Quello che a quattro zampe ci insegnano

In mezzo alla faccia delle mie giornate più nere c’è un occhio verde, brillante, tagliato in due da una pupilla stretta e verticale come una guglia, un baluardo nel colore della speranza. È l’occhio del gatto che divide la casa con me, con la mia compagna, con i miei cani. È l’unico occhio di un gatto nero del tutto, tranne un baffo bianco e un ciuffetto di peli mancante fra le scapole – dove l’hanno morso per gioco i cani da piccolo. Lo chiamiamo Kami, perché è dal suo destino di kamikaze che si stava lanciando sotto un’auto in corsa che è stato salvato, ed è approdato da noi. Kami è il coraggio, è l’accettazione, è la voglia di vivere e la gratitudine. Kami è quello che gli altri animali ci insegnano.

Gli altri animali ci insegnano quello che l’animale che siamo ha dimenticato, colpevolmente, da tempo, e che è troppo importante che torniamo ad imparare da capo.

Potremmo imparare a sopportare senza lamenti, a farci curare con gratitudine, a farci togliere un occhio senza perdere la gioia di conservare l’altro, senza preoccuparci che un giorno, per questo, saremo ciechi. Potremmo imparare ad accettare un po’ di solitudine, e a gioire per i momenti in cui saremo in compagnia. Potremmo imparare i silenzi, gli sguardi d’intesa, il linguaggio del corpo e il valore del contatto fisico, del suono del battito cardiaco dell’altro, del rumore del suo respiro e del calore del suo corpo. Potremmo imparare il significato del gioco senza competizione, del sonno dormito vicini, dell’esplorazione, della curiosità, della meraviglia verso le cose di ogni giorno. Potremmo anche imparare il senso della paura, la ricerca della protezione del gruppo, ma l’invincibile spinta a sporgere fuori il muso, ad esplorare l’altro, e conoscere. Potremmo imparare la competizione e la lotta spogliati dell’odio, il riposo dopo l’attività, la stanchezza, i ritmi del nostro organismo. Potremmo perfino imparare i suoni, gli odori e i colori, che per noi si stanno un po’ alla volta spegnendo.

Ma noi, a loro, cosa potremmo insegnare?

Potremmo insegnar loro ad allenarsi per vincere, a vivere più veloce, a produrre cose invece che respiri. Potremmo insegnare a mangiare di più, a prodursi il cibo da soli, in modo che sia più energetico e più saporito, e potremmo insegnar loro a volerne di più. Potremmo insegnare a guadagnare e pagare, a lasciare una scia di fumo dietro di sé, bruciando combustibili. Potremmo insegnare a parlare a grandi distanze, a coprire questa distanze in tempi brevissimi, a sorvolare ogni angolo di mondo, a salire in cielo e a scendere nelle profondità marine, a vivere a lungo, e potremmo insegnar loro a fare tutte queste cose non per comunicare meglio, per andare più lontano, per conoscere il cielo ed il mare o per vivere meglio, ma per il solo gusto di farlo, per riempire dei vuoti, per coprire silenzi, per togliere tempo al tempo. Potremmo insegnar loro a scrivere e a disegnare, a comporre musica, ma non so quanto li renderebbe felici. Non so se amerebbero Mozart più delle fusa di un gatto, o i segni di una matita più delle venature di una foglia. Io so che noi amiamo queste cose, e che hanno il potere di renderci felici; non dubito che siano il risultato di una combinazione straordinaria fra la biologia, il caso e la storia. Sono qui, a scrivere, per questo. La mia frequenza cardiaca rallenta e il lieve raspare della matita sulla carta (perché io scrivo così) mi ricorda davvero da vicino il suono appagante delle fusa di Kami. Ma so che le stiamo spingendo in un angolo, queste scintille divine. Abbiamo smesso i nostri panni animali per travestirci da angeli, pensando che l’anima e l’arte appartenessero a questi ultimi. Insieme ai peli, abbiamo perso la nostra forza, come un novello Sansone.

Possiamo insegnare come si uccide, non per competizione o sopravvivenza, e neanche solo per rabbia, ma per odio, o per noia. O possiamo imparare, di nuovo, come si vive, come si sta sulla Terra.

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2 risposte a Quello che a quattro zampe ci insegnano

  1. saragiroli ha detto:

    io ho tirato buca alla mia camping holiday perché ho raccolto/accolto una piccola gattina (2 mesi, otto etti, qualche pulce) abbandonata in una siepe e non mi sento di lasciarlaaaa!
    j’adore little nina!
    bel blog!
    good work

    • swannmatassa ha detto:

      Ti capisco bene, le mie vacanze sono gestite dai quadrupedi, si può dire che loro siano in vacanza e noi gli facciamo da animatori 😉
      Grazie per i complimenti, spero di rivederti da queste parti!

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