A chi ha paura di avere paura (imparate della gazzella)

Lo so che è lì, che mi aspetta, mi osserva, è in agguato. Lo so che il leone mi guarda. Non dico che non sia bravo a mimetizzarsi, a stare immobile nell’erba alta, ombra fra le ombre, giallo come gli steli bruciati da sole. Ma anch’io ho i miei talenti. Sono uno che conosce il vero col cuore, che non ha bisogno di vedere. Sono uno che vive nella paura e nell’attesa, ma che li sa controllare. Sono io il vero coraggio, non lui. Io sono quello che ha paura. Non c’è coraggio senza paura, questo si sa.

Io so che lui è lì in attesa di un mio passo falso, ma ho un vantaggio: io sono in attesa di un suo passo, non importa se falso oppure no. Lui fa un passo, io scatto. Dicono che dovrò correre più di lui, ma non è questo che mi fa paura. Correre è la mia vita, corro con le gambe, corro col pensiero, sono più veloce. Quello che mi fa paura non è lui, sono io. La mia mossa viene sempre dopo, è seconda alla sua: non posso distrarmi. Se lo faccio, ho perso. Sono io il peggiore nemico di me stesso. Ci vuole coraggio per vivere così, in un corpo nemico, percorrendo una vita nemica, ma amandola, difendendola, tenendola stretta con il fiato, con i muscoli e la mente. Dovrei essere io il re della foresta, dovrebbe essere proverbiale il cuore di gazzella, più che quello del leone.

Intanto lui è sempre lì, lo sento. Mi vede incerto, titubante, e sta per scattare, ma non è oggi il giorno in cui ha una chance di prendermi. Non è oggi il giorno in cui io mollerò, ho i nervi troppo tesi. Sarò in pericolo quando mi sentirò rilassato, quando penserò di essere il migliore, il più bravo. Sarò finito quando avrò smesso di avere paura.

Io vedrò la fine di questo giorno, perché ho coraggio. Vincerò ancora una volta, perché sono uscito allo scoperto, e ho mangiato. Ho ascoltato un battito alla volta il mio cuore, e l’ho sentito pulsare all’unisono con quello delle altre creature, anche quelle nemiche. Mi sono esposto ai pericoli, ho sentito ruggire, ho drizzato le orecchie, ho avvertito l’adrenalina, mi sono guardato intorno, ho strappato qualche filo d’erba nervoso, e sono rimasto lì. Oggi ho annusato l’aria, ho viaggiato con i miei compagni, ho bevuto l’acqua alle pozze e vi ho visto riflessi di cielo. Nulla nella mia vita è moderato. Non ci sono capanne né rifugi, non c’è un pascolo meno peggiore dell’altro, non esiste una scelta conveniente. Ma esisto io, e per questo il leone rimarrà a bocca asciutta.

Quello che lui non ha capito è che dovrebbe avere paura. Perché potrebbe morire di fame.

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