata su misura per noi. Il vero eroe, va da sé, rifugge da questa idea e si butta a capofitto nella nuova realtà, lottando con le unghie e con i denti per difendere la sua neo-acquisita consapevolezza. Ma voi, nella vita, quanti eroi dal profilo cinematografico avete conosciuto, direttamente o indirettamente? Io sono indeciso… fra zero e uno.

Questa semplice constatazione mi porta a dedurre che, se in un modo o nell’altro siamo collegati a Matrix, ci hanno impiantato dei ricordi fasulli, i nostri vicini di casa e gli amici sono attori prezzolati per farci recitare un inconsapevole ruolo, o siamo legati ad un filo che è nella mani di un burattinaio, la maggior parte di noi non avrà né la volontà né il coraggio di provare ad evadere da quella realtà. Di più, la maggior parte di noi si appenderebbe per il collo ad una trave se qualcuno lo costringesse ad uscirne, come il vecchio bibliotecario di Shawshank. Siamo “istituzionalizzati”.

A questo, neanche a dirlo, contribuisce il bombardamento mediatico. Ormai ci siamo immersi. Notizia recente, Google ha rinunciato agli aggregatori di feed, sono inutili: siamo talmente immersi nelle notizie in tempo reale che nessuno usa più gli RSS. Questo ha modificato anche il significato di notizia. La notizia in quanto tale, nella sua accezione classica di evento accaduto, diventa vecchia così in fretta che le notizie vere finiscono con l’essere i commenti alla notizia. Non leggiamo più che il ministro della salute Beatrice Lorenzin ha detto che in Campania si muore anche a causa di stili di vita sregolati; no, leggiamo dei commenti indignati che questa dichiarazione ha sollevato. Non facciamo più in tempo noi, ad indignarci, c’è già qualcuno che ha digerito il fatto, lo ha sviscerato ed è passato oltre, qualcuno che ha creato su facebook un link che ha avuto qualche migliaio di like e diverse centinaia di condivisioni, qualcuno che ha chiesto ai partiti di opposizione cosa ne pensassero di quello che ha detto la Lorenzin e ne ha pubblicato l’intervista online. In tutto questo bailamme, la Lorenzin è sparita e non ci ricordiamo più neanche chi fosse, e da cosa era nata tutta la questione.

Quando Philip Dick ha scritto il racconto da cui sono liberamente tratti Atto di forza e Total Recall, lo ha intitolato Ricordiamo per voi. A volte ho la sensazione di stare interpretandone il sequel: Pensiamo per voi. Faccio uno sforzo immane, ogni giorno, per farmi un’idea personale dei fatti che accadono. Mi sembra che tutto abbia così poca importanza. Possibile che una persona che ha solo il diploma di maturità sia ministro della salute? E che, a tale titolo, si permetta di asserire genericamente (studi scientifici alla mano no, per carità, non è roba da ministri) che nella terra dei fuochi si muore perché, che so, mangiamo troppo, mangiamo male, non facciamo sport? Ebbene sì, sembra proprio che sia possibile. La cosa passa sotto silenzio, alla maniera moderna: non viene insabbiata, ma viene lasciata bruciare nel fuoco di milioni di tweet, post, commenti e articoli, e poi sommersa dai milioni di tweet, post, commenti e articoli sul fatto (o sul commento del fatto) successivo, dieci minuti dopo.

Leggo che Luca Barbareschi ha asserito che la politica lo ha ridotto sul lastrico, perché da uomo di spettacolo guadagnava milioni e invece ora si porta a casa solo 200mila euro l’anno. Certo, questo spiega perché si sia lasciato comprare per far cadere Fini quando questi cercava di fare le scarpe a B. In Pensiamo per voi, questo può essere liberamente detto, nessuno scriverà il suo nome su un taccuino per ricordarsi di non guardare più un programma in cui compaia lui, di non intervistarlo mai più, di non votarlo alle elezioni, di chiedere al suo partito di espellerlo, pena la perdita dei voti.

Leggo che il PD ha votato a favore dell’acquisto degli F35, dopo aver fatto l’intera campagna elettorale contro questo spreco, e che un suo insigne rappresentante, che ha il conflitto d’interessi in casa perché è sposato con un’avversaria (!) politica, li scambia per elicotteri e poi dà la colpa del refuso ad un fantomatico stagista. Sento che Giuliano Ferrara è considerato uomo intelligente e colto, anche se minimizza i casi dei preti pedofili e se ne va in giro col rossetto a manifestare contro i giudici sotto lo slogan “siamo tutti puttane”. Vedo che spuntano partiti che si chiamano “Fare” e che il governo mette in atto “decreti del fare”. Del resto, pensare è fuori moda, non bisogna invogliare nessuno a questa deplorevole pratica, dev’esserci sempre qualcun altro che pensa per noi. L’importante è “fare”, sennò come facciamo a produrre tutto ciò che non ci serve e consumarlo in fretta e volerne di più e andare in crisi perché abbiamo sforato la capacità portante dell’ambiente? Prendiamo tutti esempio da Briatore, che ha detto che Renzi gli piace perché è come lui, è “un uomo del fare”. Se poi non fai niente di più che una stalla, il cui progetto, per l’appunto, si dice abbia presentato lui nella sua tesina per il diploma di geometra, poco male: la vendi al governo italiano che te la compra anche se è “difettosa”, basta ci metta una buona parola B con la complicità dell’amato e sempiterno PdR re Giorgio. È anche possibile che un pluricondannato sia l’uomo più potente del paese, tiri le fila del governo e metta in testa alle priorità nazionali non il lavoro, non la cultura, ma la riforma della giustizia, che è l’unico potere che ancora gli fa opposizione, mentre intorno a lui fette consistenti e sempre crescenti di popolazione sono sul lastrico.

In Pensiamo per voi, una persona priva di etica come Alessandro Sallusti può occupare una posizione di responsabilità come la direzione di un giornale, essere ospitato in tutti i talk show televisivi che siete capaci di ricordare e “fare opinione” (altra espressione che smaschera la produzione di opinione come merce). In Pensiamo per voi si può dire tutto e il contrario di tutto senza cadere in contraddizione: sarà l’idea che ci saremo fatti del tutto che si sarà invertita, nel frattempo, perché ce l’avranno venduta così. Così si può dire che Grillo non può chiedere il vincolo di mandato, perché la costituzione prevede che non ci sia, ma poi si possono programmare le modifiche alla costituzione nel mese di agosto, quando il suono della risacca copre le voci fuori dal coro. Si può dire che la prima cosa da fare è cambiare la legge elettorale, per poi respingere le nuove proposte di legge e anche le proposte di abrogazione a favore del sistema precedentemente vigente. Si può predicare sulla sacralità della democrazia e sull’importanza della pluralità delle opinioni e del dissenso, e contemporaneamente tentare di trasformare una repubblica parlamentare in una repubblica presidenziale, per accentrare un po’ meglio il potere (dovesse mai qualcuno pensare che quello che è stato iniziato dal MoVimento 5 Stelle può essere proseguito, magari con più convinzione e con più risultati).

Si possono fare molte cose, in Pensiamo per voi. Si può mostrare il dito medio a coloro grazie ai quali ci si arricchisce e si conduce un tenore di vita infinitamente superiore ai propri meriti, come ha fatto Gasparri. Si può bluffare sull’IMU e sull’abolizione delle province. Si possono chiamare “saggi” persone che con la saggezza hanno lo stesso grado di parentela che un uomo ha con un topo.

Ma del resto, in Pensiamo per voi, ci raccontano ancora che la sperimentazione sui topi è indispensabile alla conoscenza della biologia umana.

Ma io (ancora) penso per me.

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10 risposte a Ricordiamo (e pensiamo) per voi

  1. Ciao Swan,
    “Pensiamo per voi”… il cervello del buon vecchio P.K aveva una gran bella forma!
    Apprezzo molto gli articolo come il tuo in cui si esercitano le sinapsi a fare fin da subito collegamenti fruttiferi. Non entro nel merito della questione italiana perché risulterei noioso e ruffiano, vista la mia totale conformità all’orientamento del tuo sguardo.
    Non avevo mai visto il tuo blog, e io ne vedo tanti, e quotidianamente. Non si è mai attenti abbastanza.
    Ci rivediamo presto.
    e buon lavoro!
    Ben

    • swannmatassa ha detto:

      Grazie Ben. Ho aperto questo blog proprio per dare sfogo ai pensieri e semmai per stabilire un dialogo con chi si trovasse a passare di lì. Ho scoperto solo poi che c’è una comunità fittissima e stimolante di blogger da seguire. Il tuo caso ovviamente è particolare, visto il tipo di progetto che hai avviato. Sono curioso di vedere dove porterà (e in bocca al lupo)

  2. Pingback: Non mi va di parlare di Berlusconi | Il Bandolo del Matassa

  3. tantopercantare ha detto:

    Ho letto tutto con piacere e i collegamenti che fai mi piacciono molto.
    Sono capitata qua per un tuo commento su I discutibili …
    Sui bambini nessuna certezza 🙂
    ciao

    • swannmatassa ha detto:

      In generale, sui bambini nessuna certezza, ma se usiamo un’immagine come “sfondo” ad un racconto o ad una descrizione, deve essere, come dire, credibile. Alcune immagini, invece di farti entrare nel racconto, restano “a due dimensioni”, restituendoti l’idea che stai leggendo delle parole di carta piuttosto che “vivendo” una realtà (che è quello che ogni scrittore vuole realizzare). Quelle scene mi comunicano una sorta di imbarazzo, a te no? Proprio come dei bambini che interrompono una partita di pallore e la rimandano all’indomani, neanche fosse una giornata di campionato sospesa dall’arbitro!
      Poi mi fa piacere che ti sia piaciuto il mio post, verrò a visitare il tuo blog, spero di scoprire qualcosa di nuovo!

      • tantopercantare ha detto:

        Il gioco interrotto non mi dà fastidio, sinceramente, un certo brivido .. mi viene dalla descrizione del bacio e poi … basso ventre …
        Oh, niente di nuovo da me, è tantopercantare. 🙂

        • swannmatassa ha detto:

          Pienamente d’accordo, ma (a costo di passare per presuntuoso) ti dirò: quelle parti le ho lasciate incommentate perché, come tu dici, danno un certo brivido che si commenta da solo 😉
          Forse un’improbabile interruzione di una partita di pallone fra bambini fa più effetto ad un maschietto 🙂
          E “tanto per cantare” è esattamente quello che ci vuole, in certi casi, a quanto vedo. E’ poi è pieno di Darwin del Banco, che è raro e pressoché dimenticato, altrove…

      • tantopercantare ha detto:

        Anche se femminuccia … si fa per dire … so cosa intendi. Giocavo a basket, pareggiare non esiste.
        Per quel che riguarda il Banco temo sia una questione anagrafica. 6 ottobre Milano, chi se lo perde!

  4. Pingback: A proposito di sperimentazione animale | Il Bandolo del Matassa

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