I mistificatori

La farsa dell’elezione del presidente della repubblica ha chiarito alcune cosette.

  1. Bersani è stato smascherato. Quando Grillo dice che è un morto che cammina, non sarà politically correct e darà fastidio ai deboli di stomaco, ma fa semplicemente una fotografia della realtà. Della sua inadeguatezza come leader politico, della sua mancanza di visione, della vuotezza delle sue professioni di cambiamento, riforma e rinnovamento, non c’è bisogno di parlare, sono sotto gli occhi di tutti da tempo, ormai. Ma potevano esserci delle spiegazioni, per quanto parziali e non giustificative: la difesa di interessi personali, la volontà di difesa dello status quo, la mancanza di leadership naturale. Ma il suo comportamento di questi giorni lo mostra per quello che è veramente: un caso umano. Uno che dichiara sornione “vedrete che bella sorpresa”, appena prima di fare il nome di Franco Marini per la presidenza delle repubblica, non è che è “scollegato dalla sua base”: è scollegato dal suo cervello. Un topo dietro al pifferaio magico: si lascia guidare al dirupo e ci si butta senza neanche rendersene conto. Uno che si presenta saltellando a dichiarare che il suo candidato presidente ha un nome che scatenerà le ire dei suoi elettori e di buona parte del suo stesso partito, e che gli costerà il posto di segretario, e nemmeno lo capisce, come lo si può definire? Un suicida felice, non so. Troppo facile l’ironia sullo slogan di fine campagna elettorale, con tanto di videoclip promozionale, “lo smacchiamo, lo smacchiamo”. Non insisto, è come sparare sulla croce rossa. Ma stavolta ha saputo superarsi. Un caso umano di cui, di certo, nessuno di noi vorrà farsi carico, però. Percepisce un cospicuo stipendio, gli suggerirei di investirne una quota per pagare uno specialista e farsi aiutare.
    Una parola in più sul videoclip del giaguaro, dove una banda di personaggi evidentemente privi di dignità cantava “lo smacchiamo” sulla base di We will rock you dei Queen. Ecco, vorrei dire questo: oltre al lavoro, al futuro, alla dignità, alla libertà di stampa, alla libertà di scelta, questa classe politica ci ha rubato anche le parole. Prima siamo stati costretti a rinunciare ad urlare forza Italia, e abbiamo dovuto tifare la nostra nazionale gridando forza azzurri, per evitare fraintendimenti. Poi ci hanno tolto la parola “utile”, a forza di associarla ad un voto che puzzava così tanto da doversi turare il naso. Poi ci hanno tolto la parola “compromesso”, associandola in pianta stabile al loro insopportabile modo di fare politica. Adesso hanno fatto lo stesso con la parola “responsabilità”, piegandola agli usi delle loro schifose contrattazioni di potere. Toglierci pure i Queen mi pare veramente troppo.
  2. Gino Strada e Milena Gabanelli sono quello che sembrano. Persone di uno spessore superiore alla media. La Gabanelli ha detto: “Forse non si sta parlando di me, ma dell’urgenza di dare un volto a un’aspettativa troppo a lungo tradita”. Anche in quest’occasione – e mentre faceva la scelta più giusta – ha trovato le parole per dare forma al disagio di un popolo, un disagio che il popolo stesso avverte ma a cui molto spesso non sa dare nome e forma, che ha capito che bisogna cambiare radicalmente, ma non ha ancora capito cosa e come.
    Gino Strada ha dettato le linee che seguirebbe se fosse chiamato a fare il ministro della sanità. Ha detto che eliminerebbe il profitto dalla sanità pubblica, che annullerebbe le convenzioni coi privati, ha sottolineato come i fautori del privato poi sistematicamente si avvalgano delle convenzioni, per “ciucciare danaro” dal pubblico. Alla solita obiezione dei soliti realisti più realisti del re (stavolta rappresentati da Elisabetta Gualmini) “e i soldi?”, ha risposto che i soldi ci sono già: sono i 30 milardi (30 miliardi!) l’anno che vanno “in profitto”, cioè nelle tasche dei privati che investono nella sanità come in una qualunque (altra) azienda. Ha detto che è immorale gestire la sanità come un’azienda, perché il rimborso a prestazione fa sì che un ospedale abbia interesse che la gente stia male, per fare più prestazioni, piuttosto che stia bene. Ha detto, insomma, che basta essere seri, essere giusti, essere equi. Le risorse ci sarebbero, se correttamente distribuite. Se l’onestà “andasse di moda”, non saremmo sull’orlo del baratro.
  3. La politica moderna, quella che fa da paravento della finanza, trasforma in letame tutto quello che tocca. Per esempio, esistono delle figure raccapriccianti dette politologi, cioè dei grandi esperti in grandi cazzate, ma molto cattivi. Il cosiddetto politologo americano Edward Luttwak, per dimostrare questa tesi, ha dichiarato: “Gino Strada è una figura ridicola, nel 1944 si sarebbe messo a curare anche le SS naziste, così potevano tornare ad ammazzare la gente. Esattamente come ha fatto coi talebani che poi sono tornati ad uccidere. Obama pensa che il modo migliore per curare uno di al Qaida è  mandargli un missile da un drone, mentre Strada non fa nessuna differenza. È un irresponsabile, un falso umanesimo. Non ci sarebbe mai un incontro con Obama, lui non lo incontrerebbe mai”. Gino Strada, in verità, non si strapperebbe i capelli, visto che nel 2010 ha dichiarato che “dare il Nobel per la Pace a Obama è come dare il Nobel per la castità a Cicciolina o magari per i meno giovani come il Nobel per la castità a Patrizia D’Addario”. Luttwak dice anche che come PdR “la figura ideale per Washington è Giuliano Amato: un uomo del Pd ma vicino a Berlusconi. Gli Usa non capiscono perché Bersani non si sia turato il naso per collaborare con Berlusconi cercando invece accordo con Grillo. È stato uno choc”. Se vogliamo prendere per buone le sue affermazioni, e ritenerle davvero rappresentative di un pensiero americano diffuso, ci spieghiamo finalmente come mai abbiano potuto eleggere per ben due volte George W. Bush, fra le altre cose. Quello sì è stato uno choc. E ancora, di nuovo: cominciamo a riprenderci le parole. Se un medico che cura un talebano senza fare distinzioni (come peraltro gli impone il suo giuramento) è un irresponsabile, qualcosa non va nel Zingaretti che ho a casa. Comincerei con una mozione di sfiducia nei confronti di Luttwak per l’uso della lingua italiana. Potrà sempre dire irresponsible, ma almeno noi ci saremo ripresi la nostra responsabilità. Nella forma e nel contenuto.
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