A seguito di una discussione fra amici

Argomentazione n.1: “Bersani fa un po’ pena, e sembra intenzionato a fare davvero qualcosa”. Bersani non mi fa nessuna pena. Mi faccio più pena io, mi fa più pena l’Italia per come l’ha ridotta questa classe politica, di cui Bersani è un fulgido rappresentante. Poi non mi sembra affatto intenzionato a fare davvero qualcosa. Lo avesse voluto, c’era una cosa molto semplice, ovvia e lineare che poteva (doveva) fare: muovere un passo (anche più d’uno) indietro, la sera stessa delle elezioni. Lì su quel palco, invece di dire “non abbiamo perso, ma non abbiamo neanche vinto”, avrebbe dovuto dire: “non abbiamo vinto, mi faccio da parte”. Se davvero gli stesse a cuore il bene del paese e non quello del suo sedere -posato comodo sulla poltrona- avrebbe avallato per la presidenza del consiglio quantomeno una soluzione simile a quella adottata per la presidenza di camera e senato. Il PD avrebbe avuto più chance, il paese pure, e il M5S avrebbe avuto più scrupoli a rimanere fermo nelle proprie posizioni.

Argomentazione n.2: “Se avesse un atteggiamento meno arrogante, il M5S potrebbe svolgere un ruolo prezioso nel governo, e addirittura imporre la propria volontà su quella del PD”. Qui contesto la forma prima del contenuto, che mette a nudo una struttura di ragionamento tipica delle vecchia politica: un gioco di interessi, un lavoro sottomarino per ottenere, subdolamente, lo scopo. Il buon vecchio machiavelliano fine che giustifica i mezzi. È un tipo di ragionamento che va combattuto alla radice. Il fine non giustifica i mezzi, e l’arroganza non va confusa con la fermezza.

Argomentazione n.3: “Grillo dovrebbe farsi da parte e lasciare che il M5S evolva in maniera democratica”. Qui il tema è complesso. Il confine fra la guida spirituale e il capo autoritario è labile. Grillo deve stare molto attento a non cadere da quel lato. Se lo facesse, un numero incalcolabile di simpatizzanti gli volterebbe le spalle (più che giustamente). Questo però non cambia un fatto fondamentale: quello che voi intendete come processo democratico non è quello che intende il M5S (almeno dal punto di vista ideologico). Quando parlate di democrazia, riempiendovene la bocca, parlate della democrazia rappresentativa moderna, una forma di governo tutt’altro che perfetta e ben più che perfettibile: da lasciarsi alle spalle. Questa democrazia sta ai giorni nostri come la monarchia ai tempi della rivoluzione francese. Questa, come tutte le idee rivoluzionarie, incontrerà le peggiori resistenze, e richiederà del tempo per attecchire, nella migliore delle ipotesi. Non ci si può aspettare che il cambiamento prenda forma nelle coscienze di tutti spontaneamente e contemporaneamente. Siamo tutt’altro che una coscienza collettiva. Se poi il vostro scopo è ridurre il M5S alla forma più semplice e rassicurante di un nuovo partito, che all’inizio fa un po’ il monello, ma che alla fine entrerà nell’ingranaggio e sarà riconducibile agli schemi che già conoscete, se volete che giochi la sua partita allo stesso tavolo e con le stesse regole del vecchio gioco, allora sì che Grillo vi dà fastidio. Lui non ha intenzione di giocare a quel gioco. Però ditelo che neanche voi volete che il gioco cambi. Dichiaratelo che quelle regole vi piacciono e vi fanno comodo, o che provate un piacere perverso nel farvi stuprare con una mazza da baseball com’è accaduto finora. Probabilmente otterrete quello che volete. Forse lo avete già ottenuto, se come molti pensano il M5S è un bluff. Ma invece di compiacervene, dovreste provare la tristezza di un’occasione persa, di una speranza sfumata, di una prospettiva delusa.

Argomentazione n.4: “Non me la sento di affidare il mio futuro a gente incompetente o, alla meglio, sconosciuta, che viene dalla cosiddetta società civile”. Sorvolo sull’affidabilità dei cosiddetti professionisti della politica, che sono tutt’altro che sconosciuti. Neanche io me la sento di affidare il mio futuro a gente sconosciuta. È per questo che non voglio essere rappresentato, e anche se volessi esserlo mi direbbe male, perché finora non mi sono mai sentito rappresentato: sarò di gusti difficili. Non devi affidare il tuo futuro al chicchessia, ma solo a te stesso. Io non sono qui per sostenere il M5S, ma l’idea che rappresenta. Fossero vere metà delle parole sulle quali è fondato, meriterebbe una riflessione profonda. Che ne dite di smetterla di ammucchiarvi in discesa a difesa delle strutture che sostengono la realtà soffocante e buia in cui siamo nati? Che ne dite di smettere di agitare le vostre catene mostrandole orgogliosi come braccialetti d’oro donati dal vostro amato/a? Lasciate perdere per un attimo il M5S, Grillo, Casaleggio, Crimi, Lombardi e tutti gli altri. Consideratela un’opportunità. Riflettete. Aprite la mente. Rimettete tutto in discussione. Siate i Cartesio di voi stessi e della società in cui vivete (viviamo). Dubitate, alzatevi, scollegatevi da Matrix, prendete in mano se non il vostro destino, almeno le vostre idee. E parliamone. Possiamo? Possiamo smettere di fare il tifo, di bruciare o issare bandiere, di schierarci? Possiamo provare a sostenere l’idea di un cambiamento per essere il cambiamento? Potremo trovare tutte le vie e tutti i nomi, con o senza stelle. Ma inizierei a smantellare il marcio, piuttosto che processare e disprezzare il nuovo (a cui ho rifiutato di partecipare perché sono tanto più bravo, più equilibrato, più democratico).

Io vorrei spostare la discussione lontano dall’acconciatura di Casaleggio e dalle parolacce di Grillo, dalla supponenza della Lombardi, dalla tristezza di Bersani, persino dall’incubo di Berlusconi. Una maggioranza non c’è, ma un governo può esserci, lo facessero, e smettessero di fare i soliti giochetti, che servono solo a preparare il terreno per la nuova battaglia elettorale (perché se davvero l’unica cosa che conta fosse fare un governo di responsabilità, lo potrebbero fare con chiunque, ma si vede che sanno che certe alleanze, per quanto “responsabili”, sarebbero un harakiri per il partito, e cosa conta più del partito?). Io vorrei che intanto noi smettessimo di fare gli statisti, di snocciolare articoli della costituzione, di invocare processi democratici, di improvvisare processi alle intenzioni. Vorrei che cominciassimo a fare i noi stessi, a reclamare semplicemente le nostre vite. Vorrei che vivessimo questa crisi come uno schiaffo, che fa male ma ti sveglia, invece che come un narcotico, che ti abbatte e ti rende inoffensivo. Vorrei che cominciassimo a guardare negli occhi i nostri governanti e dirigenti e smettessimo di credere alle loro bugie, e che loro ricambiassero lo sguardo e lo capissero. Vedrete che un governo, come per magia, allora, lo faranno. Ma un po’ meno per portarsi a casa il vitalizio e un po’ più per sistemare le questioni che gli abbiamo chiesto, perché su quelle poltrone non ci staranno più troppo comodi.

Forse ci sarà un tempo in cui quelle poltrone non esisteranno più. Ecco, io vorrei vedere quel giorno.

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