Pensiero pasquale (e, se ci tenete, auguri a tutti)

La pasqua è un passaggio, giusto? Una resurrezione. Ne abbiamo tutti bisogno, anche quelli che non lo sanno, o non lo ammettono. Dobbiamo capire solo da quale morte dobbiamo risorgere, o, prima ancora, di quale morte dobbiamo morire. Forse ne sapremmo qualcosa in più della vita se passassimo attraverso una passione, se potessimo essere flagellati e crocifissi, prima di risorgere. Forse la dualità dell’esistenza si dischiuderebbe a noi se potessimo anche noi essere un po’ umani e un po’ divini, come diceva Sai Baba, che è morto nel giorno della Pasqua cristiana e al quale, evidentemente, la porzione divina ha fatto difetto proprio nella principale caratteristica dell’essere umani: la mortalità. Immagino che Cristo significhi così tanto per noi, credenti oppure no, proprio perché incarna l’unione degli opposti, l’umano e il divino, il mortale e l’immortale, fallibilità e perfezione. Gesù Cristo è l’impossibile che diventa possibile, è il morto che torna alla vita, è l’amore che vince sull’odio. Del resto, se non ricordo male, l’amore è l’undicesimo comandamento. “Ama il prossimo tuo come te stesso”, o qualcosa del genere.

Non è così facile. Se ci pensate, nessuno sa esattamente cosa sia l’amore. In realtà, nessuno sa neppure se esista davvero, per come è comunemente definito. Ognuno ne ha un proprio concetto e una sua applicazione. Amare è una parola abusata, nella sua forma attiva. Tutti vogliamo essere amati, ma chi sa amare?

Forse dovremmo fare una pausa, tacere, respirare il mondo attorno a noi e smettere per un po’ di dire “ti amo”. Dovremmo vivere come se il mondo fosse un tutto unico che ci avvolge come una placenta, come fosse parte di noi stessi ed esterno a noi allo stesso tempo, come fosse emanazione della madre che ci ha creati e nostro allo stesso modo. Dovremmo parlare e agire come respiriamo, come se fosse parte della nostra stessa natura e non il risultato di un pensiero o di un calcolo. Dovremmo andare in giro fra gli altri come facciamo in casa nostra, dovremmo guardare l’orizzonte come facciamo con un bambino appena nato, con lo stesso stupore e la stessa fiducia. Dovremmo recuperare i nostri vecchi occhi, le nostre orecchie e il nostro naso, quando non c’erano gli occhiali, le cuffie ed il fumo. Dovremmo smettere di essere intelligenti e furbi, di avere i piedi per terra ed essere bravi e vincenti. Dovremmo smettere di volere le cose, di competere e di avere scopi, traguardi e percorsi segnati.

Dovremmo smettere di voler essere amati, di voler amare, di rivendicare i valori e i sentimenti. Dovremmo smettere di dirlo e cominciare a farlo.

Dovremmo morire e dovremmo risorgere. Dovremmo “passare”. Allora sarà pasqua.

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Una risposta a Pensiero pasquale (e, se ci tenete, auguri a tutti)

  1. ludmillarte ha detto:

    condivido e, come già scritto altrove, credo che ogni forma d’amore origini comunque dall’amore per se stessi (inteso anche solo che come soddisfacimento dei propri bisogni/desideri). molto bella, significativa e preziosa la tua pasqua. buona giornata 🙂

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